Il capitano Achab racconta

A cura di Emanuele Mignone



MARIELITOS



Il tenente Eloy Cardenas del 36° Distretto Ovest aveva la faccia giusta per fare la pubblicità del caffè.

Marielitos…Migliaia di sbandati ammucchiati a Little Avana, il ghetto cubano nel West Bronx. Il soprannome derivava dalla città di Mariel, il porto dei Caraibi da cui questi disperati erano partiti per gli States. Tutto risaliva alla primavera del 1980, quando alcune centinaia di perseguitati dal regime si erano rifugiati nell'ambasciata americana all'Avana, chiedendo asilo politico a Washington. Carter li aveva accolti. E Fidel Castro sorprendendo tutti, aveva messo a disposizione la base militare di El Mosquito e il porto di Mariel per il concentramento e l'immediato trasporto dei "traditori, in terra straniera. Naturalmente sotto c'era il bidone, ma quando Carter se ne accorse era troppo tardi. Già! Perché il buon Fidel, alle poche centinaia di veri profughi politici, aveva mescolato e aggiunto tutta "l'escoria"...la feccia di Cuba. E a poco erano serviti i patetici sforzi assistenziali per imbrigliare quella fiumana di sbandati. Ormai, anche per i loro stessi connazionali, i "marielitos" erano solo "perros locos"…cani rabbiosi, divisi in bande fameliche, che si erano sparsi per tutti gli States. Impossibile censirli o schedarli. La maggior parte di loro non aveva fissa dimora e usava solo un nome di battaglia. Il mio uomo era uno di loro. Una settimana prima mi aveva dato una botta in testa e ora se ne andava in giro a sparare ai passanti con la mia Phyton 357 special. Dovevo trovarlo.

E così, mentre pensavo a questo, un bambino attraversò improvvisamente la strada e per un pelo non lo misi sotto. Mi fermai e scesi dall'auto, ma il nino era sparito. Al suo posto erano comparsi cinque tipi duri come tenaglie. Avevano simulato l'incidente per incastrarmi…ed ora…Al posto degli occhi, piccole grotte scure in diretta comunicazione con l'inferno. Roba da zombie. Mi diedi da fare con le bottiglie. Le porto sempre dietro e mi piangeva il cuore farlo, visto che il whisky era della marca migliore. Ma non c'era occasione migliore per smentire certi sapientoni che sostengono che la familiarità con le bottiglie non giova alla salute. Il quinto zombie se la diede a gambe ed io stavo per fare altrettanto, quando…vidi quella specie di mandingo. Sembrava una tappezzeria a fiori per via dei tatuaggi e forse doveva aver speso una fortuna in smalto per le unghie. Comunque in lui c'era qualcosa che ispirava rispetto. Sì, era un capo e voleva parlarmi. Non ebbi più dubbi quando vidi quello che mi stava mostrando: la mia Phyton in mano a lui sembrava poco più di una pistola ad acqua.

Ad un tratto rientrò nelle viscere del palazzo dal quale era comparso, accennando ad un gesto d'invito. Il sottoscritto non rifiuta mai un invito. Sono un tipo educato e anche dannatamente folle…ovvio…

Vidi una luce filtrare da una porta ed entrai. Il tizio stava di spalle e brandiva un coltellaccio con entrambe le mani, che teneva sollevate sopra la testa.

Calò fulmineamente il coltello su qualcosa disteso su una cassa di legno e si udì come un miagolio strozzato.

Si voltò fulmineamente lanciandomi la mia pistola. Sulla cassa feci in tempo a vedere un grosso gatto, con le zampe legate e ormai morto.

Uscii da quell'antro seguito dalla sua folle risata. Avrei potuto avvertire il tenente Cardenas…non lo feci, era un questione personale. Il ramo "adolescenti difficili" è uno dei più rognosi. Non riesci mai a premere il grilletto quando hai davanti un pivello incazzato. Ed Evelio doveva essere anche qualcosina di più. Non riuscivo a dimenticare gli occhi di Harpo. E provai ad immaginare quelli di Evelio. I miei, nonostante tutto non erano ancora a quei livelli. La vita non era stata ancora abbastanza cattiva con me.

Arrivai al mattatoio sulla 67° Ovest. Era stato fatto costruire da Roosvelt nel '34. Nixon nel '72 l'aveva fatto chiudere. Tutto era ancora impregnato di un odore dolceagro che conoscevo fin troppo bene…Era l'odore del sangue. Ad un tratto sentii delle voci. Cercai di essere più silenzioso di un gatto ed augurandomi di non fare la stessa fine di quello che avevo visto poco tempo prima. Parlavano in spagnolo ed io sono un tipo internazionale…

Ho sentito tutto: Evelio sembrava un tipo ragionevole: Bastava dare un calcio alla porta e zompare dentro. Così feci, ma nella stanza non c'era nessuno. Mai fidarsi dei tipi esotici. Sono pieni di risorse. Ritornai sulle scale. Evelio era lì, dietro di me. Mi si lanciò sopra, insieme precipitammo dalla scala ed io picchiai la testa.

Avevo perso un po’ il filo della storia, ma rinvenendo feci il tempo a vedere il finale. E non mi piaceva, con Harpo che stava per accoltellare Evelio. E sparai per disarmarlo.

Se avevo capito qualcosa era un po’ la storia di Caino e Abele. La cosa più difficile era capire chi era Abele. A dir la verità nessuno dei due aveva la faccia giusta per la parte.

Il tenente Eloy Cardenas si era materializzato alle nostre spalle e rideva cattivo.

Cardenas fece fuoco, stendendoli entrambi. Harpo ed Evelio si piegarono, bestemmiando ma lentamente, senza fare storie, senza implorare pietà, senza tentare nulla. Come se sapessero da sempre quale era il loro destino. Il destino dei "perros locos", dei cani rabbiosi: nessuno problema ad uccidere, nessuno a crepare…"es la vida"…

Gli misi la Phyton sotto il naso e premetti tre volte il grilletto. Clik, clik, clik.

Non dissi altro e me ne andai. Raggiunsi in fretta l'uscita. Misi in moto l'auto e feci tutta la 67° ovest a manetta e con i finestrini abbassati. Ma era inutile. La strada odorava di sangue, il cielo nero odorava di sangue. Ogni cosa odorava di sangue. Anche il whisky di Moe odorava di sangue…C'era solo una cosa da fare: filare a casa e cacciarsi sotto la doccia. Passarci tutta la notta, accidenti!…In attesa di nuovo, magnifico, promettente, ridicolo, radioso, fottuto giorno…

last modify 17/05/2001