BEATA GIOVENTU’


(da "I racconti dell'anno zero" di Mario Schember)



Aprì gli occhi di scatto e si trovò in piedi senza neanche accorgersene.


Uno sguardo alla finestra gli fu sufficiente per capire che ormai l’alba era passata da un pezzo. Imprecò sottovoce contro se stesso, contro l’emozione che sempre lo tradiva nelle occasioni importanti, contro l’agitazione che non gli aveva consentito di chiudere occhio per tutta la notte, salvo poi a farlo crollare in un sonno profondo alle prime luci dell’alba, proprio quando invece avrebbe dovuto svegliarsi.


Voleva essere il primo, o almeno uno dei primi.


Respirò profondamente due tre quattro volte per calmare i battiti del cuore. Si impose di agire con calma, tanto, si disse, Loro sono pazienti, non hanno mai protestato o inveito contro nessuno: <anche se arriverò tardi sarò comunque bene accetto> pensava, <non mi scacceranno. E' proprio questa la Loro forza, la forza del Loro insegnamento>.


Si lavò con cura meticolosa, quasi a togliersi di dosso l’odore dell’emozione. Era certo che loro lo avrebbero avvertito, così come erano capaci di avvertire quanto di buono o di cattivo c’era in ognuno. Si era dimostrato scettico per troppo tempo per consentire che questo accadesse, si sarebbe sentito umiliato, gli sarebbe parsa una sconfitta anche se quello che stava per fare lo desiderava con tutte le sue forze, con tutta la sua anima.


Ci teneva a farlo, ma in maniera particolare a farlo quel giorno. Aveva saputo che ci sarebbe stato anche Lui, il Nazareno, quello che tutti chiamavano Cristo. Anche Lui sarebbe stato battezzato quel giorno.


Tanti avrebbero voluto essere al suo posto, e tanti aveva dovuto pagare perché gli lasciassero il posto proprio quel giorno. <E' il mio ultimo peccato> si era detto, <una specie di addio alla vita precedente>.


Si vestì con la solita cura meticolosa di sempre,. Questa abitudine non era riuscito a cambiarla, non riusciva a pensare al suo corpo coperto solo di uno straccio, quel corpo cui aveva dedicato ore di allenamento e di fatica. <E poi> si disse, <se quel che conta è quello che si ha dentro, non è detto che fuori si debba per forza vestire di stracci>


Nonostante tutto si scoprì a correre appena varcato la soglia di casa. La paura di non arrivare in tempo fu più forte di ogni suo proposito di fermezza, e il cuore riprese a battere a mille.


Con uno sforzo enorme riuscì a rallentare il passo ed il battito. Per evitare che le gambe riprendessero il dominio sulla mente, si costrinse a pensare agli accadimenti che l’avevano portato a quel giorno:

Figlio unico del comandante della guarnigione romana, trasferito in quelle terre lontane quando era appena un bamboccio, era cresciuto con il culto della propria superiorità. Nulla gli era stato mai negato, anzi, forse sentendosi in colpa per averlo portato in quel mondo sperduto, il padre gli aveva sempre concesso tutto, e la madre perdonato tutto.


Passare dalle marachella del bambino alle prepotenze del giovane studente, alle vere e proprie violenze del soldato era stato un passo fin troppo breve.


<Tu sei figlio di Roma> gli diceva il padre, <gli Dei sono con te, puoi fare quello che vuoi>


E aveva fatto, tutto, rubato, violentato, ucciso, da solo o con i suoi amici, senza alcuna remora, senza alcun rimorso.


Tutto questo fino a quando non aveva incontrato Giulia.


Fino a quando Giulia non l'aveva rifiutato.


Fino a quando non l'aveva seguita di nascosto, quella sera, per farla sua con la forza.


La sorpresa di trovare tutta quella gente nella grotta aveva bloccato i suoi propositi di violenza, per un attimo, ma era stato sufficiente quell'attimo per ascoltare.


