Tahar Ben Jelloun

IL SECOLO XIX - 21/11/2001

Ben Jelloun e l'Islam

Tolleranza e fanatismo secondo un musulmano laico

Sull'abbrivio del grande successo editoriale di “Il razzismo spiegato a mia figlia”, che gli è valso nel '98 il “Global Tolerance Award” conferito dal segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun torna a contrapporre fanatismo e tolleranza, totalitarismo e democrazia, nel nuovo breve saggio “L'Islam spiegato ai nostri figli” (Bompiani, pp.99, £.12.000). All'autore, che da tempo vive a Parigi ma è in Italia dove il suo libro esce in prima mondiale, abbiamo posto alcune domande.

I musulmani come lei, tolleranti e desiderosi di pace, in che modo hanno vissuto l'attacco dell'11 settembre?

I musulmani aperti al dialogo interreligioso sono stati le prime vittime di questo attacco integralista, perché il fanatismo fa fare passi indietro al progresso e alla comprensione tra i popoli, che deve l'obiettivo comune. Io poi mi sono sentito interpellato innanzitutto come padre di famiglia. Dopo l'11 settembre, tornando a casa ho sentito la mia figlia maggiore spiegare al fratellino che i musulmani erano cattivi perché avevano causato la morte di tante persone. Dopo aver cercato di spiegare ai miei figli che la religione non può mai giustificare l'uso della violenza, ho pensato che potrebbe essere utile scrivere una breve storia dell'Islam per rispondere intero si sta ponendo attorno a questa ondata di terrorismo che porta il marchio dell'Islam. Dopo essermi documentato su parecchi libri, ho scelto di scrivere in forma dialogica, raccontando a mia figlia la storia di Maometto e lo sviluppo dell'Islam fino ad oggi e rispondendo alle sue domande ed obiezioni, che rispecchiano i punti più controversi, chiarendo il significato di alcune parole-chiave che sono spesso fraintese.

Può fare qualche esempio?

“Jihad” è una parola che significa “sforzo”, e all'inizio è stata interpretata come “sforzo su se stessi per vincere le tentazioni”, poi quando Maometto fu perseguitato dai suoi nemici, questa parola venne usata per chiamare i fedeli alla guerra. Oggi il concetto di “guerra santa” non ha più senso, perché la religione islamica non è minacciata. Anche il significato di “Sharia'm”, la legge coranica, è stato travisato: si tratta di un'indicazione, non di un quadro giuridico.

Nel suo libro, lei ammette di non essere un musulmano osservante: non pensa che l'immagine di un Islam fondamentalmente tollerante e pacifico sarebbe più credibile e rassicurante se fosse presentato da una persona praticante? Oppure l'integralismo rappresenta la maggior parte dei praticanti, e non soltanto una fascia di estremisti?

La pratica religiosa appartiene alla sfera della responsabilità personale nel rapporto con Dio. Penso che la mia visione laica sia una garanzia di obiettività, perché appare subito evidente che non cerco da fare del proselitismo, ma mi esprimo in piena libertà. Sono stati i miei genitori, che erano molto osservanti, ad educarmi alla piena libertà nell'espressione religiosa. C'è molta differenza tra islamici e islamisti: gli islamisti cercano di imporre con la forza uno stile di vita schematico e riduttivo, e comportamenti obsoleti, per tenere sotto il loro potere le masse ignoranti.

Quale può essere la via per superare l'integralismo?

Dato che l'integralismo è nutrito da tre fattori, e cioè povertà, ignoranza e totalitarismo, per vincerlo è necessario portare benessere, istruzione e democrazia. Non sempre il mondo occidentale si muove in questo senso. Mi riferisco ad esempio alla cecità degli Stati Uniti nei confronti di paesi come l'Arabia Saudita, dove vige la legge coranica e tutti i diritti umani sono calpestati. Non tutti i paesi musulmani sono oscurantisti, in Tunisia ad esempio ci sono leggi a favore delle donne, ed è vietata la poligamia.

La poligamia è una delle grandi difficoltà per i musulmani che vivono in paesi esteri: in Italia c'è che dice che bisognerebbe rispettarla come usanza.

Ma oggi la poligamia è in estinzione anche nel mondo islamico. Del resto, se si legge con attenzione il Corano, ci si rende conto che è una pratica sconsigliata, perché viene imposta la condizione di amare tutte le mogli nello stesso modo, cosa che in realtà è impossibile.

Oggi il mondo occidentale dà prova di grande interesse per l'Islam, si cerca di documentarsi; non sembra succeda altrettanto dall'altra parte.

Questo perché l'Islam è in una fase di decadenza. All' apogeo della cultura islamica, che coincise con la diffusione della conquista araba in Europa, succedeva il contrario. Sono stati gli arabi, fra l'altro, a riportare in auge la filosofia classica in un'Europa barbarizzata. In chiusura del mio libro c'è un breve elenco di parole di origine araba, per mostrare la profonda influenza islamica nella cultura europea. L'integralismo e la chiusura odierna dimostrano che persiste la fase di decadenza, perpetuata, come dicevo, dall'ignoranza e dalla povertà.

Intervista di Daniela Pizzagalli – IL SECOLO XIX – 21/11/2001

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO |
LA POESIA DEL FARO|