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Italo Tibaldi
Sta in DEPORTATI

LA GEOGRAFIA DELLA DEPORTAZIONE ITALIANA E LE SUE DESTINAZIONI


La deportazione italiana politica e razziale ai campi di eliminazione e sterminio nazisti
22/9/1943 - 6/5/1945

Relazione presentata al Convegno sul sistema concentrazionario e sulla deportazione
( Genova, 29-30 novembre, 1 dicembre 2001)



* * *

Ringrazio l'Istituto ligure per la Storia della Resistenza che ha ideato e fortemente voluto questo convegno, e quanti hanno realizzato queste giornate di studio "sul sistema concentrazionario e sulla deportazione".

Mi trovo qui nella duplice veste di testimone dell'esperienza concentrazionaria e di libero ricercatore autodidatta del fenomeno deportazione nei campi nazisti di eliminazione e di sterminio negli anni 1943-44-45.

"La geografia della deportazione italiana e le sue destinazioni": tema ampio e complesso, che inizierò con il richiamo etimologico della parola geografia espresso in alcuni suoi aspetti:

Per svolgere la relazione debbo risalire ad alcuni documenti ufficiali che sono qui allegati), riferiti alla nascita ed alla vita dei campi:

- la classificazione dei campi (firmata HEYDRICH) in data 2.1.1941;
- la situazione dei campi con la costruzione di altri nove, oltre ai cinque esistenti (firmato POHL) in data 30.4.1942;
- l'ordine ai comandanti dei KZ con istruzioni sull'utilizzo "intensivo" della mano d'opera (firmato POHL e SCHILLER) in data 30.4.1942;
- disposizione (segreto) avente per oggetto "Numerazione dei certificati di morte da parte dell'anagrafe interna dei campi di concentramento" e istituzione di una numerazione falsificata degli stessi (firmato H.HIMMLER) in data 11.5.1943.

Svilupperò la mia relazione, illustrando la ricerca nata nel lontano 1955, a dieci anni dalla Liberazione, e tuttora incompleta, che è il risultato temporaneo dell'attenta consultazione delle fonti rintracciabili, nazionali ed estere, riferite ai campi di sterminio ed eliminazione nazisti ed alla deportazione politica e razziale italiana negli anni 1943-44-45.

L'indirizzo metodologico prescelto è quello della ricostruzione dei trasporti, attraverso la storia dei numeri di matricola.

Conoscere le date di emissione dei numeri di matricola nei campi di concentramento è importante per tutti i Lager, ma lo è in modo particolare per quelli in cui i dati relativi ai deportati risultano incompleti.

Quando non risulta indicata la data d'internamento di un deportato è, quasi sempre, possibile accertarla in base al numero di matricola assegnato.

L'elencazione dei numeri assegnati fornisce inoltre ragguagli circa il numero dei deportati passati per un Campo e sui massicci afflussi in determinati periodi.

Quando le date di ingresso nei Lager, delle singole matricole, o delle liste-trasporti, non hanno potuto essere esattamente accertate, si è provveduto ad indicare come spazio di tempo il mese solare entro cui furono emessi i numeri di matricola.

Accade talvolta che il primo numero di matricola di un mese non segue naturalmente l'ultimo del mese precedente, perché i numeri mancanti risultano emessi o nel mese precedente, o nel mese in corso.

Benché tutti i Lager fossero diretti da un'amministrazione centrale, l'emissione dei numeri di matricola non avveniva in modo uniforme all'interno dei vari Lager: in alcuni di questi i numeri di matricola dei deportati deceduti, o trasferiti, venivano "riutilizzati", attribuendoli ai nuovi arrivati.

Vi erano dei Lager in cui venivano riservate serie di numeri destinate a preannunciati trasporti di deportati; se, per qualche motivo, quel determinato trasporto ritardava, poteva accadere che venissero emessi nella serie numerica del mese precedente.

Nel periodo immediatamente precedente la liberazione dei Lager, ossia nel periodo aprile-maggio 1945, non poté più essere seguito il metodo usato sino a quel momento nell'assegnare i numeri di matricola.

