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Bruno Arpaia

IL SECOLO XIX –
7/07/2001

La teoria del complotto e l'onorevole Pecorella

Niente da fare, non ci libereremo mai dalle “teorie del complotto”: siamo troppo travolti dal caos della vita per non essere affascinati dall'idea che dietro gli eventi che attraversiamo si nasconda una complessa macchinazione, un piano rigoroso e ineluttabile, parente prossimo del destino.

Lo ha spiegato bene lo scrittore americano Don De Lillo occupandosi dell'omicidio di John Fitzgerald Kennedy: “Per chi ne è fuori, un complotto è tutto quello che la vita normale non è. Il complotto è un gioco segreto, gelido, sicuro, attento, per noi eternamente inaccessibile. Noi siamo gli imperfetti, gli innocenti che cercano di dare un senso approssimativo alla lotta quotidiana. I congiurati, invece, possiedono una logica e un'audacia che trascendono la nostra comprensione”.

Per questo, dunque, ci piace immaginare dovunque trame e intrighi, cospirazioni e congiure. Un conto, però, è rimanere preda della fascinazione dell'ordine e della necessità, ostinarsi in buona fede a credere che il caso non può regolare le nostre vite; altro paio di maniche, invece, è volere a tutti i costi forzare la realtà affinché non appaia più complessa e confusa, ma perfettamente chiara e leggibile, oppure, peggio ancora, insinuare sospetti e manipolare dati per far tornare i propri conti, per sostenere contro vento e marea le nostre tesi.

Le cronache degli ultimi giorni ci regalano due esempi di questo “furore” complottardo al servizio di interessi nemmeno troppo mascherati.

Il primo è quello dell'onorevole Gaetano Pecorella, deputato di Forza Italia e presidente della commissione Giustizia della Camera, che, insieme al sottosegretario Taormina, si è scagliato contro la sentenza sulla strage di piazza Fontana: “una sentenza politica”, scritta “con la penna rossa”. Non entriamo nel merito, anche perché sull'inopportunità dell'intervento dei due esponenti istituzionali si è già molto scritto.

A noi preme sottolineare le dichiarazioni “di contorno” dell'onorevole Pecorella. A parte il sublime paradosso dell'affermazione secondo cui “oggi i potenti hanno meno garanzie di altri”, ciò che colpisce nelle numerose interviste rilasciate dall'onorevole è la sua granitica sicurezza, appena velata da un periodo fintamente ipotetico: “Se questa sequenza di fatti non fosse casuale, sarebbe preoccupante”.

Quali fatti? Semplice: “Dal blocco dei cantieri dell'Alta velocità alle perquisizioni a Mediaset, dalla sentenza Mondadori alla richiesta di rinvio a giudizio per falso in bilancio, dalla condanna di Carnevale a piazza Fontana”, se non è un complotto contro il governo Berlusconi poco ci manca.

Secondo Pecorella, tutto si tiene, tutto si inquadra perfettamente in una logica: toghe verdi, toghe rosse, professionisti dell'Antimafia tramano nell'ombra, seguono un piano per delegittimare Berlusconi. Non importa se le indagini e i processi su Carnevale o sull'Alta Velocità sono iniziati molti anni fa e hanno semplicemente seguito il loro iter. Quisquilie, pinzillacchere. Il caso non esiste, è tutta una congiura. Anzi, l'ultimo anello del complotto è piazza Fontana, roba di trentadue anni fa.

“Ma che c'entra con l'attuale governo?”, chiede lo stupefatto collega del Corriere della Sera. Pecorella risponde con un doppio salto mortale ai limiti del ridicolo: “C'entra”, sostiene, “perché quella sentenza ha stabilito che dietro la strage c'erano gli Stati Uniti attraverso la Cia e la Nato, cioè l'alleato al quale il nuovo governo ha appena ribadito la sua lealtà. Siamo alla vigilia di un G8 al quale parteciperà Berlusconi, esattamente come nel 1994. E sappiamo tutti come andò a finire, allora”.

A parte il fatto che nel 1994 l'avviso di garanzia al premier non arrivò nel corso del G8, è evidente che Pecorella, per sostenere la sua teoria del complotto, avrebbe potuto chiamare in causa anche l'Aids, la corrente del Nino o il terremoto in Perù. Oppure addirittura Stalin, che costa poco e fa fare sempre bella figura.

Lo dimostra tale Stephen Schwarz che, sulle colonne del Weekly Standard, ha appena pubblicato un lungo articolo per sostenere che la morte di Walter Benjamin, l'ebreo tedesco suicidatosi alla frontiera franco-spagnola nel 1940 mentre fuggiva dai nazisti e dalla guerra, fu in realtà un omicidio commissionato dal Piccolo Padre con i baffoni.

Un agente staliniano avrebbe inseguito il grande saggista e filosofo per tutta l'Europa finché, quando le guardie di frontiera spagnole minacciarono di riconsegnarlo alla Gestapo, lo assassinò nella stanza di un alberghetto di Port Bou. Povero Benjamin. Magari fosse stato così famoso da attirarsi le attenzioni di Stalin. Solo, esiliato a Parigi dal 1933, viveva alla giornata, cercando di mettere insieme il pranzo con la cena mentre scriveva saggi destinati a essere riconosciuti nella loro impotenza soltanto molti decenni dopo la sua morte. L'unico mistero della sua vita riguarda il dattiloscritto che portava con sé nel tentativo di attraversare a piedi i Pirenei, già stanco e malato di cuore: di quel libro, a cui Benjamin teneva più della propria vita, si sono perse le tracce.

Ma Scharwz, un giornalista specializzato nello smascherare intellettuali comunisti e nel rivelare supposti segreti degli scrittori “rossi”, se ne infischia della realtà e inventa una congiura stalinista che tutti i dati storici smentiscono. A lui preme scagionare Hitler per una morte che ancora ci pesa, così come a Pecorella importa cambiare un clima culturale facendo leva sul nostro desiderio di mettere ordine nel caos.

Niente di meglio di una bella cospirazione per insinuare dubbi non tanto sui tre neofascisti condannati, quanto su un giudizio storico ormai accertato: fu la destra eversiva a mettere le bombe alla Banca dell'Agricoltura di Milano quel 12 dicembre 1969. La Cia c'entrava, eccome. C'entrava in Cile nel 1973, c'entravano prima e dopo altrove.

Però, se lo ammettessimo, che ne sarebbe del nostro complotto casalingo, quello ormai in atto contro Berlusconi? Che ne sarebbe dell'onorevole Gaetano Pecorella e delle sue “teorie”?

Bruno Arpaia – IL SECOLO XIX – 07/07/2001

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