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MUSICA

Presuntosi Air, la musica vi salverà

Amore, immaginazione e sogno in francese fa Air, l'acronimo che dà il nome al gruppo (un duo) più colto e presuntuoso d'oltralpe. Un'opera emotiva sull'amore, così il duo descrive questo ultimo cd Talkie Walkie dove come al solito le melodie volano sfuggenti e l'elettronica, aiutata dagli arrangiamenti di Michelle Colombier (lo stesso di Gainsburg), si fa sensuale, come se in un futuro immaginario i robot si fossero umanizzati. Un sogno che si avvicina sempre più alla realtà, quello dell'elettronica “organica”, a cui tanti musicisti di oggi tendono, forse per compensare un contatto umano che non c'è, forse per sublimare il contatto in una nuova forma postmoderna, più chic, urbana e macchinosa. La loro musica l'abbiamo ascoltata, perfetta, anche in una scena dell'ultimo film di Sophia Coppola, Lost in translation, a sottolineare con quel romanticismo algido, il tema della solitudine metropolitana nella metropoli dell'alienazione per eccellenza, Tokyo. Loro stessi, Nicolas Godin e Jaen-Benoit Dunckel, i due dandies postmoderni di Parigi, si sentono soli, drammaticamente soli. Non si capisce se per posa, irrimediabile senso di superiorità o cos'altro.

Vi immaginiamo chiusi in uno studio che lavorate chini sulle macchine. Tenete la finestra aperta? Quanto guardate fuori?

Non guardiamo mai fuori. Siamo dei grandi lavoratori, ci chiudiamo e non sappiamo per settimane cosa succede fuori. E' come se il nostro studio fosse sottoterra. E sottoterra facciamo germogliare le nostre piante.

Difatti le vostre piante-canzoni sono piuttosto anemiche: nel senso che i colori sono pastello, mai accesi.

E' vero, è il nostro gusto. Siamo degli scienziati del suono. Ma non siamo totalmente soggiogati alle macchine, al sintetico. Ci piace suonare, sentire la vibrazione che produce lo strumento nelle nostre mani. Un misto di digitale e analogico, come abbiamo sempre fatto.

Una vostra canzone è nella colonna sonora di “Lost in translation”: un ritorno dopo il lavoro su “Le vergini suicide”.

Certo. Sapevamo che Sophia avrebbe soddisfatto tutto ciò che per noi fa la bellezza di un film: l'emozione. Lo stesso che cerchiamo di fare noi con la musica: un processo catalizzatore di sentimenti, dove le parole non sempre sono importanti, come in fin dei conti accade nel film.

La pellicola è candidata agli Oscar e sta avendo un successo travolgente. Perché secondo voi?

E' assolutamente originale rispetto a qualsiasi altra produzione americana. Ha quella grazia europea di parlare di sentimenti, ma è realizzato con i mezzi di Hollywood e questo crea uno strano e piacevole corto circuito. Ed è così perché la produzione è indipendente, perché Sophia controlla in prima persona ogni fase del film e questo le dà modo di offrire un punto di vista totalmente personale. Guardi il film e capisci che non è frutto di dieci persone che prendono decisioni. E questo fa la differenza. Fa fluire il dolore, l'emozione, il gusto per l'immaginazione. Sophia Coppola ha qualcosa di molto speciale: è brava a fermare immagini di altissimo stile che ti fanno viaggiare, ti fanno anche immedesimare, ed è un immedesimarsi confortevole, rilassato. Sono momenti del film in cui trovi addirittura tempo per riflettere sul film stesso. E questo è molto interessante.

Ogni disco degli Air è un viaggio: nell'estetica degli anni Sessanta, nell'elettronica vintage, nel mondo del porno, nei viaggi spaziali della guerra fredda. Non avete un centro di gravità?

E' nella nostra immaginazione. Il resto sono solo dubbi. Siamo completamente persi. Non sappiamo dove viviamo, chi siamo. Ci piacerebbe credere in Dio, ma non ne troviamo segno, così non siamo neppure sicuri della sua esistenza. E non facciamo altro che porci delle domande. Forse è per questo che puntiamo, in musica, sull'immaginario, a un secondo mondo parallelo in cui sentirci veramente bene.

Gli Air sulle radio francesi vengono trasmessi poco perché una legge sulla musica impone un'altissima percentuale di prodotto autoctono cantato in lingua. Credete funzioni per far vendere i dischi?

Può anche funzionare ma non è roba che fa per me, anche perché non mi piace la musica francese di oggi. La legge la trovo stupida e rivoltante per un semplice fatto: è contro la libertà dell'artista.

Intervista di Silvia Boschero – L'UNITA' – 29/01/2004



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