E' quindi possibile che i deportati giunti in quei giorni abbiano ricevuto dei numeri di matricola, ma da parte dell'amministrazione del Campo non si procedette più alla loro registrazione. In altri casi, per interi trasporti, i deportati provenienti da altri Campi mantennero i numeri di matricola del Campo di provenienza.

La ricerca ha dovuto necessariamente essere circoscritta ai campi di sterminio ed eliminazione attraverso il lavoro forzato, per i quali si dispone di un numero sufficiente di elementi relativi ai deportati italiani, o dall'Italia, o provenienti per successivi trasferimenti dai Campi principali

Durante la rilevazione dei nominativi, notevoli difficoltà sono state causate dai frequenti errori ortografici, così come dalle differenze risultanti dal confronto incrociato con più fonti: per alcuni deportati si è pervenuti a notizie solamente parziali, ma tuttavia rilevate ed indicate.

In questa ricerca dei trasporti si deve sovente attribuire all'incompleta documentazione disponibile (in gran parte distrutta prima della liberazione dei Campi) l'eventuale, involontaria, omissione dei nominativi. A questo proposito, si intende fin da ora ringraziare quanti vorranno segnalare eventuali errori ed inevitabili imprecisioni.

Il compito principale consisteva, originariamente, nel risalire, attraverso le matricole numeriche, alla restituzione della propria identità, riacquisendo le singole identità per poter conoscere il percorso, possibilmente completo, della loro deportazione, delle ragioni che la originarono; inoltre, vi era l'intento di riunire quei nuclei familiari che la deportazione aveva disperso.

La sistematica rilevazione che ha sinora consentito di raggiungere 40.000 numeri di matricola ha tuttavia costretto la ricerca (per la corposità numerica raggiunta, e per l'addensarsi di informazioni) ad effettuare la rigorosa individuazione dei nominativi dei deportati nei Campi principali e storiograficamente noti, riproponendo le singole immatricolazioni per ciascun Campo di deportazione.

Per consentire una lettura sistematica del materiale derivante dal confronto incrociato con più fonti, si è operato predisponendo:

  1. la lista complessiva (ITALIENLIST) della deportazione politica e razziale italiana nei campi di eliminazione e sterminio nazisti dal 22.9.1943 al 06.05.1945;

  2. la ricostruzione nominativa di 288 trasporti, alcuni quasi totalmente, altri ancora con ricerche in corso, in ordine alfabetico o con elaborazione matricolare;

  3. la descrizione dei trasporti in ordine cronologico di data e luogo di partenza, campo d'arrivo e numero deportati, suddiviso negli anni 1943-1944-1945.

Si è reso necessario, anche per una sintetica rappresentazione, proporre una serie di grafici:

allegato A) Grafico dei trasporti in ordine cronologico:




allegato B) Grafico del rapporto trasporti e deportati, con relative percentuali:



Allegato C) grafico delle partenze dall'Italia, città principali, dai campi di concentramento e di transito e di sterminio:

Allegato D) grafico dei campi di arrivo e numero deportati:

Allegato E) grafico trasporti fra campi principali e numero deportati:




Allegato F) grafico dei trasporti individuati, ma incompleti e con ricerche in corso:



Allegato G) grafico della deportazione politica e razziale femminile e maschile:




Allegato H) Grafico del prospetto complessivo dei superstiti attuali, con relative percentuali sulla deportazione iniziale:

Allegato I) grafico analitico del prospetto date di nascita con conteggio decennale (dal 1850 al 1945):

NB: le pubblicazioni richiamate ai punti I, II, in ottemperanza alla L. 675/96 e seguenti, e qui presentate, si trovano depositate presso l'Archivio dell'ANED (Associazione nazionale ex-deportati politici nei campi nazisti), via Bagutta, 12, Milano.

Per inciso dirò che dalla ricerca sui trasporti dall'Italia, considerando mediamente 50 deportati per vagone, in un quadro iniziale di 123 trasporti ho ipotizzato 116 vagoni utilizzati nel 1943, 546 nel 1944, 65 nel 1945, in totale 727 vagoni che avrebbero coinvolto in quel periodo alcuni compartimenti ferroviari dell'Italia centrale e tutti quelli dell'Italia settentrionale.

