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Il capitano Achab racconta





Il Giustiziere

A cura di Emanuele Mignone




Si fa solo un gran parlare di jungla di cemento, ma forse è solo un castello di carta. Carta velina per l’esattezza. Non c’è pericolo di sentirsi soli nei nostri alveari di carta. E’ po’ come far parte di una rumorosa famiglia d’api.

Perdio! Devo ascoltare le tv degli altri, le loro conversazioni intime… ho diritto anch’io alla mia parte di rumore. Un rumore di classe che dia tono all’ambiente. Scherzo in Si Bemolle Maggiore di Chopin, al piano Margaret Stanberg. Beccatevi questo, sorelle api.

Ohhhhh!…Speriamo che nessuno rompa! DRIIN! DRIIN! Ecco il telefono, per l’appunto…

Arrivai all’angolo della 17ettesima. Bollinger, l’ispettore, mi aspettava.

Fissai l’uomo disteso per terra, morto, e rivolsi uno sguardo interrogativo. L’avevo già visto altre volte, ma non con un fiore rosso in fronte. Bolly mi mostrò un pacchetto di sigarette.

- Umh! Blackcester senza filtro. La mia marca preferita. Permetti, vero?

Ne tirai fuori una dal pacchetto ed in barba a tutto me la accesi.

Il vocione di Bollinger ora è poco più di un sussurro.

Non so che mi prende stasera. Anche le mie gambe si muovono in modo strano, diverso, mentre me ne vado. Non ho voglia né di lacrime, né di storie pietose. No ho voglia di capire. Anche i fessi e i preti hanno serate no.

BANG!

Un trambusto alle mie spalle, passi di corsa, urla.

Arrivarono troppo tardi. Dietro l’angolo una lama di buio. Sembrava un sacco quello che era in terra, ma non lo era…

Mi materializzai in quell’atmosfera pesante e viola come le tende di una chiesa barocca.

Tentai di allungargli un pugno, ma due poliziotti mi fermarono.

Gli strappai il pacchetto con gesto eccessivo. Non ho mai avuto molta fiducia nelle capacità deduttive di Bollinger. Ma non era il caso di trattarlo così.

- Non è esatto. Qui ne mancano due.

La radio dell’auto della Bolly cominciò a gracchiare.

Bolly gli strappò il microfono di mano.

.- Che succede?

Intervenni.

Mi accesi una sigaretta e fissai Bollinger.

La radio gracchiò un’alta volta.

Non c’era pace quella sera, né per noi, né per la radio della polizia.

Arrivò un’altra segnalazione.

Anche a Rich Clyde non potrà più molto nella sua specialità, gli incontri truccati ed il racket delle scommesse. Così come per Lilian Hacker, settore “sesso a pagamento”, detta la “Merlettaia”, che non ricaverà più un cent dalle sue ragazze squillo.

Le segnalazioni di cadaveri eccellenti si susseguirono martellanti al centralino del distretto del Bronx, rimbalzando nell’etere. I ragazzi della scientifica e della morgue non aspettavano così presto l’apocalisse. Decine di pattuglie a perlustrare la zona.

Mi faceva pena, il vecchio Bolly.

Arrivammo troppo tardi, appena in tempo per udire cinque colpi di pistola, con un pacchetto vuoto di sigarette che ci stava aspettando…nel palazzo di Don Angelo.

Bollinger si catapultò fuori dall’auto.

Un colpo e poi un proiettile sibilò poco lontano dalle nostre teste.

Improvvisamente non riesco a trattenermi. La mia risata suona grottesca, esagerata, assurda come tutta questa storia. Baluginante e metallico vedo un corteo di auto, come mostri urlanti, lacerare la notte e la coscienza, si mischiano al volto di Bolly, al suo abbaiare, in un eco senza fine. E mi ritrovo a correre verso il palazzo di cui non vedo bene i contorni. Tengo gli occhi fissi sul portone.

Continuo a correre, verso quel portone. Come una freccia verso il bersaglio. So che quella strana storia sta per finire. Lo voglio.

Il giustiziere è là, in cima alla scala. Lentamente si gira. Cerco la pistola. Non la trovo. Devo averla persa nella corsa. Ora si è girato completamente. Non riesco a vederlo bene, c’è troppa luce. E poi mi ha distratto quello che ha in mano. E’ la mia pistola. La mia Phyton.

BANG! BANG!

Sento il proiettile penetrare inesorabile. Sento il rumore dei suoi passi che scendono verso di me, mischiarsi al rumore sordo del sangue che cade sul marmo goccia a goccia…DLAK, DLAK, DLAK…

DLAK, DLAK…E’ quel suono che mi sveglia…E’ stato tutto un incubo. Quel rumore strano è la puntina del giradischi che ormai gira a vuoto. Il Giustiziere con il mio volto…tutto un incubo…mi ero addormentato. Tutto è come prima, tutto è normale. Solo quel disco, quel battito ossessivo…DLAK, DLAK…

(1982)

last modify 12/12/2001

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