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CINEMA

“Io Pinocchio”

Intervista a Roberto Benigni

altro su Pinocchio, di Collodi

Pinocchio, il nuovo attesissimo film di Roberto Benigni, esce in anteprima mondiale in Italia in un clima gelido e rovente. Gelido come la proiezione privata in cui centinaia di giornalisti non smettevano di pensare a cosa pensare avrebbero scritto l'indomani anziché lasciarsi andare alla visione del film.

Rovente come le polemiche suscitate dal fatto che Pinocchio viene distribuito da Vittorio Cecchi Gori insieme alla Medusa, la società cinematografica di proprietà di Silvio Berlusconi. In questo clima, il film finora è stato guardato, ma non visto, unicamente dagli addetti ai lavori. Adesso, lo vedrà il pubblico, lo vedranno gli adulti e i bambini, e finalmente sapremo, come accadde per la Vita è bella (prima accolto con sospetto, poi baciato dalla grazia) se Roberto Benigni ci ha consegnato un altro capolavoro. Attendiamo fiduciosi. E intanto, facciamo parlare lui.

Pinocchio” è il film più importante del cinema italiano, come lo era ai suoi tempi “Otto e mezzo” di Fellini. Perché Fellini? Perché questo non è un film felliniano. “Pinocchio” secondo me è il primo film di Fellini dopo la morte di Fellini.

Ma che bella dichiarazione d'amore. Però un pochino immeritata. Associare Pinocchio a Otto e mezzo è meraviglioso perché è il mio film preferito di tutti i tempi, insieme a Luci della città di Charlie Chaplin e allora...

Pinocchio” ha tutto di Fellini. Ne parlavi con Fellini...

Fellini è sempre questa grande quercia del cinema italiano, dove tutti ci siamo rasserenati sotto l'ombra per non essere seccati dal sole della mancanza di creazione. Ci ha protetti sempre tutti, ci ha dato gli esempi, le sue fronde hanno fatto abbeverare e mangiare tanti uccellini, tutti gli esseri viventi del mondo. Quando ero lì, io sono stato sotto di lui, lo guardavo e mi dicevo “cadesse una ghianda, che me la piglio!” Ecco, da quella ghiandetta, da quella scintilla legnosa è nato Pinocchio. Dopo aver fatto questo film sono talmente immedesimato che come vedo un albero lo abbraccio e lo chiamo babbo. Anzi, farei una proiezione nelle foreste perché i parenti di Pinocchio se lo meritano, è la famiglia sua, io proporrei insomma una proiezione nei boschi. Adesso tu mi parli di Fellini ed è una cosa che io ho detto e stradetto, ma non si dice mai abbastanza perché è una cosa bella. Avrei tanto voluto vederlo fatto da lui. Avrebbe fatto la magnificenza del cinema. Era colui che possedeva tutte le qualità. Perché tanti registri ne hanno una, straordinaria, come Antonioni, Pasolini, Visconti, ma Fellini come Beethoven aveva tutte le qualità messe insieme. Anche se parlava di un bicchiere ne parlava come se fosse Ariosto e tu stavi a sentirlo estasiato. E allora se dentro il film che ho fatto ci fosse una scintillina del maestro sarebbe meraviglioso.

Secondo me tu hai fatto questo film come lo avrebbe fatto Fellini alla tua età, con gli esterni negli interni, tutto in teatro di posa, tutto ricreato.

In questo senso è molto fellininiano. Perché poi molti collaboratori erano i suoi collaboratori, compreso il povero Danilo Donati che adesso non c'è più, cioè un talento, una specie di Tigri e Eufrate messi insieme del talento, aveva delle ondate che ti sommergevano. Non si respirava proprio, si affidava ad avere Danilo Donati, era spettacolare! E allora spero che dentro ci sia quel grande cinema che lui amava, quel cinema dell'invenzione, della ricostruzione, del regista che riesce a dirigere persino le nuvole come è accaduto in questo film, dove grazie agli effetti speciali c'è una grande libertà d'immaginazione. Sono riuscito a dirigere anche il mare e gli ho potuto dire: “Stai recitando male, Mar Tirreno!”. Sembra proprio la genesi, ti dà proprio l'impressione antica del regista deus ex machina per eccellenza. Voglio la Luna numero quattro, voglio la Zolla numero cinque! E' una cosa spettacolare. Molto felliniana in questo senso, perché lui cambiava suono anche alle gocce d'acque che cadevano.

