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Bambini
testimonianza di Giuliana

Mamme e bambini in carcere: il “nido” penitenziario della Giudecca



Ma cosa vedono questi bambini, che stimoli hanno? Sempre gli stessi muri 

Sono rientrata in carcere, da definitiva, l’anno scorso a gennaio, lasciando fuori quattro figli di dieci, nove, due e un anno. Ero molto combattuta sulla scelta se portarmi appresso i due più piccoli, mi dicevo: “Li tengo vicini, li proteggo, l’ultimo lo allatto ancora, come faccio a separarmi da loro?”.

Mia madre me lo ha proibito, per fortuna, a parte che non sapevo che ero tra l’altro destinata all’Alta Sicurezza (questa è stata un’ulteriore sorpresa). Ma credo che, anche se li avesse portati con me, li avrei subito fatti uscire: io ho la fortuna, che ad esempio non hanno le straniere, di poter contare su una famiglia vicina.

I bambini sono sottoposti allo stesso regolamento delle madri. Il “nido” di Venezia è strutturato anche bene: c’è una grande sala, dove i bambini “potrebbero” giocare, la cucina dove le mamme cucinano i pasti per loro. Le celle sono fatte per due persone, ma ci sono stati periodi in cui ci stavano tre madri, più tre figli. I bambini possono stare all’aria come le madri, cioè quattro ore al giorno. L’aria di Venezia è grande, ci sono delle aiuole, ma cosa vedono questi bambini, che stimoli hanno? Sempre gli stessi muri.

Dopo la visita del Ministro Fassino, in occasione dell’otto marzo, leggevo sul Gazzettino un riferimento alla presenza dei bambini in carcere, dove dicevano che c’è un giardino con dei giochi  per loro. Quello, in realtà, è il giardino dei colloqui speciali, i colloqui delle madri con i bambini che le vengono a trovare da fuori. I bambini del nido di solito non ci vanno a giocare, ma poi chi dovrebbe portarli? Al nido c’è la puericultrice, è vero, forse potrebbe farlo lei?

Ciò che più mi turba sono i rumori e “le voci alte” che ci sono in questo reparto (io sono isolata al nido): non mi riferisco al vociare dei bambini, ma alle discussioni che ci sono spesso tra madri, tra le madri e la puericultrice, tra le madri e le agenti. Questi bambini sono dentro questa vita “ristretta”, e la cosa peggiore, per loro, io ritengo sia il vedere lo stato di impotenza delle loro madri, la loro costretta sottomissione. Che effetto avrà in un bambino, per il quale la madre, oltre che l’oggetto affettivo principale, è anche l’unico punto di riferimento?

Guardando, però, queste donne e i loro figli, a volte mi chiedo: è tutto male? Qui fanno pasti regolari, hanno vestiti puliti, riscaldamento, acqua calda, cure mediche. Entrano non sempre in buono stato, dopo qualche settimana rifioriscono. Sono bambini belli, intelligentissimi e sani, vorrei sperare che non sia proprio il carcere a costituire un miglioramento alla loro condizione di vita.

 

La nuova legge difficilmente risolverà il problema dei bambini in carcere

 

Fortunatamente non è un problema di ampie dimensioni, ma coinvolge oltre 50 bambini, in tutta Italia. Questo non significa, però, che ci siano solamente cinquanta donne con figli piccoli, su un totale di 2.326 donne detenute (dati del 31 dicembre 2000). Ad esempio, a Venezia, su un totale di circa 100 donne, sono presenti “solo” sette bambini, ma di madri con figli sotto i tre anni ce ne sono altre quattro e con figli di età inferiore ai dieci anni ce ne sono altre undici.

Nel carcere di Venezia esiste la sezione nido, ovvero il reparto dove sono alloggiate le mamme con i bambini, ma a causa del sovraffollamento e della struttura edilizia dell’istituto nel “nido” vengono effettuati pure gli isolamenti giudiziari, quelli punitivi e sanitari.

Attualmente ci sono rinchiuse otto mamme, con sette bambini: cinque di etnia Rom, una Sinta e una straniera. Usciranno queste mamme? Ipoteticamente potrebbero uscire libere, ma l’applicazione dei benefici, nella realtà del “nido” di Venezia, sarà difficile.

Tre delle madri presenti avevano ottenuto il beneficio della detenzione domiciliare, concesso grazie alla legge Simeone, ma sono nuovamente rinchiuse perché non hanno rispettato l’obbligo e sono evase. Un’altra detenuta non è ancora definitiva, per cui non può ottenere al momento nessun beneficio e la richiesta degli arresti domiciliari le è stata respinta. Un’altra, con una figlia che compirà tre anni tra due mesi e che praticamente è cresciuta in carcere (è dentro, con la madre, da quando aveva venti giorni), non ha beneficiato neppure della legge Simeone in quanto dichiarata estremamente pericolosa (cioè con troppi precedenti penali). Infine due detenute madri sono qui da poco e aspettano la Camera di Consiglio, il cui esito dipenderà da quanti precedenti penali hanno. Una sola, con un bambino di sette mesi, ha la certezza di uscire, ma la Camera di Consiglio per ottenere la sospensione della pena le è stata fissata per la fine di aprile.

Da rilevare anche un nuovo, recente ingresso di una mamma Rom con un bambino di 40 giorni. È molto delicato parlare della condizione delle donne Rom, sarebbe importante riuscire a farlo con loro, e discutere dell’accusa che viene loro mossa, di utilizzare a volte la loro maternità come una sorta di precondizione per avere l’impunità.

I mass media hanno dato la notizia del varo della nuova legge con i soliti titoli ad effetto, del tipo “Mai più bambini in carcere”: speriamo che ciò non provochi invece nuove entrate di bambini. Da quando c’è la legge a Venezia ne sono già entrati quattro...
Giuliana


sta in: http://www.ristretti.it/testimonianze/giuliana.htm




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