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DA UNO DEI NOSTRI INVIATI, GÖTEBORG

DLI
(Dopo Liberazione Italia)

l presidente del Consiglio smentisce, ma da altre delegazioni arrivano conferme su quanto accaduto giovedì sera Berlusconi e i «comunisti», scoppia il caso
Alla cena con i leader europei avrebbe raccontato «come si è sbarazzato di loro»


DA UNO DEI NOSTRI INVIATI GÖTEBORG - Era filato tutto liscio per tre giorni. Troppo liscio: «Andava così bene, qualcosa doveva pur succedere», sussurra inne rvosito qualcuno del suo entourage. E qualcosa è successo, tale da togliere il sorriso a un Berlusconi che definiscono «molto, molto irritato», nemmeno consolato dall' esito certamente positivo del suo incontro mattutino con Blair. Sì perché a metà p omeriggio, dopo un tam tam frenetico, l' agenzia di stampa France Presse ha inviato in rete un lancio che ha fatto sobbalzare un po' tutti. Alla cena di giovedì sera con i leader europei, Prodi e Bush - si racconta - Berlusconi ha «sorpreso e irritat o» i suoi colleghi lanciandosi in una «violenta invettiva anticomunista» culminata in una frase dura: «Il mio obiettivo è sbarazzare l' Italia dal comunismo». Frase che, secondo l' agenzia, avrebbe generato imbarazzo nei suo colleghi «tanto era evide nte che la sortita era contro Prodi». Alla fine Berlusconi sarebbe stato addirittura invitato ad «accorciare il suo discorso e a lasciare ad altri la parola». La notizia, clamorosa, è diventata il tema del giorno per la stampa italiana ma ha incurios ito anche quella straniera. Ed è stato Paolo Bonaiuti - sottosegretario e portavoce del premier - a precipitarsi infuriato in sala stampa per dettare la prima, secca smentita: «Sono tutte falsità. Berlusconi ha riscosso solo grande apprezzamento per le sue parole sull' Europa e sul rapporto con gli Stati Uniti». Più tardi, è stato lo stesso presidente del Consiglio, in conferenza stampa, a tornare sulla vicenda. Con rabbia: «Quelle diffuse da una agenzia sono notizie assolutamente destituite di fondamento: chiedetelo a tutti coloro che hanno partecipato a quella cena», ha suggerito ai giornalisti, sicuro del fatto suo. Ma proprio qui sono iniziati i guai. Perché anziché le smentite sono cominciate ad arrivare le conferme. Un giallo? Probabi lmente no. Infatti, al di là delle parole ufficiali, nello staff berlusconiano nessuno nega che il premier abbia davvero pronunciato il suo discorsetto su come ha vinto le elezioni - ne avrebbe fatto uno simile anche alla riunione della Nato - solo c he, spiegano, i toni sono stati diversi da quelli riferiti dai francesi. «Berlusconi - raccontano i suoi - ha solo detto che ha battuto una coalizione formata anche da ex comunisti, neo comunisti e post comunisti, e nessuno se l' è presa, nessuno gli ha tolto la parola». Anzi, si sottolinea, «alla fine Bush si è alzato e lo ha abbracciato». Se dunque qualcuno - leggi francesi, portoghesi, olandesi - se l' è presa per ragioni interne o per alleanze politiche proprie, affar suo: «Qualche suscettib ilità sarà stata toccata, ma non si può inventare un caso che non c' è». Il caso però monta, perché dopo la smentita di Berlusconi sono cominciate a fioccare una dopo l' altra le conferme. E' vero che il premier svedese Göran Persson nega con vigore che a Berlusconi sia mai stata «tolta la parola», ma la France Presse insiste e cita le la propria «alta fonte» ( non si fatica a pensare che sia qualche esponente della delegazione francese) per ricostruire la frase incriminata: «Sono l' uomo più fe lice del mondo - avrebbe detto Berlusconi - perché in Italia il partito comunista aveva più del 30% dei voti e controllava il governo. Ora, con un voto democratico, tutto ciò è stato spazzato». Ma anche altri leader presenti alla cena conferma no l' accaduto. Il premier olandese Wim Kok spiega che non ricorda la frase esatta pronunciata ma insomma, il senso era quello. Dallo staff portoghese, danese, greco arrivano altre ammissioni. Da quello prodiano pure. E persino la portavoce di Chirac si esprime con un secco «non confermo né smentisco», che nel linguaggio diplomatico equivale a un sì. Di più: i bene informati raccontano che nelle riunioni di ieri tra leader si è perfino scherzato sull' episodio: «Ma allora sei comunista», «Ma gua rda che lo sei anche tu», «E tu di più», si sarebbero allegramente presi in giro Chirac, Prodi e il premier danese Rasmussen. Gelido invece il ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, che in mattinata richiesto di un commento su Berlusconi repl icava: «Potrei farlo, ma preferisco di no». Paola Di Caro



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