Visto che siamo sul divino, che ne pensi di quella corrente di pensiero che definisce Pinocchio un Gesù Bambino laico?

Sono sciocchezze, come se ne dicono tante. Si può dire tutto, e tutto è lecito, per carità, ma Pinocchio è Pinocchio, su questo non c'è discussione...

Però il padre falegname, nasce senza madre, la Fata Turchino è un po' come la Madonna, e viene impiccato anziché crocifisso...

Oh, quante barzellette sono uscite fuori! Si potrebbe leggere in chiave cristiana, si può leggere in qualsiasi chiave. Però, non è mai approfondita nel libro questa cosa qui. Certo, Collodi era imbevuto di cattolicesimo, aveva studiato dai preti, era uno come tutti noi. Anch'io sono stato cullato dal suono delle campane delle chiese, andavo a confessarmi due volte al giorno, portavo le cose al prete, sono stato sotto le tonache chissà per quanto tempo. E' una cosa meravigliosa, che gli puoi dire? Poi, l'invenzione di Dio è una storia talmente bella, come si fa a non crederci? Dice: “Non credo in Dio”. Ma perché? Perché no. Allora non si crede a nulla! Ma che c'è di più vero di Dio, di Pinocchio, sono lì, sono delle invenzioni talmente belle, magari ce ne fossero di più! Uno si mette a discutere se è vero o non è vero? Ma io la piglio, è una cosa di una bellezza! Quando uno ti butta la bellezza addosso, acchiappala, non ti mettere a discutere! Bisogna essere generosi, esuberanti. Questa è una storia sacra, perché Collodi era pieno di cattolicesimo come tutta la nostra cultura, e infatti lo scrittore quando muore dice la parole di Gesù Cristo in croce, tradotte in toscano. Certo, è vero che Geppetto è un falegname come San Giuseppe, la Fata Turchina è un po' l'immagine anche della Madonna. Pinocchio va' dentro la balena che è un episodio della Bibbia...Oddio, a dir il vero è un pescecane. E' stato Walt Disney che l'ha fatto diventare una balena, ma noi abbiamo riportato il pescecane...

Diciamo pure, per molti che non lo sanno, che Disney ha il copyright sulla balena. La balena la può usare solo Disney.

Solo Disney. Perché quella è un'idea sua originale. In questo film, per esempio, tutto quello che faccio io l'ho fatto solo io e non lo può fare più nessuno. Se muovo un dito in un certo modo, nessuno lo può rifare perché ci ho messo il copyright. Ho scritto “erre” proprio qui, sul dito.

Parliamo della Fata Turchina. E' molto diversa secondo me da quelle viste finora. Sembra una mamma apprensiva, più che una specie di divinità...

Naturalmente, il personaggio della Fata Turchina è il personaggio più complesso di tutta la storia, a parte Pinocchio. E' il più complesso perché è, la parola è brutta, la metto tra virgolette, è il personaggio più moderno. E' moderno nel senso che tra lei e Geppetto ci sono migliaia di secoli di differenza. Mentre Geppetto potrebbe essere Laio di Edipo Re, la Fata Turchina appartiene a domani, è oggi stesso. Addirittura è lei che manda Pinocchio tra le braccia di Lucignolo con un principio sacrosanto, cioè dicendo: “Una volta data la fiducia, è giusto che nel giorno più importante della tua vita ti voglia con te l'amico del cuore”. E' una cosa bellissima, è proprio moderna, ma io appunto non vedo la Fata Turchina come un personaggio apprensivo. Lei è vigile ma non è appensiva. Lei è preoccupata perché sa che la bellezza di Pinocchio non può durare tanto. La Fata Turchina ha una leggerissima, sottile, malinconia perché sa che la felicità non c'è, ma abbiamo il dovere di cercarla. E' una cosa che fa stare male, che spacca il cuore, come dicono gli inglesi excruciating, “straziante”, è una delle poche parole che ho imparato. E così excruciating che anche a me mi commuove proprio tanto. La Fata Turchina ama la bellezza e quello è il momento della bellezza, ma sente che non può durare e cerca di farmi durare il più possibile. Infatti, quando diventa un altro se ne va, come tutte le mamme sane...

