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Ne
è passato di tempo da quando, dieci anni fa, Ben Harper
concedeva per lItalia le sue prime interviste con fare
mistico, svagato e ispirato. La prima volta ci raccontò
che gli era apparso in sogno, tra i fumi della marijuana, niente
meno che Jimi Hendrix e, come un messia, gli aveva indicato la
via del rock da seguire. Così, ci disse, era nato Fight
for your mind, 1996. Oggi, Ben è un altro uomo. Ha
trentasei anni, è sposato con una famosa attrice, ha
figli, e tutta la sua mistica consapevolezza civile e politica si
è indirizzata su un binario più adulto, da
militante universalista. Il suo sesto bellissimo album Both
sides of the gun (due cd: il primo di blues rock
potentissimo, il secondo di poetiche ballate, in uscita venerdì),
è il più esplicito della sua carriera. Non che si
sia mai astenuto dalla battaglia, ma se prima al centro della sua
indignazione cera Rodney King e il popolo afroamericano,
oggi è sempre più il mondo ad interessargli. Si
parte dai problemi di casa, che poi sono i problemi del globo, in
tempi di modello di democrazia americana da
esportazione. Ben, parliamo della canzone Black
rain, la pioggia nera che ha travolto New Orleans
seppellendo le vite e i sogni di tanta povera gente. Che hai
pensato guardando le terribili immagini delluragano? Che
tutto ciò confermava il disastro nazionale nel quale ci
troviamo per colpa della nostra amministrazione e della politica
in generale. Da una parte cè la guerra, da una parte
cè un governo che ha perso la sua capacità di
essere compassionevole nei confronti della sua popolazione. Le
uniche persone ad aver bisogno di un governo sono i poveri,
perché chi sta bene usa i suoi mezzi per gestirsi fuori
dai meccanismi politici. Ma chi non ha denaro ha bisogno di
politiche, e intendo dire di politiche sociali, di aiuto. Ci
voleva una tragedia immane come questa per far capire agli
americani di essere soli. Un Ben Harper più diretto
e politico che mai? Sicuramente, è ovvio fare
musica politica. Ora più che mai visto che i tempi sono
scanditi da scelte politiche. Abbiamo sempre apprezzato la
tua spiritualità, questa tensione continua non facilmente
identificabile con una religione. Che ne pensi della rinascita
spirituale degli ultimi tempi, quella che porta troppo spesso
allestremismo? È un ottimo spunto di
discussione. Come mai la spiritualità viri in
comportamenti estremisti, in ossessione
Non ho ancora
capito perché accada. Per me la spiritualità è
una costante ricerca, un continuo farsi domande anche senza
trovare le risposte, cambiare idea. E invece mi capitano sempre
più spesso persone che nonostante non abbiano fede,
parlano per dogmi. Gli estremismi non li comprendo, già la
vita in sé mi pare una serissima esperienza estrema! A che
può servire altra durezza? Sarà che mi illudo che
la vita è fatta di scelte. Scegli di lavorare, scegli il
tuo compagno, scegli di conoscere gente diversa, di spostarti.
Allora perché limitare te stesso e le uniche possibilità
di conoscenza che hai in vita? Lestremismo ti separa dal
resto del mondo. Sicuramente tra i tuoi eroi musicali
oltre a Robert Johnson e Bob Marley ci sono Marvin Gaye e Neil
Young. Ecco, il secondo disco, quello più acustico, ci
ricorda a tratti, oltre Gaye, proprio il Neil Young di
Harvest
Oh, ho appena visto il
nuovo film su Prairie wind di Neil Young. Ed è
stato di enorme ispirazione. Dobbiamo tributare il massimo
rispetto a uno dei più grandi songwriter di sempre. Una
delle mie canzoni preferite in assoluto è Comes a time.
È buffo che tu li abbia citati entrambi perché se
ci sono due dischi della mia vita quelli sono Harvest e
Whats going on. E se tu nel mio disco hai sentito
qualcosa di loro, ecco.. questo mi impressiona molto. Nel
primo cd invece cè tanto blues, forte e sporco, alla
maniera dei bianchi, di gente come i primi Stones o i Led
Zeppelin
Che dire? Ovviamente non era una scelta
studiata. Le canzoni spesso hanno vita propria, parto da una
piccola idea e poi lo sviluppo è quasi inconscio. Young
nel suo ultimo disco dedica unintera canzone alla sua
chitarra, una Martins appartenuta nientemeno che ad Hank
Williams. Anche tu hai un rapporto simbiotico con la tua
chitarra, vero? Il suo suono è quello che mi ha
spinto a cominciare la carriera di musicista. Quello della
chitarra slide
È enormemente importante per me. È
il suono che mi accompagna in ogni momento della mia
giornata. Attraverso la tua musica e i tuoi testi, fin dal
primo disco del 1994 Welcome to the cruel world
cercavi di scuotere le coscienze del popolo afroamericano. Lo fai
anche qui, con il bellissimo gospel indiano di Better
way e tutto il resto. Oggi, che sono passati 12 anni
dal tuo esordio, senti di vivere in un mondo più o meno
consapevole? È uno dei miei chiodi fissi quello
della consapevolezza. La mia e quella della gente che
mi sta attorno. È il chiodo fisso della musica di Bob
Marley. Diffondere un messaggio che stimoli la consapevolezza, un
messaggio positivo. Posso solo dire che chi mi circonda ha un
alto grado di consapevolezza.
Intervista di Silvia
Boschero L'UNITA' 17/03/2006
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intervista
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