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altre interviste a Beppe Grillo

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Grillo ruggisce in rete

L'Apocalisse? Fa un po' meno paura. Da quando Beppe Grillo si è lanciato nei blog e imperversa su internet raccogliendo un fiume di scontenti, la pagine più nere della vita degli italiani sembrano rischiararsi come un cielo spazzato dalle nuvole.

Nel suo nuovo spettacolo "BeppeGrillo.it", in scena domani sera al Palasport di Alassio, giovedì e venerdì al Palasport di Genova (biglietti a 18, 22,5 e 27 euro più prevendita), il comico scopre la pietra filosofale della comunicazione: il blog, ovvero il racconto di un fatto, proprio o pubblico, su sito internet, in questo caso quello del titolo, dove il pubblico riversa tutto il proprio scontento che Grillo, puntualmente, amplifica dal palco.

Così, a 56 anni, dopo aver fustigato i costumi di politica, industria, consumismo ed essersi guadagnato l'ostracismo in televisione per parlare troppo a ruota libera. Beppe Grillo sbarca sulla rete per la battaglia campale, quella che potrebbe davvero salvarci dall'Apocalisse: la battaglia per l'informazione e per il libero accesso al sapere.
Per il momento, oltre a raccogliere una fortissima adesione on line, Grillo sta facendo lo stesso dal vivo, visto che dal 26 gennaio, quando debuttò a Pordenone, i suoi spettacoli sono tutti esauriti. Perché il meccanismo, diabolico nella sua semplicità, è quasi perfetto: Grillo raccoglie le denunce su mala amministrazione, disagio sociale e degrado ambientale attraverso i blog, e di lì parte per la sua crociata contro l'informazione di regime, quella legata ai grandi gruppi di potere e ai loro interessi.
Il progetto è ambizioso, anche se diviso fra risata amara, ma contagiosa, e riflessione spesso solo agra: abituare il pubblico a interagire su internet, privando politici e management del monopolio dell'informazione.

Grillo, ora scopre il blog?

Sì e va benissimo, lo stampano e lo danno nei bar: sono le vere news, ho 50 mila contatti al giorno, sono un giornale ambulante e non ho sponsor dietro le orecchie.

Vuol fare contro informazione?

Ma no, è solo un avviso ai naviganti, dico cose semplici però negli spettacoli mi guardano con un certo stupore. Alle volte mi chiedo: perché queste persone mi fissano così?.

E che risposta si dà?

Che le loro fonti d'informazione sono diverse dalle mie. E sono così diverse da provocare sgomento. Creo disagio, lo so, e questo un po' mi fa stare male.

Ma non è il pubblico a denunciare sui blog ciò che non funziona?

Eccome, dal blog di Genova viene fuori di tutto: parlano dei ricercatori che sono partiti dal Gaslini e non sono più tornati, della fisioterapia che non c'è per i disabili....

Però Genova è anche il suo amico Renzo Piano con il progetto "Waterfront"...

Un'idea straordinaria: creare una spiaggia alla Foce, spostare l'aeroporto ancora più al largo, portare Torriglia sugli scogli. Se non dai fiducia a uno così, vuol dire che hai capito niente.

Lei denuncia, lui crea: siete poi così vicini?

Sì perché è un uomo così umile da accettare persino i miei consigli, come quando gli ho proposto di lavorare con Mario Palazzetti, l'ingegnere che nel '72 inventò il Totem al Lingotto, uno che nelle tecnologie del risparmio energetico non ha rivali. Io li ho messi in contatto e ora faranno insieme una torre di vetro a Southwark, Londra.

Lei, invece, è uno strano tipo di comico: fa ridere studiando sui libri, vero?

Sì, ma soprattutto sono tutte cose vergini perché non faccio televisione da anni. Sono un tipo curioso, mi piace informarmi, ho letto qualche migliaio di libri su ambiente e tecnologia. Sono stato in Germania, alla Wuppertal dove progettano la dematerializzazione degli oggetti per fare meno rifiuti. Ho fatto la spesa in Danimarca....

Cosa c'entra la Danimarca?

Volevo vedere che uso facevano del monuso e ho scoperto che compravano il detersivo alla spina, ci mettevano sotto un sacchetto. Oppure buttavano via la punta degli spazzolini da denti e tenevano il resto.

Ma lei non è un comico?

Sì, ma mi sono sempre piaciute le visioni del mondo diverse dalla mia. Una volta mi sono portato in tournée un furgone a idrogeno. Mi affascinano le tecnologie che possono migliorarci la vita, e che rimangono sconosciute anche se hanno cent'anni. Ho una natura di ricercatore e il dono di raccontare le cose in modo che la gente capisca.

Perché non fa un esempio?

Il super conduttore dell'Ansaldo: un pezzo di cavo che portava 2 miliardi di volt. Lo facevano in due: Ansaldo e un'azienda in Giappone. Lo avevamo in tre: io e qualche giapponese. Era una meraviglia: dimostrava che si poteva interrare tutto, fili e tutto il resto, e portare un miliardo di volt all'andata e un miliardo al ritorno con lo stesso cavo.

Ne parla nello spettacolo?

No, ma racconto come abbiamo perso tante persone straordinarie, in questi anni: progettatori, ingegneri, amministratori, gente messa da parte, che non ce l' ha fatta e se n'è andata. Perché questa è un'epoca di cialtroni e cialtronerie. Io vado a ripescarmi queste persone, se posso, o a leggermi quello che hanno scritto.

E sul blog cosa le dicono?

Di tutto e senza dire nemmeno delle parolacce, al massimo un ".... o" quando proprio non ce la fanno più. Non aspettavano altro che avere un punto di riferimento.

E lo trovano su internet? Non in politica?

Quando con un milione di sms puoi cambiare una legge, qualsiasi intermediario viene tagliato fuori. Anche nei commerci: chi se l'aspettava cinque anni fa che si sarebbe potuto volare a Londra con dieci euro? Però quanta gente lo sa davvero? Dovremmo avere accesso alla conoscenza per diritto di nascita. Cosa me ne faccio della cittadinanza? Datemi quella digitale, assicuratemi una connessione al sapere. Queste sono le battaglie che dovrebbe fare la politica e togliersi quest'idea vecchia dei leader: non abbiamo bisogno di facce, ma di idee e tecnologie.

Tutte cose che poi lei spara dal palco...

Ci credo, nella classifica degli 50 uomini più potenti della Terra non ci sono politici ma manager, perché sono loro che poi ci cambiano la vita. Come Tronchetti Provera, però fortunatamente non li voto. La battaglia del nuovo millennio è sulla conoscenza: chi ce l' ha sopravvive, gli altri sono destinati a una brutta esistenza.

Ma lei non distruggeva in computer in scena?

Se lo ricorda? Li sfasciavo proprio perché non avevo capito l'idea della rete. Mi fermavo alla macchina. Ora invece creo contatti fra le persone e un giorno, come succede in America, questa gente si incontrerà fisicamente.

Intanto Finivest le ha fatto causa per diffamazione e pretende 500 mila euro di risarcimento...

Cosa vuole che le dica? Hanno bisogno, bisognerebbe aiutarli. Ma come fa una multinazionale della comunicazione a procedere contro un comico? È un errore da dilettanti. E perdipiù come si fa a chiedere soldi a un comico genovese? Sono errori che pagheranno cari. 

Intervista di Renato Tortarolo – iL SECOLO XIX – 03/05/2005


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