E dice anche “era un bel burattino”...

“Però era un bel burattino”. E lui quello che lei amava, non quello che verrà. Ma queste sono tutte interpretazioni sai, son belle da mettere là, senza andare a interpretarle personalmente. Ho cercato di restare fedele al mistero del libro che poi, non esageriamo insomma, è una favola.

Tra l'altro il film ha un finale davvero straordinario, con l'idea dello sdoppiamento tra il burattinaio e il bambino.

E commovente. Devo dire che il modo in cui Nicoletta Braschi ha interpretato la Fata Turchina mi ha condotto per mano, ha aiutato me a dare a Pinocchio uno spessore, anche questa è un'altra brutta parola, ma insomma ecco ci sono dei momenti in cui ci si commuove. Per far commuovere, un barattino da solo non basta. Un burattino, al massimo, può essere patetico. Per commuovere, bisogna che abbia dentro un cuore che che batte, che pulsa, proprio forte forte. E glielo fa battere la fata, anche nella maniera in cui lei ha recitato il suo personaggio, così come Lucignolo fa battere il cuore e anche Geppetto per altre vie. Insomma, gli attori poi son tutti straordinari. Il Gatto e la Volpe sono meravigliosi.

Ecco, il Gatto e la Volpe sono un'assoluta rivelazione. Tanti storcevano il naso quando si seppe che avevi scelto i Fichi d'India.

Cosa vogliono storcere il naso con due clown?! Due clown più che storcere il naso fanno drizzare le orecchie! Sono spettacolari. Due clown sono due clown. Si prendono come sono anche quelli, è un regalo. Poi sono una coppia affiatata, sono bellissimi, hanno due facce meravigliose.

Tu hai avuto molte pressioni, pressioni comprensibile, dai produttori americani di “Pinocchio”, per usare delle star americane. Si son sentiti tanti nomi. E invece tu hai voluto restare fedele alla compattezza del film prendendo tutti attori italiani.

Si capisce, se a un certo punto arriva un americano non è...

Non so, faccio un nome non a caso, se Lucignolo fosse stato Johnny Depp?

Ho capito, Johnny Depp. Ma come si fa? E' dura, no? Se improvvisamente ti arriva Al Pacino nel film, anche se è uno dei più grandi attiri di tutti i tempi, come si fa a fare gli spaghetti col ketchup? Questa è una storia italiana, poteva pure essere una scelta per il mercato, ma ci sono le leggi non scritte degli dei che sono più potenti. Perché si sente che questa storia bisognava farla in Italia, con tutti attori italiani, in italiano. Ora proveremo a farla anche in inglese, perché i bambini non possono leggere i sottotitoli, però provo a doppiarla io. Essendo un burattino appena nato, posso anche permettermi di parlare male la lingua, come qualche volta accade nel libro, dove ogni tanto Pinocchio storpia l'italiano.

Senti, parliamo un attimo di tecnica e di regia perché poi non se ne parla mai, ma ti sei andato sempre più affinando. Tra l'altro, in questo film hai avuto anche come attore l'obbligo di tenere conto degli effetti speciali, e quindi di non poterti muovere troppo, proprio tu che hai questa gestualità così esuberante.