Naturalmente, ho richiesto alla Direzione generale delle FFSS di interpellare i compartimenti interessati per le notizie possibili riferite ai percorsi di questi treni, certamente non ufficializzati, ma, con motivazioni diverse, la risposte sono state sostanzialmente incerte. Copie delle lettere sono qui allegate.

Vorrei includere come semplice elemento di rilevazione della deportazione italiana l'elaborazione svolta sugli "elenchi nominativi dei cittadini italiani colpiti da misure di persecuzione nazionalsocialista, pubblicati sulla G.U. n° 130 dell'11.5.1968" (è un'elencazione di richiedenti, che si dimostrerà, col tempo, ovviamente incompleta, tuttavia essa consente un orientamento regionale, per luogo di nascita, della popolazione italiana deportata.

Da una situazione nazionale di 13709 deportati, di cui 4466 superstiti e 9243 deceduti, risultano così distribuiti:

 

Ho inoltre inserito un elenco delle professioni dichiarate all'atto dell'ingresso nel Campo, durante l'immatricolazione.

I Testimoni di Geova italiani deportati di cui si hanno notizie documentate sono due.

Su indicazione di Matteo Pierro del Centro studi e documentazione dei Testimoni di Geova è in corso la ricerca su Luigi Hochreiner, nato il 9/2/1902, arrestato e trattenuto dalle autorità germaniche nel 1940 perché aderente alla Associazione degli Studenti della Bibbia (Bibelforscher). La sua convivente Helene Delacher venne giustiziata nel 1943 per le stesse motivazioni; recentemente (26.2.2000) dopo 56 anni la Corte di Giustizia di Vienna ha sentenziato la sua riabilitazione.

A 60 anni dalla Shoah è maggiormente evidente che la storia non è la statistica e non si fa con le medie ponderate, ma si è ritenuto di predisporre una rilevazione sistematica su tutti i nominativi raccolti tra gli anni 1850 e 1945 (96 anni). L'età media è rilevabile sulla classe 1914 (con 30/31 anni) mentre la classe 1920 (23/24 anni) risulta costituire la punta massima con 1773 deportati. Emerge con grande evidenza la deportazione ebraica degli anni 1850-1884 e 1932-1945 che rappresenta 2852 deportati e comprende gli anziani e i bambini che furono subito eliminati. La forza lavoro schiavistico è rappresentata dalle classi che intercorrono tra il 1885 e il 1931 e che assommano a 35484 deportati. Non è stato possibile sinora accertare le date di nascita di 6128 deportati (di cui 1379 ebrei )

Dal libro della memoria si rileva che gli ebrei deportati come politici, o come civili, sono stati 48.

All'arida, aspra e talora ruvida concretezza dei numeri vorrei aggiungere qualche riflessione su momenti che possono apparire troppo facilmente trattati, o su nodi troppo frettolosamente enunciati, o, ancora, su passaggi troppo disinvoltamente superati.

I richiami grafici non intendono portare messaggi sovrapposti, ma un'attenzione lenticolare e spregiudicatamente immediata sui risultati reali di quell'esperienza.

Dopo oltre mezzo secolo dalla liberazione, emergono ancora testimonianze individuali documentate, che rafforzano i due aspetti basilari: l'elemento anagrafico, che nella vita ti identifica, e la matricola di deportato, che ti contraddistingue nel Lager, e, quando è possibile, si rileva qualche nota aggiuntiva che facilita la ricostruzione di un percorso, giungendo anche con la ricostruzione matricolare ad una testimonianza collettiva e finalmente all'identificazione di un trasporto, con la motivazione politica, o razziale, e talora con entrambe.

Dunque, una somma di testimonianze, dirette ed indirette, elementarmente concrete, che costituiscono una lettura reale, complessa sia a livello quantitativo, sia qualitativo, che compongono un grande mosaico di oltre 40.000 matricole; un contributo unico ed essenziale, o comunque necessario, per la "Storia della Deportazione".

