| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |



MUSICA

I due punti di vista di Ben Harper

Giacca di panno vintage a quadroni verdi, inseparabile chitarra Weissenborn in spalla. Ben Harper si materializza così in uno studio fotografico milanese durante la promozione del suo sesto disco da studio Both sides of the gun, in uscita il 17 marzo in Italia. Il songwriter della nuova era blues-rock americana ha presentato l'album in anteprima esclusiva a Supersonic, la trasmissione live dell'emittente musicale take away Mtv. Breve tour per radio e tivvù in vista dell'imminente uscita del suo primo cd doppio. Both sides of the gun è lo specchio sincero della poliedrica vena creativa dell'artista californiano. Lato A e lato B più che un doppio album, ci ha tenuto a precisare l'erede spirituale di Bob Marley, Jimi Hendrix e John Lee Hooker. La prima parte graffiante, dura e la seconda morbida, intimista. Better way, il singolo atteso nei negozi il 10 marzo è già in radio da qualche giorno, è un mantra-gospel ipnotico per dire che un mondo migliore è possibile. Poco reggae rispetto agli scorsi successi, da Fight for your mind fino a Dimonds on the inside, il sophisticated hand del funk-blues internazionale nella sua ultima fatica intreccia magnificamente la chitarra slide (ha imparato a suonarla da autodidatta fin dall'età di sei anni nel negozio di liuti dei nonni) con la sua mistica voce sullo sfondo di brani intimisti e di dura critica alle politiche dell'establishment americano. Dalla gestione della catastrofe dell'uragano Katrina a New Orleans, alla guerra, alla politica e al rapporto con dio ("they keep telling me jesus walked on water, he shoulda surfed"). Onnivoro di ogni genere musicale, soprattutto blues come quello della band dei suoi amici BoWeavil, ma anche della belly dance turca di Üdi Harant fino al rock italiano dei Negrita. Senza tralasciare le ninnananna per i suoi figli, cui dedica pezzi più ricercati come Thanks a lot di Raffi fino ai classici Le vie en Rose di Edith Piaf. Serafico, magnetico svela la sua dedizione e riflessione nell'approccio alla musica, anche per le cover (la prossima sarà Ain't too proud to beg dei Temptations).

Un rispetto per l'ispirazione quasi spirituale. Perché “Both sides of the Gun”?

Significa la grande sfida, l'obiettivo che ciascuno si pone di guardare al mondo da due punti di vista. È nero e bianco, israeliano e palestinese sopra, sotto, destra e sinistra, il giorno e la notte. È quello che vedi quando vedi i due lati di una pistola.

Con Black rain critichi in maniera forte l'amministrazione Bush per la deregulation, la norma che consente lo sfruttamento della manodopera messicana nella ricostruzione delle zone martoriate dall'uragano Katrina. Cosa ne pensi delle politiche ambientali in genere per contrastare l'inquinamento?

Sono favorevole alla regolamentazione severa dell'emissioni di gas delle automobili, delle industrie e per invogliare le persone a viaggiare in mezzi di trasporto che non inquinano. Non voglio essere ipocrita perché per il lavoro che faccio viaggio molto in aereo che produce emissioni di gas molto alte, ma dove vivo utilizzo un'automobile elettronica ( "it takes no gas") e va benissimo. Ripeto non voglio essere ipocrita, noi tutti inquiniamo, penso soltanto che si potrebbe fare di più, che si potrebbe avere un approccio migliore verso i combustibili alternativi.

In Europa però non esistono piani economici mirati per implementare la produzione le costose auto elettriche...

Ma è proprio quello che intendo. Se io fossi Ted Turner, o il ragazzo australiano, come si chiama Murdoch? e avessi tre milioni di dollari farei proprio questo. Per esempio ho due amici, sono ingegneri del college della mia città, hanno un'automobile l'hanno adattata per andare a combustibile alternativo, oli vegetali fatti con il mais, e va bene, l'ho guidata. Una volta ci finì la benzina e andammo in un ristorante a prendere gli scarti di mais per farci il combustibile. Certo la gente comune non lo può fare, ma loro sono ingegneri e possono. Se si facesse su scala mondiale servirebbe molto, il problema è che i politici iniziano le loro carriere con le migliori intenzioni, con il tempo poi si perdono e passano dalla parte del potere, dimenticando cosa li ha spinti ad entrate in politica. Parlano di cose che non si realizzeranno mai, credono che abbiano perso la capacità di sognare.

