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Il capitano Achab racconta

A cura di Emanuele Mignone


Uomini e dei

 

Ci sono tante voci dentro di me, ma, stringi stringi, fondamentalmente due. Una con un tono grigio e sottile mi sussurra di non occuparmi troppo di questa valle di lacrime e dei suoi patetici burattini. L'altra voce invece ha un suono rauco, profondo: continua ad urlarmi di considerare gli altri grosso modo come me stesso. Se nella mia vita avessi dato retta alla prima voce, ora avrei uno studio legale ben avviato, una casetta con giardino, moglie bionda, marmocchi Ci sono tante voci dentro di me, ma, stringi stringi, fondamentalmente due. Una con un tono grigio e sottile mi sussurra lentigginosi. E un cane tedesco a guardia dell'impero. Ma io do sempre retta alla seconda voce. E' per questo che sono quello che sono.

Peter era seduto al bar di Moe con una rivista in mano.

Si alzò e cominciò a fare qualche danno all'arredo.

Lo afferrai per le spalle, cercando di limitare i danni.

Non fece storie per smetterla e neanche per aprire il grande magazzino "dolori, guai e oggetti del passato".

- Ecco è tutto per lei…per questa sgualdrina…Capisci, Achab? Un giornale per soli uomini…e poi le sue dichiarazioni…

Diedi un'occhiata alle famose dichiarazioni. "Esatto! Ho iniziato come fotomodella, ma ora sto per fare il grande salto: un film accanto a Rich Crowley", "…già gli uomini da me vogliono solo una cosa…ma io vado a letto solo con chi mi serve: gli oggetti sono loro, non io…che male faccio in fondo?". Nessuno, proprio nessuno. Ma prova un po’ a spiegarlo al qui presente Mister Pianto Greco. Evidentemente il suo tipo di donna è Biancaneve.

Non sopporto la gente che ammazza e la gente che piange. Hanno molti punti in comune. Mister Pianto Greco mi ha messo quaranta dollari in tasca, implorandomi di andarle a parlare. Glieli restituii…ma andai a parlarle lo stesso.

Le dissi tutto in due parole. Tutte le cose serie si dicono in due parole. Chi ne usa di più, bara.

Non era facile dover spiegare ad uno uomo che la donna è passata dall'acqua e sapone ai sistemi di Lady Godiva.

Prima, prima, dannatamente prima. Quasi a tempo di record l'aveva pagata. In una vasca da bagno, con le vene tagliate e la testolina a mollo. Forse il nastro non era servito. L'ispettore Bollinger mi disse che sicuramente era opera di un professionista: l'avrebbe capito pure un cieco che si trattava di una messinscena.

Gli raccontai tutto di Peter e della storia della registrazione. Non fu la sua minaccia a farmi parlare, ovvio. E' che per prendere un assassino posso anche collaborare.

Andammo a casa di Peter Bannister. E Bolly, visto che non apriva, usò i suoi soliti sistemi.

Rich Crowley, di professione divo, non aveva nessuna voglia di ridere. Protestò con la voce rauca tipica dell'uomo che ha lavorato sodo o di chi si è dedicato molto al vizio. Credevo più alla seconda ipotesi.

Le diecimila pieghe della sua faccia tracciate dai sette peccati capitali lo facevano sembrare un pupazzo di cartapesta. Trent'anni fa era l'uomo più bello d'America: i suoi occhi verdi sembravano ricordarlo.

Pat Lawrence, ex attore di buon successo, attualmente regista "giallo" di classe. Anticipò le nostre domande come se seguisse il copione di un film.

Eva Pritchard, la donna che Crowley aveva sposato e da cui aveva divorziato due volte. La gente del cinema era abituata a ripetere le scene. Anche lei si muoveva come un lussuoso animale da set.

E' incredibile come il tempo non le avesse fatto effetto. In forma come trent'anni fa, innaturalmente bella. Non si poteva fare a meno di pensare che andasse avanti a creme, diete e bende elastiche.

Decisamente Bollinger aveva la vocazione per la battute da maggiordomo.

La radio dell'auto iniziò a gracchiare:

Arrivammo in Centrale. Peter era straordinariamente calmo. E' tipico degli omicidi passionali. Per loro uccidere è come cavarsi un dente. Ma Peter negava di essersi cavato quel dente.

L'ufficio di Patrick Lawrence, il regista di gialli, era in linea con lui. Giallo ed anonimo. Anche la segretaria era dello stesso colore. Una specie di Agatha Christie giovane.

Non chiedevo di meglio, ci contavo di restare solo un attimo. E dare una sbirciatina agli schedari. Come immaginavo…qualcuno aveva tolto il la scheda di Judith Parker…Era per questo che il trippone era venuto in ufficio.

L'informazione che avevo avuto era giusta. La Buick nera si fermò esattamente alle 21,30 davanti alla porta del ristorante "La Monica". E dalla portiera scivolò fuori la pesante sagoma di Lawrence. Avanzava lento e regale. Era così che ho sempre immaginato Carlo Magno. Aveva un gatto nero in braccio, che conferiva qualcosa di magico, di lugubre.

Gli comparii davanti all'improvviso.

Nel locale dove mi invitò ad entrare, la luce era soffusa.

Aveva acquistato una calma e stava offrendomi un bel film. Ogni frase era un'inquadratura e il suo volto continuava a modellarsi diabolicamente.

