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MUSICA

Toto a Roma (concerto del venticinquennale)

Che possa essere un grande concerto lo si capisce cercando il parcheggio davanti alle Capannelle.
Giunti dentro si ha la certezza che, se non è "Il Concerto dell'estate" (usando come misura il pubblico), è uno de "I Concerti dell'estate" romana.

Iniziano dieci minuti prima, mentre sto ancora fendendo la calca per cercare un posto decente, non distantissimo dalle casse, ma privo di eccessive distorsioni. E quando iniziano ci troviamo tutti sotto un temporale estivo, tuoni e fulmini ci arrivano addosso.

Per almeno tre canzoni il ritmo è pazzesco, siamo storditi, come se cercassimo di lavarci sotto una cascata gelata: manca il fiato.

Finalmente si riesce a capire qualcosa, e quello che si comprende è che QUESTI SONO PROPRIO I TOTO, con la loro enorme voglia di suonare.

Sul palco Steve (detto Luke), una chitarra imperdibile, Simon alla monumentale batteria, Bobby dalla voce sempre identica, Mike (dal cognome famosissimo) con un sei-corde potentissimo, poi Greg, JJ, Tony, un pensiero per i problemi personali di Dave.

Piccola digressione: non sono un tuttologo. Non posseggo tutti i dischi del mondo. Vado da uno zero (di cui sono orgoglioso) per Eros ad un 100% (di cui sono orgoglioso) per i Radiohead (vabbè, devo comprare l'ultimo). Quindi, pur non conoscendo tutta la discografia dei Toto, ad un certo punto mi rendo conto di qualcosa di strano: stanno suonando Steely Dan!

Questa è la novità di Luke: non poteva diventare più veloce (e come avrebbe potuto?), non poteva divenire più tecnico... è divenuto più "globale": più tardi riconoscerò anche accordi di Elton John ("Bennie And The Jets")... Ma la cosa più straordinaria (e "globale") è il suo duetto con (ta-dah!) Al di Meola!!! Non sono in grado di spiegarvi cosa combinano sul palco quei due... forse non sono neppure in grado di capirlo completamente. È una gara tra le loro dita ed i miei occhi, tra le loro note ed i miei orecchi, tra il loro ritmo ed il mio cuore da bambino.

Da ricordare troppe altre cose, ma una varrà la pena di essere riportata: il solo di Simon... non finisce più di rullare... non finisce più di stupirci!

Cosa dirvi? "Girl goodbye", "Goodbye Elenore", "Child anthem", "Gift with a golden gun", "English eyes", "While my guitar gently weeps", "Bodhisattva" (eccoli, gli Steely), "Africa" (e scusate, ma qui il pubblico si scioglie definitivamente!), "Don't stop me now", "Waiting for your love", "Stop loving you" (galattica, un coro di migliaia di persone), "I won't hold you back" (e chi non prova un brivido non è un essere umano), "Rosanna" (che commento metto insieme? quanti anni avete?), "Afraid of love", "Hold the line" (grande l'ho già detto, galattica l'ho già detto, monumentale idem, imperdibile, pazzesca, straordinaria... cosa posso ripetervi di più?)... una strofetta di "Georgy Porgy" (che tristezza! la mia preferita...), niente "99" (!!!). Ed altro, di più non ricordo.

Parliamo di vera musica rock, amici, la musica dei Toto è vero rock. Non è musica di plastica, è potenza, bellezza dove occorre, groviglio di sensazioni, sentimenti che si pensavano sepolti, la mano di Luke ti scivola nel petto e ti scuote fino alle gambe!

Ed è quello che succede ora: è un grande concerto, ragazzi, e se non siete qui avete tutta la mia comprensione, perché, per quanto io possa cercare di raccontarvi tutto, sarebbe lo stesso sforzo di descrivere la Monna Lisa ad un cieco.

"Home of the brave" è la conclusione del bis, ed a noi non rimane che tornare alle nostre auto per infilare un loro cd nel nostro lettore, sperando di prolungare quanto possibile gli effetti di quella magia che abbiamo ancora appiccicata addosso, quasi polvere di Campanellino: polvere luminosa che ci riporta, in volo, verso l'Isola Che Non C'È, non c'è se non dentro di noi, ed i Toto ci danno una mano a ritrovarla.

Andrea Barbazza

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