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MUSICA

Primo luglio 2003: Kid Creole and The Coconuts a Roma

Non penso esista al mondo qualcuno che non abbia amato "Chi ha incastrato Roger Rabbit?".
Così, quando finalmente appare sul palco il Kid (lungo completo rosa confetto e panama, da cartone animato), attorniato dalle sue Coconuts, il mito si rinnova. E tutto alla minima spesa di sei euro!

Pochi secondi e, "Oh, cha cha cha", torniamo ragazzi: le rughe, ad una quindicina di metri, non si vedono, e lui, sul palco, ritorna ad equilibrismi che gli invidiavo a vent'anni. Le tre sono Jessiche, e non si va sotto il metro e ottanta: un piacere più per gli occhi che per l'orecchio... ma è sempre stato così, fin dalle loro madri (il Kid, scherzando, ci dice infatti che sono le figlie delle prime noci di cocco): sul palco, il creolo ed il suo compagno di giochi, ci invitano a non prenderle.

Nella band si va dalla Svezia, al Venezuela, al Tennessee (ricordiamo che il boss è nato, invece, a Montreal): è una comunità felice e festosa, multietnica e cosmopolita, che sdogana il proprio divertimento in piacere per i ritmi del nostro cuore. Sono felici, siamo felici, e questo è un piccolo segreto di Pulcinella: nella musica c'è spazio per tutti e nascondigli ovunque e quindi... allontaniamoci dalle nostre tristi giornate e torniamo ad essere spiriti liberi. Uno spettatore è addirittura invitato sul palco per una mini-perfomance che lo trasforma in un eroe della serata romana.

Kid è il metronomo dei nostri desideri, è la voce dei nostri segreti, è la carezza della nostra infanzia. È rock, è disco-music, è mambo, è blues, è calipso, è latin-jazz, è reggae... è musica, ma è anche movimento, anche colore (anche dietro la scena... a proposito di cartoni animati: vi ricordate Josè Carioca e gli sfondi dei suoi cortometraggi?), anche vita. Alla fine, anche curiosity.

Nel bis lui è un bastoncino di liquirizia in un limone-shock, e, dopo il suo saluto, la sua assenza diviene il buio della calda notte estiva, così simile a quella dei nostri falò sulla spiaggia.

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