Quando gliela dissi, cadde letteralmente dalle nuvole. Questa volta la recitazione era molto forzata.

Decisi che era arrivato il momento di andare a pizzicare le corde di Crowley.

Me ne andai in silenzio, a testa bassa, come un bambino che scappa dalla messa della domenica. Qualunque parola sarebbe stata inutile e retorica.

Quella storia stava diventando una specie di ballo, un'assurdo, inutile, stupido ballo. E così andai anche dalla Pritchard.

Certo che doveva essere stressante avere l'aspetto di una ragazza a cinquant'anni suonati. E magari svegliarsi una mattina definitivamente vecchia.

Abbassò lo sguardo di cristallo che un lampo di tristezza aveva spezzato.

Di nuovo giovane, spinse verso di me il suo corpo di marmo, il braccio bianco, liscio, gli artigli rossi. Era perfetta. Solo il Cartier, ammaccato alla base rivelava che anche in lei qualcosa era corruttibile.

Si avvicinò e mi tolse la sigaretta di bocca. E successe tutto così all'improvviso. Di sicuro anche quello lo fece perché la paura di svegliarsi vecchia una mattina sarebbe stata troppo forte…Me che c'era di strano a crescere, maturare, invecchiare, e crepare? Perché fare tante storie.

Passarono due giorni. Nel mondo le solite guerre un po’ dappertutto. Certo, erano più serie della mia indagine, ma i signori giornalisti sapevano sempre come cucinare guerre e scandali rosa: "Incredibili rivelazioni sulla vita privata di Richard Crowley. Il celebre divo era presente la notte in cui Marylin Monroe si uccise. Sarebbe coinvolto in scandali e truffe".

Io e Bolly arrivammo insieme per fare le nostre domandine al capo-redattore del giornale che aveva pubblicato la "notizia". Il tizio avrebbe venduto sua madre per uno scoop.

Decise di andare dal grande attore. E io ebbi un brutto presentimento.

Apparve uno spaventapasseri dall'apparenza femminile.

Bolly non avrebbe fatto nessuna domanda. Capii subito che sarebbe stata dura svegliare Crowley dal sonno eterno.

Mi rivolsi alla governante.

Quando mi sembra i caso so fare il mio mestiere, che non è il missionario né il cinico, ma raccogliere indizi, fare domande, collegare e ora mi sembrava il caso. Diedi anche un'occhiata in giro. Trovai il giornale ed aveva l'asterisco: la prima edizione, quella della notte.

Mi porse un foglio di carta: "Sono stato io ad uccidere Judith Parker" . Il tutto scritto con una macchina da scrivere, solo la firma era stata apposta con una penna.

Siamo così diversi io e Bolly. Per lui il messaggio significava la fine della storia., per me solo un nuovo capitolo. Già …Strano foglio con tutto quello spazio tra il battuto a macchina e la firma. Passai due giorni a pensare e non mi convinceva. Primo perché ero sicuro che Crowley non aveva nessun bisogno e nessuna voglia di uccidersi. Secondo, perché le rivelazioni avevano incastrato solo lui. Judith ricattava anche Lawrence…Ma in quei due giorni non avevo scoperto niente sul suo conto e poi non credevo che avrebbe commesso due errori così grossolani. Primo errore: il giornale che Crowley aveva accanto a sé era l'edizione della notte. Non aveva l'abitudine di comprarlo e poi, come aveva detto la governante "No…non credo che sia uscito stanotte. Da due giorni aveva l'influenza ed il giornale ero sempre io a portarglielo. L'edizione del mattino naturalmente". Secondo errore: il modo in cui è stato confezionato il messaggio. La firma era troppo in basso, come se Crowley l'avesse apposta ad un foglio in bianco per uno scopo diverso ed affidato ad una persona sicura…Ad esempio…Eva…le pratiche di matrimonio…aveva molta influenza su di lui. Quella notte avrebbe potuto portargli la "bella notizia" dello scandalo, farlo ubriacare e riempirlo di barbiturici, uno alla volta, come fossero mentine. Questo avrebbe significato che Eva c'entrava anche con la morte di Judith Parker. Ma era praticamente impossibile che una donna come lei avesse agito da sola. Avrebbe avuto bisogno di un complice e averlo trovato, ammesso che fosse davvero esistito, avrebbe significato ripartire da zero.

Peter Bannister era comparso sulla soglia dell'ufficio.

Tirò fuori l'accendino. Un Cartier ammaccato, come quello di Eva Pritchard. Perché lo aveva lui? Perché?

Quando mi metto un 'idea in testa, vado fino in fondo. Pedinai Bannister per tutto il giorno.

Ed eccolo avvicinarsi ad un'auto, da cui scese Eva Pritchard. Mi avvicinai senza essere visto.

Decisi che era il momento di palesarmi.

I fari dell'auto mi abbagliarono improvvisamente.

Uno sparo mise fine alla storia. Ma non fu la mia Python a sparare.

Gli uomini di Bollinger sbucarono fuori.

Sì, Bolly. Era ora che quella storia finisse. Una storia fatta di uomini perfidi come gli dei dell'Olimpo che si divertivano a giocare con la morte. Ma New York non era l'Olimpo. Gli dei erano morti. E gli uomini non avevano il diritto di giocare con la morte.




last modify 10/05/2003

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