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MUSICA

Baccini: mi hanno escluso

Intervista a Francesco Baccini

“Me l'hanno fatta pagare. Escluso da Rai per le canzoni su Andreotti e Renato Curcio. E da Mediaset, per l'ultima su Berlusconi. Censurato persino dalla mia casa discografica, oggi trovo conforto dalla rivelazione di essere padre”.

Francesco Baccini è polemico. Divertente, ma bastian contrario. Domani sarà nei negozi il nuovo album “Forza Francesco”, l'ottavo di una carriera cominciata nel '90 con “Cartoon”. Genovese, 41 anni, trapiantato in Brianza, Baccini dedica due brani, “Chissà chi sarò” e “l'unica droga che ho” al figlio Micheal, tre anni: “Del quale ho saputo solo un anno, per lettera. All'interno c'era una foto: quel bambino mi somigliava come una goccia d'acqua, Da quel momento la mia vita è cambiata: catapultato fra Pokémon e “perché?” “.

Spiccano, nel nuovo cd, la ballata noir “Son resuscitato”, le surreali “L'orso” e “Ti amo con l'eco” del piemontese Paolo Frola, e le caustiche “quelli come me” e “Ti piacerebbe”.

Baccini, perché tanta polemica?

Perché dalla canzone su Andreotti mi accusano di fare il furbo: prima fai canzoncine come “Sotto questo sole” e poi ti dai alla politica. Poi c'è stato il video con Renato Curcio, che non è mica Nelson Mandela. Non ti fa certo vendere dischi. Non sono né un brigatista né un simpatizzante, ma me l'hanno fatta pagare.

In che modo?

Andare su Raiuno è un miraggio: sarò passato tre volte a mezzanotte. Poi c'è stata la canzone su Berlusconi. La casa discografica ha tolto il suo nome da “Devo diventare come”. Su dieci radio, l'ha trasmessa soltanto una. Ormai è una ballata da carbonari. E pensare che non è nemmeno polemica. Dico solo che una volta il sogno era la sinistra, oggi invece l'italiano medio sogna di diventare come Berlusconi.

Può andare al Tenco.

Figuriamoci: avevo un buon rapporto con Amilcare Rambaldi. Gli devo tutto, e poi lo facevo ridere. Ma al Tenco, senza di lui, devi darti delle martellate là in basso. E poi c'è certa stampa: mi detesta, ma io mi sento in credito.

Le rimane la sinistra.

Per carità. Io sono per la meritocrazia, ch'è ben poco di sinistra. Il peggior retaggio del '68 è pensare che siamo tutti uguali: col risultato che tutti vogliono fare tutto. E lo fanno male. Viviamo in un mare di superficialità. Oggi vincono i numeri: Giobbe Covatta vende 600 mila copie, ma gli scrittori che non arrivano alle duemila finiscono male.

Speriamo nei giovani.

Macché, sono più convenzionali dei sessantenni. Almeno la mia generazione sapeva scegliere. Ora impera il messaggio sms. Io ho letto pochissimo, ma ci provo ancora. Certo, è molto più comodo stare davanti alla tv o chattare in Internet.

Perché non prova a capirli?

Perché sono sempre stato un vecchietto, cresciuto con gente più grande. Però si chiamavano Guccini, Paolo Conte, De Andrè.

Al quale dedica un brano.

Sì, “La ballata dell'amore cieco”: mi piace perché è horror. Una vera bomba. L'ho scoperta a 14 anni: non era proprio il genere da Canzonissima. Le ho affiancato “Sono resuscitato”, con parole di un ragazzo siciliano.

Cosa prova da padre?

Non posso più permettermi di vivere alla mezz'ora.

Chi pensa di essere?

L'ultimo cantautore, che non è molto trendy. Lo e molto di più fare canzoni sul nulla o sull'amore.

Anche lei parla d'amore.

Lo fanno pure Christian e Gino Paoli, ma non allo stesso modo. Io una differenza fra De Gregori e “sole, cuore, amore” la sento ancora. E' come Mtv: è un canale di moda. Infatti vedo solo modelli e modelle a fare canzoncine.

Intervista di Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX – 18/10/2001


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