Il capitano Achab racconta

A cura di Emanuele Mignone


 Mattine di primavera

 

Certe mattine di primavera quando riapro gli occhi e ricomincio, mi succede di sentirmi una specie di pesce andato a male. Di solito in quelle mattine il sole picchia più forte e con gli occhi un po’ stretti per il riverbero, sgambettando nello smog con l'illusione di fare del moto, mi cospargo il capo di cenere e di pie intenzioni, come ridurre le sigarette, masticare mentine o succhiare una pipa. E anche con l'alcool ed il caffè potrei andarci più piano. Volete mettere un bel bicchiere di latte?

Grazie al cielo dopo un po’ rientro in me stesso, ragiono. Da Moe il sole non batte, niente riverbero, niente primavera.

E finalmente la giornata, allora, ricomincia ed al diavolo la primavera. Il lavoro aspetta.

Anche nel mio ufficio il sole non batte. Un medico una volta mi disse "Se vuol stare meglio, la pianti di fare il detective, si occupi d'altro". "Giusto", risposi "Che ne direbbe se scrivessi alla General Motor per un osto di presidente?"

Sembrava porcellana. Il tipo che hai paura a parlarci se no si rompe. Anche la voce era roba delicata.

Perché prendermela con Lady Porcellana?! C'è già una quantità di gente che sfotte il suo prossimo perché ha dei guai.

Si trattava di pedinare un marito, la solita storia di presunte corna. E' un genere che ha un bel mercato, non c'è dubbio.

Se ne andò con classe, senza fiatare, dondolando le curve sui tacchi alti un palmo. Mi piacciono i tipi che non fanno storie e poi quei fianchi, a guardarla bene, non dovevano essere solo porcellana.

Sarà che non ha insistito, saranno stati i mille dollari. Sarà che quelle curve mi erano entrate in testa…Boh! Le sono corso dietro e ho accettato…chissà, forse…la primavera…o forse sarà perché non avevo nessun diritto di sputare sul mio lavoro. Il lavoro nobilita, no? E il mio nasino non ha il diritto di essere all'insù, anzi.

La foto del marito che mi aveva dato non riusciva a convincermi come una, con quella classe e con quelle curve, potesse essere gelosa di quell'incrocio tra un bue e un orango.

Fu fin troppo facile. Tre giorni scarsi di lavoro. Andasse sempre così, rischierei di diventare ricco.

Se ne andò senza voltarsi, scrollando cenere di sigaretta e curve sul mio finto persiano. Fredda e di classe come un'aragosta. Mi piaceva.

Addio?! Brutta parola! Sento il sangue farmi gong gong nelle tempie come un pivello alle prime armi. Avrei voglia di correrle dietro e abbrancarla. Ai tempi della pietra si sposavano così, mi pare. Ma l'età della pietra è finita da un pezzo ed io non ho più ventanni. Forse non li ho mai avuti.

Passò una settimana esatta. Me la sognai due o tre volte. Noi due soli su una spiaggia. E naturalmente non dicevamo le orazioni. Lo so, è banale. Ma chi ha mai detto che il sottoscritto sia un tipo straordinario?

Mi voltai e Lady Porcellana era lì, nel bar di Moe.

Strano. Avevo la sensazione che da Moe fosse entrato il sole. Socchiusi gli occhi e quasi non ascoltai le sue parole.

Saltai sulla sua macchina come un canguro, ma decisi di buttarla sul venale e sul fatto di prendermi una vacanza.

Il posto dove arrivammo non era male. Bungalow, spiaggia, sole.

Le mie tempie pulsavano, mentre la sua bocca mi cercava, un po’ fredda, forse, ma esperta.

Perché no? Buttai la mia faccia seria in mare e iniziai a correre come un cretino…però, a volte, fa bene sentirsi cretini. A volte è bello sentirsi cretini.

Buttai il pacchetto di sigarette in mare.

Non sapevo dove volesse arrivare la bimba. Non so cosa volesse realmente da me. Forse per lei ero solamente un giocattolo, una specie di orsacchiotto di peluche, o forse…Al diavolo…non serviva a niente farsi queste domande. Molto meglio ubriacarsi del suo odore, sentirmi vivo.

Certe mattine di primavera ti alzi ed è come se fossi guarito da una lunga malattia. Hai ancora le ossa indolenzite, ma ti senti improvvisamente felice. Eppure il mondo è ancora come il giorno prima. Tale e quale.

Mi alzai e feci per prendere la pistola.

Uscimmo a camminare sulla spiaggia.

Non mi ricordo quanto abbia parlato così tanto in vita mia. Le raccontai un sacco di cose, di me, del Bronx e delle povere meschine marionette che lo animano. I giorni passarono veloci come il bagliore di un treno nella notte. Le notti passarono veloci come un tunnel nero che il suo corpo illuminava. Il paradiso terrestre non ha un segnale orario.

Una mattina trovai un gabbiano, tutto bagnato, che si dibatteva sulla spiaggia.

Lo portai in casa e iniziai ad asciugarlo con il phon.

Si infilò in camera sua correndo a testa bassa. Gli occhi rossi di pianto. Ora sapevo con certezza che tutta quella storia era una trappola. Una trappola in cui mi ero volontariamente infilato. Una mano di poker che ero andato a vedere. Forse per curiosità, forse perché era primavera, forse perché lei mi piaceva da impazzire, forse perché io non mi sono mai piaciuto.

La percepii dietro di me e dal tono della voce capii che finalmente si era decisa a far scattare la trappola. La mia Phyton non s'era più mossa dalla seggiola. Ma in fondo non avrei saputo che farmene.

Sì, certo, Frank Bellow, un pesce piccolo. Era riuscito a fregarmi con un trucco.
Una ragazza pagata da lui mi aveva rimorchiato nel suo appartamento, dicendo di chiamarsi Zelda. Zelda, lo stesso nome dell'unica donna che ho amato. E ci cascai come un pollo. Appena entrato nel suo appartamento, una bella botta in testa e via.

Mi risvegliai in uno scantinato, pesto come un materasso. Frank voleva a tutti i costi il mio archivio, il famoso archivio di cui tutti boss hanno paura. Era un pesce piccolo, con quei documenti sarebbe diventato una balena. Ma fece un gioco più grande di lui. Mi lasciò andare illudendosi che filassi diritto nella seconda trappola che mi aveva preparato. Lo avvertii che stava rischiando grosso. Non avrebbe mai dovuto tirar fuori il nome di Zelda. Si impadronì di una valigetta dove credeva di trovare documenti che cercava. Ma dentro c'erano solo foto pornografiche. Fu una dura lezione. Gli avevo fatto perdere la faccia davanti a tutti. Ora non era neanche un pesce piccolo. Era un uomo ridicolo, ma non era ancora contento…Tentò di farmi fuori. Ma gli andò male, sbattè contro la mia Phyton.

Due colpi secchi. E Lady Porcellana andò in frantumi, O quasi.

Mister Falso Marito si era materializzato con una pistola in mano. Fumante.

Un altro colpo secco. Un colpo familiare, quello della mia Phyton. Ma non ero stato io a sparare. E Mister Bellow numero due era in terra. Stecchito.

La bocca da Judy si fermò improvvisamente. Per assurdo pensai a Biancaneve, a cui il Principe Azzurro con un bacio ridette la vita. Ma io non sono il principe azzurro. La mia bocca non dona la vita. La mia bocca è buona solo a bruciare tabacco e a dire parole dure. Paradiso terreste, principe azzurro, biancaneve, non sono parole per me. Anche il suo nome. Un altro nome di donna da aggiungere al vocabolario della sabbia.

last modify 17/07/2002