Circa lo studio della Storia e Memoria della Deportazione, condivido l'affermazione di Paolo Momigliano, direttore dell'Istituto Storico della Resistenza in Valle d'Aosta che "quando si studiano i campi di eliminazione e di sterminio nazisti l'endiadi storia e memoria si manifesta con una forza tutta particolare, perché radicali e sconvolgenti sono le cause e gli effetti della deportazione e dello sterminio, sia sul piano individuale che su quello collettivo, sia sulla morale e sulla cultura, che sull'etica e sulla politica" ed infine conclude amaramente che la ricerca sulla storia della deportazione trova una Storia ancora oggi sospesa tra "la memoire et l'oubli".

Sulla deportazione italiana non esiste ancora un'opera storica complessiva; esistono le coordinate storiche, qui si è tentato di colmare la lacuna della ricerca sistematica di una ricostruzione quantitativa, rigorosamente documentata, il più probabilmente possibile ed incontestabile.

Questa annosa ricerca mi ha permesso di individuare le singole esperienze fuse all'interno della più grande tragedia collettiva.

Anche quanti hanno lasciato "scritti di memoria", mossi per lo più dall'intento di tramandare il ricordo di coloro che morirono con nobile semplicità, sono andati tracciando il quadro di un'esperienza che non si esaurisce nelle vicende personali o di gruppo, ma si inserisce in un più ampio contesto di valori umani.

Potrei qui riproporre integralmente l'introduzione e la prefazione che Daniele Jallà, curatore della pubblicazione "Compagni di Viaggio", la prima ricerca dei superstiti dei KZ risultanti in 123 trasporti, ebbe a scrivere.

Mi sono ripetutamente chiesto se ha un senso occuparsi di un tema così specialistico come la ricostruzione dei trasporti dei deportati ai KZ, tema che non può venire omologato a tanti altri, vuoi per i contenuti, vuoi per i messaggi che racchiude. Certo che non si può non porsi interrogativi di questa natura, anche perché ci troviamo in presenza di circostanze che continuano a sollecitare confronti tra ieri e oggi, e che ci costringono a ripensare continuamente le ragioni di quello che è stato "quel nostro passato".

Con il prof. Enzo Collotti, anche noi constatiamo una sorta di appannamento storico della nostra esperienza, che si traduce di conseguenza in un'attenuazione nella generale coscienza di ciò che realmente è stato il Nazismo. Questa ricerca è il "work-in-progress" che vuole rendere testimonianza ai compagni di deportazione che in vario modo lottarono contro il nazifascismo, e forse costituisce una grande, dolorosa opportunità, psicologicamente molto sofferta.

Non è l'ossessione del ricordo, ma l'urgente pressione di un'esigenza morale. Fissare e tramandare gli elenchi, qui allegati, che sono per lo più necrologi, è anche il risultato di un attento approfondimento.

Quella che in "Compagni di Viaggio" era apparsa come una timida escursione, ha assunto in questi ultimi anni il carattere quasi di una dichiarazione d'intenti collettiva, e proseguendo gli scavi nelle deportazioni degli anni 1943-1944-1945 degli Italiani sotto il Terzo Reich, ho scoperto oltre 40000 matricole; 40000 vicende concentrazionarie, momenti certi di Storia in "un atlante denso di nubi". Ne è scaturita una ricerca complessa e inestinguibile, resa ancora più difficoltosa dall'esiguità delle fonti orali, ormai siamo meno 2000 superstiti ed ognuno di noi si porta dentro il proprio passato, che vuole essere un tassello di verità e che potrà ancora promuovere un'ampia rinnovata riflessione storica e culturale.

Più in generale, si è evidenziato che lo studio della deportazione femminile, dei religiosi nei Lager, dei testimoni di Geova, dei politici, usati nei lavori forzati nell'industria bellica del Terzo Reich non è mai andato al di là di qualche ricerca specializzata, e sul destino di tutti costoro non si è mai particolarmente indagato.

Per la componente razziale, il Libro della Memoria - gli ebrei deportati dall'Italia (1943-1945)- imponente opera di Liliana Picciotto Fargion, con profonda sensibilità all'entità di quella persecuzione, ne rinnova la memoria e il monito a non dimenticare, ne riassume il tutto nella forma più incisiva.

