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Bruno Arpaia

Liberi di rischiare

Altro che Grande Fratello. A poco più di cinquant'anni dall'uscita di 1984, la realtà tecnologica del XXI secolo fa fare a George Orwell la figura di un ragazzino privo d'immaginazione. L'incubo di un controllo totale sulle nostre azioni e perfino sui nostri desideri, che finora pensavamo confinato nei film o nei libri di fantascienza, tracima dagli schermi e dalle pagine e comincia a diventare palpabile.

L'allarme viene da una fonte autorevolissima: è stato infatti il garante della privacy; Stefano Rodotà, ad affermare nella sua relazione annuale che oggi “la sorveglianza non conosce confini. Siamo scrutati quando navighiamo in Internet, quando semplicemente portiamo con noi un cellulare, quando attraversiamo una strada o una piazza, quando andiamo alla stazione o all'aeroporto, quando paghiamo con la carta di credito: come se avessimo alo collo un “guinzaglio elettronico”, come se non facessimo altro che lasciare tracce di noi stessi e dei nostri sogni più segreti. Solo che adesso non c'è più un unico Grande Fratello a tenerci in pugno, ma tanti.

Al posto di un potere piramidale che dall'alto controlla i suoi sudditi, si è delineato un reticolo fitto e diffuso di interessi economici e politici che trasforma i cittadini in prede, in prigionieri, in bersagli, in dati conservati per anni negli archivi e pronti a ritorcersi contro di loro. Ma non è finita. Il corpo stesso, ha detto Rodotà, grazie al possibile uso dei nostri dati genetici, diventa una specie di password per accedere o meno a certi servizi o a un nuovo lavoro, con il rischio di venire pesantemente discriminati sulla base di malattie che potremmo forse contrarre fra venti o trent'anni.

Il risultato di questo controllo capillare? Un mutamento dei comportamenti, che “spinge a chiudersi in casa, a difendere sempre più ferocemente quest'ultimo spazio privato, peraltro sempre meno al riparo da tecniche di sorveglianza sempre più sofisticate”.

E' uno scenario a dir poco inquietante, che ci condanna a un'esistenza povera di relazioni sociali, a diventare impotenti terminali di volontà e interessi ubiqui e inafferrabili. Perciò bene ha fatto Rodotà a sollecitare al governo strumenti legislativi che limitino l'uso improprio delle nuove tecnologie. Su questi problemi c'è poco da scherzare, e l'invito del presidente Marcello Pera, a non essere “fondamentalisti” può essere accolto solo a patto di avere ben chiaro in mente che una vera democrazia si misura proprio sull'importanza che attribuisce ai diritti fondamentali del cittadino.

E' vero: viviamo tempi difficili, stretti tra guerre e terrorismo, fra delinquenza e intolleranza diffusa. Ma il bisogno di sorveglianza e sicurezza non può e non deve calpestare le libertà civili, la possibilità di vivere una vita ricca di scambi umani e al contempo protetta da ingerenze non gradite. Anche perché oltre una certa soglia, la sicurezza non può essere garantita, per quanti sforzi si facciano. “E' rischio di morte il nascimento”, diceva il pastore errante di Leopardi. Non accettare almeno un po' di rischio, vuol dire non accettare la vita. E di troppa sicurezza una democrazia può anche morire.

Bruno Arpaia – IL SECOLO XIX - 21/05/2003

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