Se vogliamo fare un discorso semiserio perché serio non si deve fare, e profondo nemmeno, a proposito di regia, se vogliamo fare un discorso semiserio, la regia cinematografica pone il problema di dover raccontare con la macchina da presa. Uno dice sempre: “L'avrò messa nel punto giusto?”. Perché è l'infinito che ti si presenta davanti ogni volta. L'infinito. E allora trovare quella via della semplicità, che c'è e sta solo in un punto, della semplicità, invece di passare nella volgarità, è così difficile eppoi è un tutt'uno. E' straordinario, perché la regia ha molto a che vedere con il mio passato nell'agricoltura. Lo dico perché lo sento vero. Quando il mio babbo batteva il grano ed era l'unico momento dell'anno che c'era tanta di quella gente...Chi faceva i fili di ferro, quelli che erano addetti a prendere le spighe, quelli che tagliavano la pressa, quelli che raccoglievano, le donne che intanto in casa facevano i sacchi, quelli che buttavano l'acqua, quelli che seccavano, era una cosa! E le riprese sono uguali alla battitura. Se tu sapessi com'è difficile coordinare questi movimenti armonici, era un'immagine di una bellezza! Mi ricorda tanto il movimento del set, proprio la battitura, quando si metteva da parte il grano e faceva bene a tutti. Veniva fuori questo pane, un miracolo! Il pane, che è la cosa più semplice, più povera, più lieta e più antica del mondo, era un racconto. E come si fa a raccontare un pezzo di pane che viene fuori come Pinocchio? La macchina da presa è l'occhio del Nostro Signore, no? Allora è difficile dire a Nostro Signore: “Posso guardare là?”. Hai visto quando c'è la macchina da presa che si muove come ti sembra di essere dentro il film, e devi misurare tutte le emozioni, quante volte darle, come darle? Senza contare la direzione degli attori, che è difficilissima perché è il regista ovviamente che deve dare il senso. Una battuta detta in un modo o in altro cambia il senso totalmente, insomma è una traduzione, come uno che traduce in un'emozione un pezzo di legno, o un pezzo di carta. E così una luce che può cambiare una faccia e da seria farla diventare malinconica. Una luce sbagliata può rovinare il film. Il montaggio, poi, è come quando arriva il fulmine di Frankenstein sul cadavere e lo fa diventare vivo, perché uno prima del montaggio presenta 'sto cadavere, l'han girato tutti, e al montaggio zac! Ecco i fulmini!

Il film è montato stupendamente. Non si dice mai, ma Simona Paggi è bravissima.

Ti ringrazio perché è vero.

Chi sono i tuoi modelli come regista?

Il mio maestro, a parte Federico Fellini, è Luis Bunuel. Se il cinema è sogno, Bunuel girava proprio con la tecnica del sogno. Irripetibile. Nessun altro al mondo lo può fare. Cioè, Bunuel non è che girava con i campi, i controcampi, i carrelli. Girava come si sogna. E io non ho mai capito come faceva. Come si fa a vedere il mondo come lo vedeva Bunuel, cioè sempre sognando? Tu entravi in un film di Bunuel ed entravi in un tuo sogno. Era un sogno e tutte le immagini erano girate come in un sogno. Dall'altra parte c'è Fellini che era una cattedrale. Bisognava trovarcisi dentro perché i raggi di luci dalle finestre si dipanassero in milioni di colori. L'altro era De Sica, francescano. Non la vedevi la regia, così come non la si vede in Charlie Chaplin, è un grandissimo regista. La macchina da presa non la muoveva mai. Ora non è che non si debba mai muovere la macchina da presa. La muoveva, eccome, però non lo faceva mai vedere. Era un mistero. Quante volte li ho visti quei film. Ma non solo, la scelta dell'obiettivo, piccoli carrellini, che muovevano tutti gli organi del corpo. Eppoi ci sono grandi maestri che muovono la macchina come Bertolucci o Kubrick, o Max Osphuls che sono talenti straordinari, un altro stile che amo in un'altra maniera, pur essendo più legato alla letizia di quelli che ho citato prima.

Non so perché, ma vedendo “Pinocchio” ho pensato subito al “Piccolo Diavolo”, un altro personaggio che anche lui nasce divinamente. Direi che “Il Piccolo Diavolo” era un Pinocchio modello Giuditta.

Ho sempre fatto Pinocchio, in tutte le cose che ho fatto. Il Piccolo Diavolo era Pinocchio, Walter Matthau era Geppetto in pieno. Era uguale identico. E anche lì c'era la Fata Turchina che appariva con Nicoletta Braschi. L'ho sempre rincorso, Pinocchio. In fondo, lo era pure Il Mostro, lo era Johnny Stecchino, era un po' Pinocchietto anche quello della Vita è bella, se vogliamo.