Era tornato a casa confuso e nei giorni seguenti era rimasto a lungo a pensare a ciò che aveva sentito, tanto che era tornato più volte, sempre di nascosto, per ascoltare.


Aveva già sentito parlare di quel gruppo di fanatici, e con i suoi amici aveva riso di loro, delle loro sciocche credenze.

<Ma come si poteva essere così idioti> si ripetevano, <da pensare che esistesse un solo Dio. Certamente si sarebbe annoiato da morire, tutto solo come un cane, senza un altro Dio con cui chiacchierare o litigare, senza una Dea con cui farsi una bella scopata. Le idee poi, che assurdità! Tutti uguali, schiavi e donne comprese, figuriamoci..... E che noia la vita, senza una bella rissa, senza poter prendere le donne che ti piacciono, o mangiare il cibo che ti va, o assassinare chi ti sta sulle palle…!>

Ma sentirli parlare direttamente era stato sorprendente.


Dalla calma dei loro discorsi, delle loro preghiere, traspariva la serenità, la gioia di vivere, la consapevolezza di un futuro oltre la morte.


Ecco, forse era stato proprio questo concetto che l'aveva spinto a contattarli per saperne di più. Come tutti i suoi amici faceva sprezzo della propria vita, e di quella degli altri, ma aveva, come tutti, una fottuta paura della morte, di lasciare sulla terra tutti i suoi piaceri, il suo denaro, il suo corpo perfetto.


E così aveva ascoltato, aveva capito, aveva cominciato ad amare. Ad amare quel Dio di pace e di perdono, quel Dio che non ti impone ma ti chiede, quel Dio che dopo la morte non ti abbandona in pasto ai cani ma ti vuole vicino a se.


E poi ad amare coloro che amavano quel Dio. Ad amare quelle persone che già sentivano sul collo la persecuzione, le torture indicibili cui sarebbero stati sottoposti e alle quali avrebbero sottostato serenamente per amore di quel Dio che poi li avrebbe portati con se.


Aveva deciso di credere, prima timidamente, per paura che i suoi genitori lo scoprissero o che i suoi amici lo prendessero in giro, poi sempre più apertamente, rompendo con la sua vita passata, con la sua famiglia, con la sua carriera militare.


Amava sempre di più, sempre più convinto della natura divina di quelle idee e di quelli che le abbracciavano.


Aveva anche saputo dell'esistenza, in Galilea, del figlio stesso di quel Dio straordinario e dei miracoli che compiva, e non vedeva l'ora di incontrarlo, di sedere accanto a lui, ascoltare il suo insegnamento.

E aveva saputo del Battesimo, per entrare a far parte a pieno diritto del gruppo, e aveva cominciato a maturare l'idea di farsi battezzare.


Aveva chiesto timoroso a coloro che già erano battezzati cosa si provasse, e tutti avevano avuto la stessa risposta: <E’ una sensazione strana, come di freddo, come un attimo di dolore pungente, poi subentra una sensazione dolce di rilassamento, di spossatezza, che ti accompagna per giorni e giorni infondentoti calma e forza. E alla fine ti senti un altro, in pace con tutto e tutti, forte ed invincibile.>


Quando aveva saputo che Giovanni, colui che praticava il battesimo in nome di Dio, sarebbe venuto proprio lì, in riva al Giordano, ormai la decisione era quasi del tutto maturata, e quando poi gli avevano riferito che il figlio di Dio avrebbe avuto il battesimo in quella stessa occasione aveva deciso che per nulla al mondo avrebbe mancato l'appuntamento.


Ormai era arrivato in riva al fiume, la gente era numerosa ma ordinata, nessuno spingeva, urlava o sbraitava col vicino. Piano piano si fece largo fino ad arrivare vicino al figlio di Dio.


L’emozione era arrivata alle stelle, era lì, vicino al Cristo. Si abbandono completamente alla gioia che aveva invaso il suo cuore e si dispose paziente ad aspettare il suo turno.


