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“Farò il comico fino a 94 anni”

Melodico e arabeggiante: “U se credde tuttu lé, perché u 'ga à Porsche e u ga a villa, u l'è bravu perché u dixe due musse e ghe battan e man”. Cantilenata da Beppe Grillo è anche più ironico, irriverente: si crede tutto lui perché ha la Porsche e la villa, è bravo a raccontare due frottole e gli battono pure le mani.

Grillo allo specchio, come si immagina descritto dai genovesi. “Eppure, ho sempre l'idea che i genovesi siano un po' suscettibili – spiega – specialmente se faccio dell'ironia, se li prendo un po' in giro”.

Non si sente amato dai suoi concittadini?

Oh sì che mi amano, ma è un amore un po' distaccato, alla genovese, col mugugno sotto e la punzecchiata: si dà tante arie perché ha la Porsche.

Mai avuto una Porsche?

Sì, a idrogeno.

Non saranno orgogliosi di lei, perché ce l'ha fatta?

Ma sì, spero che sia così, come sono orgoglioso io di abitare a Genova. Ch'e sempre stata conquant'anni avanti al resto del mondo. E sa perché? Per un senso dell'economia che è geniale, per il dono della parsimonia che ci accomuna tutti.

Ma non era un difetto da barzelletta?

Al contrario. Il segreto della vita è vivere un po' al di sotto delle proprie possibilità. Il risparmio è il nostro totem, quindi non potrei che essere di Genova. E di un quartiere popolare come San Fruttuoso che mi ha forgiato tra contrabbandieri e brava gente.

Cos'è, nostalgia?

No, riconoscenza. Una volta il Tg3 ha fatto un servizio dal titolo “Una vita, due esistenze”. Uno ero io, l'altro un serial killer. Facevano vedere me in villa e Donato Bilancia a Marassi. Tutti e due, però, avevamo vissuto nello stesso caseggiato in via Filippo Casoni n.5.

Insomma, una vita intensa.

Eccome: praticamente ho fatto le elementari al Mocambo, un night della città vecchia. Alle entraineuse si offriva una bibita al limone: costava 400 lire e l'hanno dovuta ritirare perché funzionava meglio come detergente. Eravamo pivelli, il sesso non ce lo insegnava nessuno, era per la strada. All'epoca c'erano ancora le vecchie prostitute genovesi, c'erano come delle zie, materne e rassicuranti.

E la sua comicità dov'è nata?

In piazza Martinez, con gli amici: donne non ce n'erano e noi eravamo sempre alla ricerca di una risata. Sono cresciuto con figli di immigrati, che poi sono anche diventati avvocati di prestigio, bravi professionisti. Qualcuno, per la verità, non ce l'ha fatta: si partiva per Amsterdam, o per fare il dj a Londra. E invece si faceva una fine strana.

Genova le piace ancora?

S', anche se si è trasformata radicalmente. Poi, vede, io me ne vivo appartato sulla collina di Sant'Ilario, una specie di Beverly Hills, anche se penso che non c'è mai pace tra gli ulivi.

Perché, si sente inquieto?

No, anzi, ho una grande famiglia e una vita fortunatamente lontana dal lavoro. E una serie completa di figli: dai due anni e mezzo ai 23. Sei figli più una moglie di origini iraniane: sono un uomo proiettato nel futuro, e se non ci credessi sarei un pazzo completo.

Lei s'ispira mai ai figli?

Sempre. Quello di 2 anni e mezzo riesce a capire Forza Italia, credo che sia l'unico. Quello di 15, invece, a qualsiasi domanda mi risponde “Pippo”. Non è condizionato dalla tv, è la tv punto e basta. Quello di ventitré, poi, voleva fare un provino a “Saranno famosi”: meno male che abito al piano terra, altrimenti mi sarei buttato dalla finestra. