L’ultimo giorno di vacanza

Da: ”I racconti dell’anno zero” di Mario Schember

Caro diario,

anche questa volta è arrivato, ed è arrivato come sempre: inatteso e senza preavviso.

L’ultimo giorno di vacanza rimarrà sempre un mistero nella vita di noi ragazzi: il giorno prima sembra che sia lontano anni luce, e il giorno dopo te lo ritrovi addosso.

Mi sono accorto appena sveglio che questo è l’ultimo giorno: l’aria di agitazione che si respira, i rumori di mamma che prepara le valige,  papà che non mi sveglia per la colazione, sono segni inconfondibili.

Approfitto di questi momenti in cui tutti sono impegnati e mi lasciano in pace per scrivere il resoconto di queste vacanze. Come al solito, al ritorno a scuola, la maestra ci farà fare il tema.

Quest’anno sono state vacanze veramente diverse, speciali e indimenticabili.

Papà ha iniziato un nuovo lavoro, adesso è funzionario di una ditta che tratta tecnologie avanzate, e questo l’ha costretto a viaggiare moltissimo…… ed a stancarsi il doppio.

Ci aveva comunicato in anticipo che avrebbe avuto  bisogno di riposarsi, per cui  avremmo fatto vacanze diverse.

<Oggi sono stato costretto a fermarmi per un guasto al motore > ci aveva detto,< ed ho scoperto un posto bellissimo, praticamente sconosciuto. Acque limpide e natura rigogliosa. L’ideale per una vacanza di tutto riposo>

A me la cosa non aveva dato fastidio, alla mia età una vacanza vale l’altra, l’importante è stare lontano da scuola.

Mia sorella Lizzy invece, che è un poco più grande di me e che è in quella età (come dice la mamma) in cui si cominciano ad avere i primi amorazzi, ha pianto tanto. Voleva a tutti i costi andare in uno di quei posti affollati, pieni di divertimento, dove c’è la possibilità di conoscere tanti ragazzi. Ha anche minacciato di scappare di casa e di andarsene in vacanza da sola, con conseguente crisi di pianto della mamma. 

Alla fine non c’è stato nulla da fare, papà è stato irremovibile e quindi siamo partiti per il campeggio.

<Il campeggio,> mi spiegò un giorno la mamma quando le chiesi perché non andavamo in albergo o nei villaggi come tutti i miei amici, <è una tradizione legata ai tempi della mia gioventù, quando tu e tua sorella ancora non c’eravate, e i soldi erano davvero pochi per permettersi altre vacanze>.

Comunque, ti dicevo, tra un pianto di Lizzy e una crisi di mamma, siamo partiti.

Per precauzione mi sono portati tutti i miei giochi elettronici (tanto potevo attaccarli al generatore da campo), e anche una marea di giornalini.

Non sono serviti!

E’ bastato vedere il posto scelto da papà per far sparire ogni traccia di malumore in Lizzy, anche se non ha voluto ammetterlo subito e il primo giorno lo ha passato interamente attaccata al computer a spedire mail sconsolate alle sue amiche. (Papà si è arrabbiato moltissimo, il collegamento satellitare costa una montagna di soldi)

Gia il giorni dopo papà ci ha portato in giro per i prati, in mezzo a quell’erba alta che ci arrivava alle ginocchia, o ad esplorare quei boschetti, con gli alberi fitti fitti ma poco più alti di noi.

E dopo un po’, quando cominciavamo ad ambientarci, ci ha portati al mare!

Come tutti i ragazzi di città, ne io ne Lizzy abbiamo molta confidenza con il mare, per cui trovare quelle acque limpidissime e basse è stato meraviglioso. Potevamo camminare a lungo e in tutta sicurezza prima che non si toccasse, per cui abbiamo potuto nuotare con calma, abbronzarci all’aria aperta e goderci il meritato riposo.

La cosa fantastica di questo posto è  il connubio tra mare e collina, con un po’ di cammino si passa dal mare ai dolci pendii delle colline.

Comunque, come tutti i ragazzi, dopo qualche tempo abbiamo cominciato ad annoiarci.

Non avevamo nessuna voglia di tirare fuori giochi elettronici e giornalini, così, sotto la guida di papà, abbiamo cominciato ad inventare i nostri giochi, e anche a costruirli.

La soddisfazione più grossa è stata quando siamo riusciti a costruirci dei birilli scolpendo e modellando una roccia abbastanza dura ma facilmente intaccabile dai coltellini da campo (che fanno parte della dotazione di ogni buon campeggiatore).

Più difficile è stato recuperare le bocce, fortunatamente ne abbiamo trovate un paio su cui il mare aveva fatto un lavoro di erosione molto particolare, per cui è stato sufficiente intervenire di poco per avere due palle quasi perfettamente sferiche.

E’ stato sicuramente il gioco preferito di tutta la vacanza, assieme alla ricerca di cibo genuino (guidati ovviamente da papà).

Abbiamo imparato a riconoscere le verdure commestibili e la frutta più dolce (a dire il vero la ricchezza del luogo è tale che c’è solo l’imbarazzo della scelta).

Abbiamo anche catturato dei piccoli animaletti, alti poco più di uno stivaletto da montagna,  che papà, da vecchio scout (non fatevi sentire a chiamarlo vecchio) ha diligentemente pulito, ( tra i gridolini di orrore di mamma e il disgusto di Lizzy ), messi a frollare e poi cucinati allo spiedo con erbe e aromi del posto.

Una vera squisitezza!!!!

Peccato che fosse così difficile catturarli, papà ha detto che erano veramente intelligenti, per come evitavano le nostre trappole.

Cosi, tra una nuotata, una passeggiata e tante partite, è finita la vacanza.

Lizzy ora sta preparando i birilli, vuole la rivincita della partita di ieri.

A volte è veramente un po’ noiosa, con la sua mania di preparare tutto in bell’ordine, tutti i birilli allineati, prima di iniziare a giocare. Spesso ero già annoiato prima che avesse finito di preparare, ma che vuoi farci, papà dice che ha preso tutto da mamma….., e puntualmente gli arriva uno strofinaccio in testa.

Ora devo andare, sento la voce di papà che chiama, vuol dire che è pronto per partire, e quando lui è pronto non vuole aspettare neanche un minuto. E’ un fissato delle partenze intelligenti e dice sempre che a volte basta pochissimo ritardo per incappare in non so bene quali pasticci. Inoltre vuole che controlliamo tutti assieme per verificare che non dimentichiamo niente, non vuole correre il rischio di dover tornare indietro. Mi sa che la rivincita Lizzy se la scorda!

 

 

Caro diario,

Come tutti gli anni anche stavolta abbiamo dimenticato qualcosa, nonostante le raccomandazioni di papà:

I BIRILLI.

Ormai siamo in viaggio già da un pezzo, Lizzy sta sonnecchiando, papà è attento alla guida e mamma sta preparando qualcosa da mangiare nel cucinino dell’Astro-Van e quindi di nuovo sono solo con i miei pensieri.

Non c’è stato verso di far tornare papà indietro per raccogliere i birilli che abbiamo lasciato su quel pianetino, non si è convinto neanche quando gli abbiamo ricordato il sermone che ci fa sempre quando visitiamo un mondo alieno:

<mi raccomando, non lasciate niente in giro, non sapete che influenza può avere su una forma di vita in fase di evoluzione. Quello che per voi è un gioco per un altra forma di vita, potrebbe essere un arma, quello che per voi è vitale, per un’altra forma di vita potrebbe essere mortale!>

A questo punto non posso fare a meno di pensare alla faccia che faranno quegli animaletti bipedi che abbiamo catturato sul pianeta…., e che erano tanto gustosi.

Ammesso che riescano ad evolversi, (sembrava quasi che avessero cominciato a lavorare i primi metalli) cosa penseranno quando troveranno i nostri birilli, cosi tanto più grandi di loro, tutti disposti in bell’ordine, due in piedi ed uno appoggiato sopra a formare una specie di porta, in  tanti cerchi concentrici.

Saranno ancora tutti in piedi come li abbiamo lasciati?

Capiranno che è solo il gioco di due ragazzini in vacanza?

O penseranno a chissà quale mistero galattico nascosto in quelle pietre?

E allora ho deciso: quando, tra circa 35 ere galattiche, avrò un figlio grande come me, torneremo in vacanza  su questo pianeta e recupereremo i birilli.

E chissà…, forse cattureremo ancora qualche esserino da cucinare allo spiedo.

Aspettateci, piccoli esseri, aspettateci, TORNEREMO…..!!