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CINEMA

L'isola delle Br

Se già le Br di vent'anni fa avevano un rapporto con la realtà difettoso e disumano, quelle di oggi sembrano così scollegate dal modo da apparire sperdute nel deserto”. Marco Bellocchio interviene a caldo sulle ultime vicende di cronaca segnate dal “blitz antiterrorismo” che ha portato agli arresti degli esponenti delle cosiddette nuove Brigate Rosse. E lo fa da regista che ha puntato la sua lente sul caso Moro con Buongiorno notte, un film che ha spiazzato molti – soprattutto per il finale in cui si immagina un Aldo Moro liberato -, ha ricevuto critiche e commenti entusiasti da destra e sinistra e, soprattutto, si è rivelato un successo al botteghino con oltre tre milioni di euro di incassi. La pellicola di Bellocchio ha inoltre riacceso il dibattito sugli anni di piombo, “occupando” oltre che i media anche le università italiane dove Buongiorno notte è “invitato” dagli studenti e dai professori per accese discussioni in aula. “Ancora l'altro giorno – racconta il regista – sono stato alla Sapienza di Roma. Nell'aula magna di Lettere sembrava di essere tornati nel '68: tantissimi studenti, una folla incredibile e una discussione tesissima. Segno che il caso Moro è un tema che non tocca sola la generazione che ha vissuto quegli anni, ma anche i giovani di oggi che allora non erano neanche nati”.

Nel suo film, ispirato al romanzo della Braghetti, i brigatisti più volte dicono di aspettarsi un'insurrezione popolare a seguito dei loro interventi armati. Quali attese si immagina possano avere i brigatisti di oggi?

Beh, ci sono gradi di follia che hanno un loro percorso particolare. Oggi ho come l'impressione che a livello simbolico i nuovi brigatisti siano precipitati in un buio profondo. Già vent'anni fa credevano di essere l'avanguardia di un movimento e invece erano gli ultimi. Ora nel 2003 la loro posizione appare ancor più scollata dalla realtà, tanto da mostrarli perduti nel deserto. Certo l'ingiustizia e la diseguaglianza sociali che spinsero una minoranza alla lotta armata esistono ancora. Allora, però, i riferimenti erano legati alla Resistenza, a tutta una serie di movimenti in corso, dalla rivoluzione culturale cinese alle lotte di liberazione di Che Guevara, un enorme calderone di temi e ideali importanti. E' vero che le Br di allora non godevano dell'appoggio dell'opinione pubblica e tantomeno dei sindacati o del Pci, eppure molti giovani, come ha raccontato Mario Moretti, bussavano alle porte delle Br. In certi ambienti ci sono stati persino dei brindisi alla notizia dell'omicidio di Aldo Moro. Il contesto di quegli anni era molto complesso. Il mondo diviso in blocchi, la P2, la Cia. Non so se si sia trattato del grande complotto, ma credo senz'altro che alla base del caso Moro sia pesata l'apertura ai comunisti. Per cui oggi l'isolamento delle nuove Br appare ancora più evidente: gli scenari del presente si sono ampliati e modificati.

Cioè?

Oggi l'orizzonte è dominato dai pericoli della globalizzazione, dagli Stati Uniti che fanno da padroni nel mondo, basta vedere le ultime vicende in Iraq. Ecco, la fermezza di Bush mi sembra quella che seguì lo Stato italiano nella vicenda Moro.

La “fermezza” di Bush nella lotta al terrorismo, però, tutti sanno che serve a coprire l'espansione politica ed economica degli Stati Uniti. E la guerra preventiva in Iraq ne è stato l'esempio più illuminante...

E' vero ma io penso alla parola fermezza, a quel senso di ineluttabilità che si porta dietro. Per tutti non c'era niente da fare, sia per Moretti, sia per lo Stato. E al centro Aldo Moro come agnello sacrificale. E' stata una strada quella della fermezza che ha lasciato solo perdenti: le Br dopo l'omicidio Moro sono implose e per lo Stato è cominciata la crisi che ha portato poi alla seconda Repubblica.

La cosa che colpisce in questi giorni di fronte agli arresti dei nuovi brigatisti è la strumentalizzazione che ne stanno facendo la destra e il governo colpendo soprattutto il sindacato...

Certo è una strana coincidenza che proprio il giorno dello sciopero generale si compia il blitz antiterrorismo e nella conferenza stampa i massimi vertici dello Stato sottolineino ad uso mediatico la denominazione Comunisti combattenti. Che alcuni di questi, poi, possano essere stati nel sindacato non mi sembra certo una notizia, dovevano forse provenire da Confindustria? Semmai per chi ama la dietrologia mi sembra più interessante la figura di questo Mezzasalma che poteva accedere in qualche modo ad informazioni secretate. Ritroviamo, insomma i servizi nello scenario legato al terrorismo...

A giorni il nostro giornale porterà in edicola una serie di film di Silvano Agosti dedicati al decennio '68-'78, quello di tante lotte e battaglie politiche. Gli anni, in qualche modo, che hanno preparato al “mistero” Moro. Che cosa crede sia scaturito da quel decennio?

Il Sessantotto è stato un momento di vitale e allegro spontaneismo, ma già allora si intravedeva quello che successivamente sarebbe stato lo scontro frontale con l'avversario. In quegli anni io militavo col gruppo maoista-leninista, Servire il Popolo, che, come tanti altri gruppi della sinistra extraparlamentare aveva come obiettivo la realizzazione di una repubblica socialista.. Per tutti la fine della società borghese era ineluttabile. Si trattava solo di una questione di tempo. Le Br, imbracciando le armi, pensavano di poterla realizzare subito. Oggi, certo, tutto questo appare assurdo e folle. Così come l'ho mostrato in Buongiorno notte, dove, pur raccontando di allora ho voluto parlare del presente. Quella passeggiata finale di Moro per la città non è solo un'utopia di libertà, ma un desiderio di speranza di fronte ai tempi bui che stiamo vivendo. Bui anche per la politica, tanto che la sinistra si trova a vivere il paradosso di dover compiere una battaglia per difendere le istituzioni, poiché questo governo fa quello che vuole e non ha alcun senso dello Stato.

Intervista di Gabriella Gallozzi – L'UNITA' – 31/10/2003

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