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BEPPE GRILLO
L'UNITA' – 15/01/2002

Grillo:“Liberiamoli da Sgarbi e dalla tv”

Evitiamo i pericoli. Prima gli tirano le bombe, poi arriviamo noi con la televisione di Sgarbi e del Grande Fratello. A quel punto rimarrebbero soltanto le macerie...” Un fiume in piena Beppe Grillo, travolgente e intelligente, ironico e pungente. Il solito Grillo, insomma. Anche su un argomento come la “Partita della Pace” non sai come contenerne l'esuberanza, perché lega ragionamenti seri punteggiandoli con un'ironia irresistibile, segue una logica ferra, difficile da non condividere, con una brillantezza spumeggiante che fende il dialogo sempre vivace e attraente. Insomma un'osmosi perfetta, una miscela rara da trovare, che può riuscire solo a un uomo di spettacolo che dice cose serie, ma mai noiose o pesanti. Lui la trova e te la rovescia addosso, con la stessa facilità, e con lo stesso successo, con cui affronta il palcoscenico. Ci pensa un po' e...non è molto d'accordo con la partita a Kabul, anzi non lo è per niente. Ci parli e comincia a ragionare a cascata e più va avanti più ti accorgi che la conclusione non può che essere una: lasciamo perdere Kabul, che finiremmo per far la partita con gli sponsor della Nestlè, giochiamo a Roma, o comunque raccogliamo i fondi e utilizziamoli per beni di prima necessità.

Tutto sommato, è la stessa posizione di Gino Strada e di Dario Fo: il rischio di essere visti dalla popolazione locale come un corpo estraneo c'è, ed è alto; il rischio di cadere in contraddizione anche; concreto il pericolo di trasformare la cosa in una passerella di divi a beneficio di una tv superficiale e ipocrita; le spese per l'organizzazione e la trasferta potrebbero addirittura rendere inutile o controproducente l'intera iniziativa. Insomma, troppi rischi, troppo pericoli. “Se la facciamo, aderisco ma non convinto – sottolinea – evitiamo una sorta di pacifismo alla Jovanotti che si preoccupa di parlare di pace proprio mentre sta per lanciare un disco. Insomma, è difficile giostrarsi”.

Allo stadio di Kabul forse si giocherà. Giocare sarebbe un segnale, uccidevano le persone là, mutilavano la gente. Non sarebbe un modo per restituire quello stadio al suo ruolo originario?

Non lo so...Bisogna pensarci bene, ecco. Pensarci bene e poi decidere. E poi decidiamo tutti insieme. Però sono contro questa smania di voler creare comunque un evento. O la partita del cuore, o la piantina, o ci tagliamo i capelli tutti insieme. Mi pare un po' grottesco. Ecco, sì, è grottesca questa tendenza della Partita del Cuore, che poi finisce con i giocatori con le magliette con su lo sponsor della Nestlè.

Che cosa si potrebbe invece fare?

Insistere con la politica, penso che questa possa essere la cosa migliore...Penso, per esempio, ad allontanare la televisione di Berlusconi, di Sgarbi, del Grande Fratello e di Costanzo. La televisione laggiù, la devastazione completa...

Ha visto l'arrivo della tv?

Ho visto Sgarbi, l'opera di Sgarbi che vuole ripristinare la cultura in Afghanistan. Lo lascerei fare. Così poi bisognerà intervenire sulle macerie che restano. Certo, che questa storia ha dei grandi insegnamenti ma anche degli spunti comici enormi.

E lo sport? Il valore simbolico della partita, la vita che ricomincia, può essere un segnale importante...

Sì, però, vede, questo sport, il calcio in particolare, non ha più nulla da insegnare...E' diventato chimico, scientifico. Avete notato che i giocatori si rompono sempre i legamenti, i tendini? Perché sono muscoli chimici, è tutto portato al limite della norma, al millesimo. E si strappano i tendini. Muscoli chimici, sport chimico. Che insegnamento vuoi che dia. Quali valori?

Il segnale della vita che ricomincia...

Bene, allora leviamogli subito Sgarbi, che sta producendo altre macerie, e può darsi anche che la vita ricominci sul serio...

E la partita come uno dei momenti per la raccolta di fondi e di aiuti umanitari?

Ma certo. Insomma, fuori dall'ironia, è chiaro che sono per qualsiasi cosa possa servire in qualche modo. Non si può non essere favorevoli, tutto quello che si può fare si faccia, anche una partita se serve. Però penso che sia meglio lavorare per la raccolta diretta dei fondi, dei finanziamenti. In maniera anonima, si chiede denaro, si raccoglie e poi si utilizza per generi di prima necessità. Sulla raccolta diretta sono d'accordo. Meno su evento da disputarsi laggiù perché si corre il rischio di creare un evento di cattivo gusto jovanottiano...

Intervista di Aldo Quaglierini – L'UNITA' – 15/01/2002




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