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ANDREA BARBAZZA

L’eco




È una strada lunga, stretta, solitaria.

Forse un sentiero, passa per rocce altissime e taglienti

o precipizi spaventosi.

Il mio passo differisce dal tuo, dal suo, dagli altri passi

così che, in questo grande vuoto,

solo l’eco è mio compagno:

m’avete lasciato fuggire, siete scappati in avanti,

non so.

Marcia ritmica, sudore greve, l’afrore,

la stanchezza dentro le ossa, i denti scricchiolano,

i muscoli della mia volontà guizzano…

Pleiadi, Orsa, luna e poi sole,

respiro questa bruma,

affondo in questa sabbia,

sguazzo nel pantano,

e, mentre attraverso questo deserto,

lascio che l’occhio si allontani da me.

Ma non mi fermo, ho altri panorami,

altri incontri, altre vite. Tutto mio.

Ho altre vite da bruciare, altri occhi da asciugare,

so sorridere, so dare la mia mano, so amare,

perché sono un uomo:

guarderò indietro ogni volta che ne avrò voglia

ed abbasserò la testa ad ogni colpo.

Poi rialzerò il capo e tornerò a mirare fisso,

fisso di fronte a me,

ed ancora avanti, senza mai fermarmi a riposare,

mentre l’eco dei miei piedi pesantemente calzati

sarà fratello

(si,

sarà l’unico mio fratello),

lungo questa strada lunga, stretta e solitaria.

 

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