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Il capitano Achab racconta

A cura di Emanuele Mignone


Una tuta da jogging

E tre. Anche questa è finita. Proprio non ne viene più di whisky. Ormai la bottiglia è un pezzo di inutile vetro. Inutile come il vetro della porta, su cui qualcuno ha scritto la mia identità, nome e professione: Achab - Investigations. Quando sono normale non ci faccio neppure caso a quel dannato vetro opaco, a quelle due paroline nere dal suono così ridicolo, ma quando bevo divento troppo serio. E così, in quel vetro, ora c'è uno squarcio.

E non sopporto i dilettanti, se voglio ubriacarmi, devo arrivare a non capire più niente.

Il bar di Moe è il posto adatto per queste cose.

-Senti che concerto, Achab! Un bel concerto di sirene! Mezz'ora fa c'è stata una rapina alla Central BanK….

Moe mi servì con lentezza. E' un amico. Quando mi vede così, diventa un pessimo barman. Regolare.

Domanda stupida, domanda da ubriaco. Non ressi lo sguardo di Moe. Mi concentrai sul tappo. Svitai e riavvitai. Non mi decisi. C'era ancora troppa roba lì dentro. Mi sfidava. Ridicolo.

Si cominciava con le allucinazioni. Beh, vista la carrozzeria era più giusto parlare di visione. Cappuccetto Rosso, direi, con quella tuta da jogging scarlatta. Chissà dove aveva lasciato il lupo?

No, non è Cappuccetto Rosso. Aveva una vocina viziata e automatica. Il tipo che al posto del cervello ha un 45 giri, al posto del cuore un marchio del settore abbigliamento.

Solitamente mi faccio gli affari miei. Ma non quando sono ubriaco.

Stavo facendo una sciocchezza, lo so. Gli ubriachi si rendono conto quasi sempre di quello che fanno.

Non ha una gran castagna, Moe, ma fù stata sufficiente per mettermi col fondoschiena sul pavimento.

Non era un angelo, ma volò via anche più in fretta.

Mi sorresse fino al lavandino. Il getto d'acqua fredda era come la lama di una ghigliottina immaginaria.

Nel cervello? Dalla vita? Ho un bell'archivio di battute ciniche. E' facile scegliere.

Afferrai il bicchiere e lo scaraventai per terra.

Il whisky formò un bel laghetto che avrei voluto calpestare. Forse sarebbe servito a disinfettare il pavimento.

Cercai una battuta nell'archivio del buon senso…"Chi rompe paga", sto per dire, quando qualcosa attirò la mia attenzione. Una borsa.

Una voce soffocata risuonò nel locale.

-Rimettete tutto dentro, subito!

Apparsi come fantasmi. Erano in tenuta da jogging, ma la Magnum 357 che uno dei due impugnava aveva un aspetto poco sportivo.

Che voce strana, timbro baritonale impostato, avrei detto. E l'orologio dell'altro, un po’ troppo piccolo per…Ma ora non c'era tempo per le voci e per gli orologi.

La cicca della mia sigaretta nella pozza del whisky…nella speranza che avrebbe funzionato. Una fiammata. Era la prima volta che il whisky mi serviva a qualcosa.

Azzecco sempre la frazione di secondo giusta in questi casi. Ho il senso del tempo. Sono un tipo musicale. Un giorno o l'altro proverò con il clarino. mmi limitai a stendere il più vicino con un pugno, mentre l'altro se la diede a gambe.

Ma la caduta non fù senza conseguenze. L'incappucciato sparò a Moe e allora feci cantare un altro genere di strumento.. Ed uno era sistemato. L'altro era ormai un fantasma oltre l'uscio.

L'altro o l'altra? C'era una certa abbondanza di gentil sesso in quella storia. Mi chinai a scoprire quello a terra. Ma era una "quella" e per lei era finita, ormai.

E Moe l'avrebbe seguita, se non mi fossi deciso a chiamare qualcuno.

All'ospedale, un tipo grosso con i baffi, disse che Moe se la sarebbe cavata. I medici con i baffi sono sempre ottimisti.

Alla centrale l'Ispettore Bollinger studiava i rapporti.

Il giorno dopo piovigginava. Sono sempre un po’ triste quando piove e quando trovo la mia faccia sul giornale. Ho un bell'aspetto in quella vecchia foto. Quella notte avevo dormito otto ore.

Bollinger mi aspettava in auto. Appena salito gli chiesi se fosse stato proprio necessario tirarmi in ballo.