La politica dovrebbe seriamente dedicarsi a questo,ma non credi che in America, così come in molti altri paesi, dove le libertà individuali e gli elementari diritti civili spesso non sono rispettati (vedi la pena di morte), non ci sia spazio per parlare di ambiente e politiche di sviluppo?

Hai ragione, è proprio questo il punto. Libertà e diritti civili sono elementi di una cultura, non devono essere solo principi utopici ma fattori necessari della realtà e troppo spesso non lo sono, perché si è perso l'obiettivo, la destinazione verso i diritti civili appunto. Bisognerebbe ad esempio impiegare più soldi nell'educazione rispetto a quelli che vengono destinati nell'industria militare. C'è confusione, dopo esperienze come Giulio Cesare, Mussolini, Adolf Hitler che se non fossero stati fermati chissà dove sarebbe andata a finire l'umanità, bisognerebbe capire dunque cosa ancora una volta non sta andando per il verso giusto. Dov'è l'inizio e la fine di tutto questo? Così come noi tutti sappiamo che la guerra in Iraq non è solo una guerra, ma è solo la conquista di un altro posto per investire, e noi ora siamo ipermilitarizzati più dei tedeschi di allora.

Stiamo gettando le basi per nuovi totalitarismi, questo intendi?

Ti faccio un esempio. La prima cosa che si è detto quando si vedevano le persone in New Orleans in tivvù dopo l'uragano era: "Guardate, stanno rubando". Non mi sembrava il momento di giudicare, eravamo di fronte ad una catastrofe umanitaria, le persone erano disperate, emergeva il livello di oppressione e invece tutti lì a sentenziare, quelle immagini facevano il giro del mondo. Ma nessuno si è chiesto perché accadeva? Perché alcune persone sparavano contro gli elicotteri degli aiuti che non riuscivano a portarli in salvo? Se io fossi stato intrappolato sul tetto di una casa devastata dall'uragano e un elicottero mi ronzava sulla testa senza soccorrermi e se avessi avuto una pistola, ecco, molto probabilmente anche io avrei sparato. Se non vuoi che le persone sparino, effettua un controllo sulla vendita di armi negli stati, chiunque utilizzi una pistola dovrebbe riconsegnarla. Non ci si può stupire che poi ci siano sparatorie nelle scuole. Questo è il livello di ipocrisia in America.

E' questa la ragione che ti ha spinto a scrivere "Better way"?

Non è solo questo che mi ha spinto a scriverla, è semplicemente quello che io credo, io credo in una strada migliore. E' quello che voglio che venga scritto scolpito sulla mia lapide quando morirò : " I believe in a better way".

Cosa che ti ispira di solito quando componi?

Sono semplicemente ispirato da tutto ciò su cui si posano i miei occhi.

In "Both sides of the gun" sembra cambiato il tuo rapporto con il tuo primo amore, la chitarra. Ci spieghi come è andata?

Suonare la chitarra slide all'inizio è come essere in caduta libera, sperimenti sonorità, nuovi suoni. Chiunque suoni una Stratocaster o una Marshall ingrana velocemente, ma con una slide non hai una mappa da seguire, puoi sperimentare e il tuo sentire lo traccia solo l'impegno che le dedichi. Adesso il mio percorso è collaudato e perciò più rigenerante, la slide guitar ora mi parla in strade diverse, nuove. Tecnica, passione, metodo.

Tanta musica dal passato. Ma cosa ascolta Ben Harper oggi, c'è qualcuno tra nuove band e musicisti emergenti che ti colpisce?

Innanzitutto i Bo Weivil, incredibile blues band, sullo stile di Tommy Johnson e John Lee Hocker, sono bravissimi. Provare per credere. Poi, per citarne alcuni, i dEUS dal Belgio e i Negrita, la band italiana.

In "Get it like you like it" dici che se Gesù ha camminato sulle acque, sicuramente surfava. Il surf è sempre presente nella tua vita, cosa rappresenta?

Il surf è equilibrio, concentrazione, esci sull'acqua e liberi la mente, quando sei sull'acqua dimentichi cellulare, e-mail e tecnologia. Il surf per me è liberarsi dalla nostra vita piena di consumismo.

Intervista di Ilaria Urbani – IL MANIFESTO – 09/03/2006

altra intervista



| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|