Il modo in cui Pinocchio raggiunge il palcoscenico del Teatro dei Burattini mettendo i piedi sugli schienali delle sedie credo farà venire a molti il ricordo immediato della Notte degli Oscar del 1999 quando sei andato a prendere la prima statuetta.

Sì, però quella era una citazione da Pinocchio. Non è che Pinocchio cita la presa degli Oscar. Era già lì. Però era esattamente la stessa cosa. Dovevo saltare sulle teste degli spettatori perché ho talmente letto tanto Pinocchio e mi sento che appartengo così tanto al mondo dello spettacolo che mi sembrava naturale. Quando Sofia Loren ha detto: “Roberto Benigni” ho pensato che dicesse: “Vieni dalle tue sorelle burattine!” e ho risposto: “Eccomi amici del cuore, vengo!” . Mi sento così tanto in questo mondo, e così ho pensato che finalmente mi avevano visto fuori e mi avevano chiamato.

Adesso ci stai per tornare. “Pinocchio” esce il 25 dicembre negli Stati uniti e vai, credo con un certo anticipo, a farti una tournée, non lunga come quella della “Vita è bella”, immagino.

No, un pochino meno. Sennò, mamma mia, chi ce la fa? Dovrò tornare magari dopo, se vogliono bene al film, se ci sarà qualche notizia sugli Oscar, che poi questo film dovrà essere doppiato, non avrà diciamo l'impatto della “Vita è bella”. Non so se la spinta per gli Oscar sarà la stessa, questo film prevede per gli Oscar sarà la stessa, questo film prevede un altro tipo di strada, un altro percorso, però se gli vogliono bene sarò lì presente, l'accompagnerò vogliono bene sarò lì presente, l'accompagnerò per mano per fare le cose più belle che ci siano, per portarlo di nuovo nel Teatro dei Burattini.

Perché quello è il Teatro dei Burattini di oggi.

E certo!

Fai gli scongiuri, però lo credo che “Pinocchio” possa avere anche più possibilità della “Vita è bella”. Io penso che Danilo Donati di Oscar ne meriti almeno tre. Anche la sua morte, mezz'ora dopo aver finito il suo lavoro, è un fatto quasi soprannaturale.

La morte di Danilo Donati mi ha lasciato come Molière, proprio sui legni, sulle tavole del palcoscenico. Ha consegnato l'interno della pancia del pescecane, i colori ha dato, e ogni minimo dettaglio, e poi ha detto: “Vado a casa, sono un po' stanco”. Saranno state le quattro, le cinque del pomeriggio, e alla mezzanotte dello stesso giorno se ne è andato.

Credo felicemente, perché quando uno compie un'impresa del genere...

E' rimasto con un leggero sorriso. Io sono andato il giorno dopo a vederlo e aveva sottolineato sul suo tavolo una frase di Leopardi che dice: “Nulla si sa, tutto si immagina”.

Parliamo di Papigno. Questa fabbrica abbandonata vicino a Terni dove tu hai fatto prima il campo di concentramento della “Vita è bella” trasformandolo poi, per “Pinocchio”, in un modernissimo teatro di posa.

Devo ringraziare molto il produttore Mario Cotone che ha fortemente voluto questa cosa e Nicoletta Braschi. E' stata scelta di assoluta libertà e abbiamo potuto fare quello che volevamo. Un entusiasmo, il numero delle persone, tutta la città di terni. Eppoi, le dimensioni stesse dei teatri, che sono tra i più grandi del mondo, è una cosa che ha aiutato proprio tanto la riuscita del film.

E farai altre cose lì?

Je voudrais bien. I would like. Magara! Spero proprio tanto. Anzi, sicuramente. Come mi viene in mente un'idea la penso oramai dentro a quel luogo là che è un luogo anche quello di fantasia, sembra proprio una cosa fantastica. A volte mi sveglio la mattina e penso che non ci sia, talmente è bello.

Una curiosità. Ho sentito dire che sta per riuscire “Daunbailò” al cinema.

L'ho sentito dire anch'io. Non ho la certezza, ma credo di sì. Probabilmente, sull'onda di Pinocchio sai. Anche in America, quando La vita è bella travolse un po' tutti, fecero riuscire Son of the Pink Panther, The Little Devil, The Monster...