Ho lavorato intensamente su quella pubblicazione, predisponendo 8.566 schede nominative per ricostruire i trasporti della deportazione degli ebrei dall'Italia, ed ho voluto aggiungere un successivo approfondimento che ho illustrato nel convegno "Giornate di studio in ricordo di Primo Levi", svoltosi a St. Vincent il 15-16 ottobre 1997 su due particolari aspetti:

- il trasporto per la deportazione;

- la ricostruzione del trasporto di Primo Levi e dei suoi compagni di viaggio, secondo la descrizione analitica che si evince da "I sommersi e i salvati", e non vi nascondo la profonda difficoltà che ho dovuto superare a livello emotivo, anche se so bene che non esistono ricordi senza emozioni. 

Sullo sfondo dell'interesse storico-scientifico restano 40000 deportati italiani, mentre le fonti di quella "schiavitù" sono andate distrutte o disperse e le testimonianze dei sopravvissuti "testimoni del tempo" necessitano di un più puntuale inserimento.

Scorrono incessantemente i numeri di matricola e ogni Lager è l'ansa di un grande fiume; è un lungo elenco di matricole che ci attanagliano, ma è così che ci hanno voluti, e dopo tanti mesi, con straordinaria fortuna e infinita "suspence" siamo ritornati alla conquista della nostra identità.

In 45 anni di ricerca ho immaginato una "lista" della deportazione italiana senza volto, e invece essa è risultata densa di troppi volti; non potevo immaginare che l'iniziale silenzio sulla parola "Deportazione" avrebbe poi trovato una così forte risposta, credibile, imponente. Non nasconderò l'angoscia che mi ha assalito di fronte agli aspetti che questa ricerca nasconde e che, ad ogni minuto che passava, suggeriva di fermarmi.

Chiudendo talvolta il cavo della mano, non ha raccolto nulla, nessuna notizia; ma poi il "chip" sotto l'epidermide ha raccolto ogni cosa, e adesso tutto si scioglie con il completamento di questa lista che ha una drammatica compattezza, dietro la metamorfosi dell'uomo deportato, reso numero di matricola, vi è una tremenda potenza, il tentativo impossibile di "rimuovere" quella visione crudele per renderlo libero da ogni tormento.

Ma non è ancora così. E sono ormai trascorsi 56 anni...

La parziale ricostruzione dei trasporti delle partenze e degli arrivi, riproposta in questa relazione come assemblaggio di un mosaico dove si sovrappongono, e quasi si confondono, immagini e cifre, consente di individuare nella geografia della deportazione italiana specifiche situazioni oggetto di riflessioni e molti interrogativi:

Troppi perché ancora senza risposta e molte anomalie. Perle nere nel mare tempestoso della complessa geografia della deportazione che non erano ancora emerse; certamente ne coglieremo altre. Fra le "anomalie" citerei le doppie immatricolazioni dello stesso campo principale.

Tra i venticinque trasporti da o per Mauthausen / Auschwitz elencati nel "Kalendarium" degli ingressi nel KZ Auschwitz-Birkenau (1939/1945) di Danuta Czech rilevo il trasporto partito da Mauthausen il 1/12/1944 e giunto ad Auschwitz il 3/12 con 1.120 deportati, specializzati, non ebrei. Le matricole di Auschwitz decorrono dal 201237 al 202356. In questo trasporto vi sono deportati italiani che saranno ritrasferiti a Mauthausen il 29/1/1945 ed avranno una seconda immatricolazione di quel campo. La ricerca è allegata.

Talvolta il vortice dei trasferimenti è irrefrenabile, citerò due casi quello di Silvestro Laurenti a cui sono state assegnate sette matricole per sette campi

e quello di Rosa Beretta, operaia meccanica, ribattitrice alla Breda, quinta sezione, arrestata in casa a Monza per gli scioperi del 1944.

