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MUSICA

Parla Picchio, la voce storica della band romana

Si sono conosciuti a Roma, lavorando in cantiere. E da lì non si sono più mossi, rimanendo come sempre fedeli alla linea. Dopo circa sette anni di silenzio, la Banda Bassotti si è riformata nel 2001, dando alle stampe un doppio cd dal vivo, Un altro giorno d'amore. Poi un disco nuovo e tanti concerti in giro per l'Italia e l'Europa. Ma non si sentono dei musicisti, piuttosto dei lavoratori come tutti gli altri, che hanno l'opportunità di veicolare attraverso la musica un messaggio di lotta. Picchio è il cantante del gruppo. Da venticinque anni lavora in cantiere e suona in quello che è un gruppo storico dell'antagonismo. La rabbia e la voglia di suonare non gli sono passate.

Sarete la prima band italiana a suonare all'estero nel "Deconstruction tour", uno dei principali festival di punk rock al mondo. Come vi sentite?

E' una bella cosa presentare il nostro modo di pensare all'estero e suonare con gli altri gruppi di questo genere musicale. Ma sono stati belli anche i concerti in Italia per il 25 aprile.

Non è la prima volta però che suonate fuori dai confini nazionali...

Spesso andiamo all'estero in posti dove non siamo mai stati e la gente conosce le nostre canzoni. Altre volte andiamo in posti dove non viene nessuno. Il nostro è uno stile sincero, spesso basta imparare due parole in una lingua che non conosciamo per presentare le canzoni. Una volta abbiamo suonato in Giappone: è stata sufficiente una breve esposizione in giapponese perché tutti cantassero "Bella ciao" con noi in italiano. In Germania invece vengono a sentirci anche tanti italiani, sembra quasi di stare qui.

Ce la fate a vivere di sola musica?

No, continuiamo a lavorare. Per quanto mi riguarda sono ancora in cantiere. La maggior parte del tempo è dedicato al lavoro. Se hai fatto una vita così per 25 anni non cambi. Non mi sento un musicista. Ci interessa portare avanti il nostro messaggio, visto che siamo dei lavoratori prima di tutto. La nostra è una battaglia culturale.

Sul lavoro ma anche sulla memoria e sulla Resistenza. L'anniversario di quest'anno ha significato qualcosa di particolare per voi?

Tutte le volte è una cosa importante. Il culmine quest'anno è stata la visita alla casa dei sette fratelli Cervi, uccisi dai fascisti. Abbiamo parlato con i loro parenti e nel gruppo ci siamo trovati tutti d'accordo sul fatto che non è possibile alcun revisionismo. Non può esserci nessuna parità fra carnefici e vittime, fra partigiani e repubblichini. Il 25 aprile del 1945 è stata vinta una battaglia, oggi è ricominciata. In questi giorni ci siamo trovati a festeggiare una vittoria, ma non dobbiamo cessare mai di difendere i valori che stanno cercando di toglierci. Se ci riusciranno, sarà solo colpa nostra.

C'è un nuovo album in arrivo?

Per ora non stiamo lavorando su pezzi nuovi. Dopo tre registrazioni da quando ci siamo riuniti, quest'anno ce la siamo presa comoda. Quest'inverno abbiamo suonato poco. Adesso stiamo riprendendo. L'importante è portare avanti il nostro messaggio.

Stanco?

Stanco di suonare no. Certo che quando fai quattro o cinque concerti in fila, uno che lavora li sente. Siamo stanchi solo di questo tipo di sistema, per cui alla fine mese non ci arrivi, e spesso neppure a fine settimana. Io ho anche una famiglia, tre figli. Pensavo che la più piccola non mi avrebbe mai visto suonare e invece ha avuto questa opportunità. Spero che abbia anche quella di crescere in un mondo migliore di questo.

Intervista di Francesco Borgonovo – LIBERAZIONE – 04/05/2005



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