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CINEMA

Benvenuti scagiona Giuliano

Paolo Benvenuti, colpito da improvvisa notorietà – è lui che ironizza sulla cosa – ringrazia per aver avuto l'occasione di presentare “Segreti di stato” alla Mostra, ed entra subito nel vivo, affiancato dallo storico Nicola Tranfaglia, che ha anche scritto la prefazione al libro-sceneggiatura edito dalla Fandango libri.

“Il film – dice Benvenuti – vuole essere uno strumento che costringa gli storici e i politici ad interrogarsi sulla prima menzogna di stato del dopoguerra”. Lapidario.

Ma, allora, questo Salvatore Giuliano?

Un capro espiatorio, nient'altro. Esattamente come Oswald per l'assassinio di Kennedy. Non dimentichiamoci che William Colby, notissimo ex agente della Cia coinvolto nel complotto di Dallas disse “l'Italia è stata il più grande laboratorio di manipolazione politica clandestina. Molte operazioni organizzate dalla Cia si sono ispirate all'esperienza accumulata in questo paese”. Più chiaro di così...

Ma allora Giuliano venne semplicemente manipolato?

Certo. Lui non avrebbe mai sparato sui “suoi” contadini, vale a dire sulla gente che lo portava in palmo di mano. Tutta l'operazione venne orchestrata da James Angleton, capo delle Operazioni speciali dei servizi segreti americani in Italia. Fu lui a far credere al romantico e ingenuo Giuliano che sognava una Sicilia “americana”, quarantanovesima stella sulla bandiera Usa, che ciò poteva avvenire se lui avesse tagliato la testa al “verme” comunista che stava prendendo troppi voti sull'isola. E la testa era quella di Li Causi, il numero uno del partito, che quel fatale 1° maggio 1947 doveva tenere un comizio proprio a Portella della Ginestra.

Dunque, se non fu Giuliano a sparare sui manifestanti, furono veramente altre “squadre”?

Certo, ho qui accanto a me – la vedete (lei, poverina, sorride e si schermisce) la signora Cristina La Rocca, che ha da 56 anni una scheggia di granata fra cuore e polmoni, allora aveva 9 anni e il referto che le fecero in ospedale parla di una “pallottola”.

Allora torniamo al problema dei vari calibri e dei vari tipi di bossolo che vennero trovati sul luogo della strage?

Sicuro: è storicamente accertato che Salvatore Giuliano aveva un mitragliatore Breda calibro 6,5mm e i suoi uomini dello stesso calibro. Allora come spiegate che molti braccianti vennero colpiti da pallottole calibro 9mm, sparate dai mitra in dotazione alla polizia o da schegge di granata?

E qui si arriva a Junio Valerio Borghese?

Appunto. Il comandante della Decima Mas venne salvato da Singleton in persona, che fece uscire dai luoghi di detenzione anche una trentina di repubblichini subito ingaggiati dalla Cia. Alcuni vennero addestrati a Venezia, un piccolo numero addirittura in America. E gli uomini della Decima erano noti per la loro abilità con i lanciagranate montati sui loro moschetti...

Ma questo macchinoso complotto a che doveva servire esattamente?

A “scoraggiare” il Pci che in quel momento aveva ottenuto la grande maggioranza nel'isola e ridare potere ai latifondisti rimandando la riforma agraria. Gli Usa potevano tollerare i comunisti all'opposizione, ma mai al potere su quella che consideravano la loro “portaerei” nel Mediterraneo.

E funzionò?

Certo: Togliatti che era prudente non volle rischiare un'altra guerra civile come stava avvenendo in Grecia ad opera degli inglesi.

E il presunto coinvolgimento del Vaticano? Nel film si fanno i nomi di don Luigi Sturzo, di Pio XII, del cardinale Montini...

Don Sturzo, esiliato in Usa dopo l'avvento del fascismo, si legò notoriamente ai servizi segreti americani e li aiutò, con liste di uomini “fidati” sull'isola, per lo sbarco. Tutto ciò è documentato e si sapeva. E non appena rientrato in Sicilia, a guerra finita, riprese i contatti con i suoi pupilli anticomunisti, tutti destinati a brillanti carriere politiche.

Ma è sufficiente questo per coinvolgere i vertici della Chiesa nei fatti di Portella?

Di provato non c'è molto, a parte le numerose coincidenze. Ma un fatto documentato è questo: si è sempre detto che Gaspare Pisciotta, numero due di Giuliano, venne eliminato all'Ucciardone con un caffè avvelenato dallo zucchero misto a cianuro. Di ciò venne incriminato il padre stesso di Pisciotta, che si beccò sedici anni di galera, in realtà Pisciotta venne fulminato da un ricostituente avvelenato, che gli era stato dato nell'infermeria del carcere e che, a delitto avvenuto, venne sostituito con uno innocuo. Ciò è provato. Così come è provato che il ricostituente stesso non era reperibile in commercio in Italia. L'unico ad averlo era l'infermeria del Vaticano...

Intervista di Fausto Serra – IL SECOLO XIX – 30/08/2003

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