Altra "anomalia" e certamente il manifesto bilingue Tedesco-Italiano fatto affiggere dal comandante tedesco della piazza militare di Torino il 4/1/1944 con il quale si annuncia alla popolazione, il trasferimento e la reclusione in uno "Straflager" di 50 elementi. A ciò farà seguito il trasporto da Torino Porta. Nuova di 50 deportati prelevati dal Carcere delle Nuove il 13/1/1944 giunto il giorno successivo a Mauthausen. (Allego copia del manifesto e del Transport-List che comprende 45 politici e 5 ebrei membri della resistenza piemontese). L'annuncio del trasporto è l'unico caso conosciuto.

* * * 

Queste giornate di studio sul sistema concentrazionario e sulle deportazioni sono intanto un momento di riflessione per chiedere a noi sopravvissuti, alla nostra sensibilità e intelligenza, ai nostri interlocutori delle giovani generazioni, se ancora vi sia necessità della nostra testimonianza sulla memoria diretta degli eventi drammatici, di oppressione e liberazione, che hanno caratterizzato il "secolo breve". E' noto che, per qualsiasi comunità che non voglia ripercorrere il passato, va riaffermata la necessità della memoria.

Per i "cognitivisti" la memoria umana è un congegno che elabora informazioni, una sorta di computer che le memorizza, le trattiene e le recupera. Noi, sopravvissuti, dobbiamo vivere il passato nei panni di chi conosce e ricorda, che ha un forte richiamo, talora un ricordo involontario ma tenace e ossessivo: e non può essere un passato che sfuma, perdendosi in lontananza.

Talvolta accade di dover ricostruire il ricordo dipendendo da un indizio; la mente indaga e codifica e recupera il passato (anche quel passato che i computer non ricordano) e lentamente giungiamo al ricordo perso e poi ritrovato, e la mente indaga e torna il momento della memoria di quella esperienza, della nostra vita, in quella parentesi storica.

Abbiamo in questi lunghi anni trasferito la memoria del testimone nella memoria storica, costruita da chi ha mutuato la nostra esperienza con la comunicazione orale o scritta, con lo studio. Questa memoria appartiene a vicende storiche che non sono confinate all'interno di un passato ormai remoto, ma possono tuttora influenzare il presente, proiettandosi nel futuro, con il valore ed il significato di un'esperienza che non va accantonata o rimossa dalla deriva dell'oblio.

Certamente, studiosi, docenti, ricercatori appassionati che con spirito di verità si sono avvicinati a noi hanno saputo risvegliarci una più matura consapevolezza del nostro ruolo: "il dovere di testimoniare, sempre", incoraggiandoci a non restare ancorati ad una memoria statica o esclusivamente rivolta "all'io c'ero".

Non siamo né gli unici, né i depositari privilegiati dell'identità di quella parte di comunità nazionale deportata nei Lager, e non reclamiamo lo statuto esclusivo di sofferente e di perseguitato e neppure il vittimismo; e dunque riflettiamo insieme, intenzionati a confrontarci con quanti vogliono conoscere e interpretare la nostra memoria e la capacità di trasmetterla per creare un grande affresco storico che abbia indiscutibile forza nella sua complessità.

La nostra memoria non vorremmo che fosse letta come una pagina nuova, sottolineata con un tratto di matita sopra una linea rimasta tratteggiata sino ad oggi.

La memoria è l'unica arma che abbiamo. È risposta sempre attuale e immediata ai "dubbiosi", a quanti dimenticano volentieri; è una pagina intensamente aperta per chi ipotizza eufemisticamente di "ridimensionare" quella memoria e la nostra storia reale.

Ma noi, scampati alla neutralizzazione, non moriremo in silenzio, tenacemente testimoniando le radici della verità, nella quotidianità negata del Lager, per la loro memoria e per la nostra storia.

In ricordo dei molti compagni che non ebbero la fortuna del ritorno, lasciando nei Lager la loro vita densa di speranze, ne citerò due che, troppo presto, hanno concluso la loro vita:

 

Italo TIBALDI

Allegato A) Pubblicazioni e fonti italiane ed estere:

Allegato B: rapporti con i comitati internazionali e direttori musei / archivi dei campi che hanno facilitato la ricerca.


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