Mi limitai a guardarlo senza rispondere. E' l'insulto che lo imbarazzava di più.

Arrivammo ad Harlem. Anche le pattuglie della polizia non circolavano tranquille. Ma Bollinger mi tiene presente per le occasioni mondane, dice che ho la faccia giusta.

Mai nessun posto aveva assomigliato di più ad una topaia.

Bussammo alla porta per un paio di minuti. Poi Bollinger tirò fuori la chiave più vecchia del mondo. Una pedata. E la porta si aprì di schianto.

La stanza era buia. Difficile trovarci qualcuno. Soprattutto se l'interruttore della luce non funzionava.

Quando lo vide penzolare dal soffitto, fece una bocca a cuoricino. Bolly ha i riflessi lenti e poca dignità estetica. Io ero già al lavoro, dopo aver aperto la finestra.

C'erano anche altre fotografie e riviste, ma di carattere meno romantico.

Tirava decisamente una brutta aria, a giudicare dalle facce dei vicini. Affrettammo il passo verso la macchina, mentre il solito simpaticone di turno si dilettò nella vecchia imitazione dello zio Tom.

Mi girai. Iack Edward detto "il Biondo" sorrideva. Gli avevo salvato la buccia un po’ di tempo fa e compresi perché eravamo ancora interi.

A prendere l'impiccato andò la scientifica accompagnata da una nutrita scorta di uomini in blu. La diagnosi della "malattia" fu quello del suicidio. E Moe non era ancora fuori pericolo.

Era il classico caso dove ti siedi ed aspetti che succeda qualcosa. Può passare una settimana, un'ora o tre giorni, ma prima o poi qualcosa succede.

Una testa femminile fece capolino nel buco del vetro della mia porta.

Era il tipo di donna tutta angoli e spine, con un taglio di capelli degno di un barbiere di caserma. Si dava un gran da fare per apparire poco femminile e ci riusciva benissimo, a parte gli occhiali. Parlava a scatti, con la voce troppo gutturale.

Il Reservoir, la conca d'acqua al centro di Central Park. L'anello di cemento che la circonda è la pista più famosa di jogging. La mania di correre aveva preso un po’ tutti. Un americano su dieci, dicevano le statistiche. Non sapevo che cosa facessero gli altri nove, ma li invidiavo, mentre correvo. Correre è bello diceva lo slogan. Sarà, ma se bevi e fumi è più bella una poltrona. Del resto fare così era l'unico modo per non dare nell'occhio. Ma facevo una fatica d'inferno, continuando a zampettare. Non avrei mollato, per principio.

Finalmente mi si affiancò. Sudata e senza occhiali era meglio, ma aveva ancora troppi angoli. Correva facile, falcata olimpica.

Sì, correva facile, con falcata olimpica. La stessa falcata di quella sera. La tuta era diversa, ma non mi sbagliavo e poi l'orologino…lo stesso che avevo notato da Moe e nel mio ufficio. Ora ero certo che si trattasse di una trappola. Ma non avrei mollato. Avrei potuto avvertire Bollinger, ma sarebbe stato poco sportivo. E poi volevo sapere di che storia si trattasse. E per cosa il mio amico Moe stava crepando.

Si fermò. Ancora due metri e sarei scoppiato.

Le feci segno di aspettare. Dopo due minuti andava decisamente meglio. Anzi mi sentivo il gran forma. Però, questo jogging…

Sì, era bella. Si era materializzata all'improvviso, stringendo un 357 magnum e parlava con la sua vocina viziata ed automatica.

Non era una gran morte, lo so. Ma io non ho avuto neanche una gran vita.

Ma dal viso di Miss Angolosa tutti gli angoli sono spariti e lo sguardo si rra addolcito.

Il rumore fù assordante, in quell'angolo tranquillo di Central Park. Sì. Era molto bella…era un po’ sbadata, ma non abbastanza per sbagliare la mira. Quando riuscii a disarmarla era troppo tardi. Sì, troppo tardi. Il viso della donna ora era una dolce curva che lentamente si dissolse.

Bollinger rise per mezz'ora quando seppe. Bolly ha poca psicologia e poca poesia nelle vene.

Bollinger sbattè la porta dietro alle mie spalle, urlando.

Il nuovo medico di turno mi disse che se la sarebbe cavata. Era un'ottimista. E non aveva neanche bisogni dei baffi per dirmelo.

Aprii la porta della stanza di Moe.

- Ciao, Achab! Cosa bevi?

(1982)

last modify 22/12/2003

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