A proposito dal tuo inglese. Lo vogliamo svelare il trucco?

Quale trucco?

Che cosa ti sei letto, a cosa hai lavorato per costruire questo inglese straordinario che ha sbalordito gli americani per i termini aulici, raffinati, ricercati, adesso lo vogliamo dire?

L'unica cosa che posso dire è che amo i poeti americani.

Se non sbaglio, il tuo inglese è firmato Walt Whitman...

Walt Whitman che amavo tanto e lo provavo a dire a voce alta perché tutti i grandi poeti vanno detti a voce alta, bisogna urlarli, quelli belli bisogna urlarli. Sbagliavo tutti i termini però alcuni ogni tanto li azzeccavo giusti, come se uno viene in Italia e...

...e parla come Dante.

E parla come Dante, appunto. Quindi qualche frase, quando stavo lì, riuscivo a metterla nel mezzo. Whitman, o Frost, o Carlos Williams, quei poeti insomma che hanno quella lingua così bella...

...e che hai usato con grandissimo effetto in America.

Ogni tanto sì. E anche William Blake, che non è americano ma possiede un linguaggio di una bellezza.

Senti, c'è questa cosa che serpeggia...Vogliamo parlare del fatto che la Medusa, cioè Berlusconi, distribuisce il tuo film?

Come, serpeggia? Non serpeggia per niente. Bisceggia. Pinocchio lo distribuisce la Medusa insieme a Cecchi Gori, il quale non ha passato un buon momento e gli mando il mio affettuoso saluto. Lui si è trovato un po' in difficoltà e ha dovuto cercare una distribuzione nazionale, perché era meglio una distribuzione nazionale così Pinocchio è rimasto in Italia. Io sono molto contento della scelta della Medusa. Berlusconi ci distribuisce anche le sue leggi, è un gran distributore, e quindi, perché non posso andare con la Medusa? Ma allora ti viene paura proprio. Uno si impaurisce. Ma che scherziamo? Ma qui siamo ancora in Italia. Io vado al manicomio quando mi dicono che non si può lavorare con la Medusa. Se uno dice: “Faccio 'sto film con la Medusa”, l'altro risponde: “Lo potevi fare con gli altri”. Certamente! Ma allora se viviamo così, uno se ne va via, oppure esce fuori e spara. Si va al manicomio, proprio su questa cosa. Allora uno non deve a comprare un panino da Standa, non può andare al cinema, non può andare a vedere il Milan. E che è successo? Se questa seggiola è di Berlusconi, oddio, che devo fare? Mi devo alzare di scatto? E' roba dell'altro mondo. La Medusa è un'ottima distribuzione, anzi sono lieto proprio di lavorarci. Ci mancherebbe. Allora mancherebbe la libertà. Se non posso avere la libertà di lavorare con Berlusconi, siamo rovinati proprio...

Senti, ti faccio una domanda alla quale non mi risponderai e ti capisco. Che farai dopo? Io so che hai già dei progetti...

No, ma son quei progetti, metti san Francesco, ora non credo...

O Dante Alighieri...

Magari. Ma dante, come si fa a fare Dante, magari...Io un progetto vero mica ce l'ho. Ti potessi rispondere, sarebbe spettacolare.

Non ci devi nemmeno pensare, in questo momento. Anche perché stai cominciando un viaggio che durerà tanto.

Eh sì, adesso devo accompagnare Pinocchio. Sai, Pinocchio quando nasce non cammina in quella maniera ma poi corre forte Pinocchio, ma forte forte che non lo piglia nessuno. Però, all'inizio va un po' aiutato. Lui muove le gambette...C'è quella immagine che non ho potuto fare perché sono troppo grande, quando Geppetto lo prende in mano e gli insegna i primi passi e lui subito scappa, quella è bella, è amorosa. I primi due, tre passettini Pinocchio va accompagnato. Lo racconta il libro. Lo vuole Collodi. E lo devo accompagnare. Per pochi passi. Non tanti. Poi corre da sé. Forte forte.

Intervista di David Grieco – L'UNITA' – 10/10/2002

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