E fu proprio come gli avevano detto: prima un freddo intenso quando Giovanni lo bagnò con quell’acqua miracolosa, poi una specie di dolore, ma solo un attimo, indefinibile, quindi il torpore. La sensazione di rilassamento e di pace lo invase fino a quasi fargli perdere i sensi. E amò sempre di più, sempre più intensamente, immensamente grato a quelle persone, al figlio di Dio, a Dio stesso, che gli aveva spalancato le porte di una vita nuova.


<Finalmente sono felice> si scopri a pensare, <finalmente ho conosciuto Dio, finalmente……..>


Sbuffando come una vecchia astronave intergalattica Jo-Vhan, androide-medico di quarta classe, richiuse il contenitore termico dove era riposto il vaccino.


<E anche per oggi è finita,> pensò, < meno male che ci siamo accorti in tempo di questa epidemia che rischiava di decimare i terrestri e abbiamo potuto vaccinarli in massa.>


Era stata una gran fatica, girare per quelle lande desolate cercando di convincere gli indigeni a sottoporsi alla vaccinazione. Per fortuna gli era venuto in mente l'espediente del rito di iniziazione, il Battesimo, (sorrise pensando che su Vega il Battesimo era la cerimonia che sanciva l'inizio della riproduzione sessuata) e così gli umani avevano accettato di buon grado la cosa. L'acqua fredda del fiume si confondeva col freddo dell’alcool e leniva il dolore della puntura, del medicinale che penetrava nelle vene, facilitando non poco la cosa.


Crhis-To, qualche metro più in là, ancora si attardava a chiacchierare con gli indigeni terrestri, facendo sfoggio del suo carisma.


Anche lui era arrivato in tempo per farsi vaccinare. Non che corresse grossi rischi di contrarre la malattia, ma non si sa mai cosa può accadere su un pianeta alieno.


Jo-Vhan lo guardò con un pizzico di invidia. Era indubbiamente affascinante, ma a Jo- non era andato giù il fatto che fosse stato messo al comando del progetto di formazione e sviluppo dei terrestri solo perché era il figlio del capo.


Gli era giunta anche voce che nelle tappe a lui assegnate aveva fatto qualche casino di troppo, rischiando di farsi scoprire e a volte anche di farsi del male.


<Crhis-> chiamò, <vuoi smettere di trastullarti e controllare che il vaccino rimasto sia sufficiente per tutti?>


<Tranquillo, c'è n'è a sufficienza> rispose Crhis-, mentre tentava di impressionare i locali moltiplicando una bottiglietta di birra. Stavolta non gli riuscì e così tutti se ne tornarono alle proprie case.


<Quando è che cominci con la fase di istruzione degli indigeni?> chiese Jo-, <Cerchiamo di sbrigarci e andiamocene al più presto. I fondi del progetto sono quasi finiti. Non ho ancora iniziato la rendicontazione ma sono quasi certo che abbiamo speso più del necessario. Vedrai che tuo padre non farà a meno di rinfacciarcelo, sai come è attaccato al soldo!>


<Tranquillo anche su questo Jo-, ho deciso di limitare gli allievi a solo dodici indigeni, così risparmieremo qualcosa. Inoltre domani stesso parto per Gerusalemme, per il corso di istruzione dei dodici, e conto di cavarmela in poco più di sei mesi. Sono sicuro che riusciremo anche a rispettare il calendario fissato: Il giovedì prima di quella loro festa, mi sembra la chiamino Pasqua, organizziamo la cena finale del progetto e il venerdì mattina partiamo.>


<Speriamo> pensò Jo-, <con la sua mania di protagonismo è capace di cacciarsi nei guai anche l'ultimo giorno. Ci metto la mano sul fuoco che combinerà qualche pasticcio e ci toccherà rimandare la partenza alla domenica.>


<Ma che vuoi farci,> mormorò tra se e se, <si sa come sono questi androidi di ultima generazione, si ritengono immortali, tanto sanno che ci siamo noi vecchi a ripararli se si guastano…….BEATA GIOVENTU'!!>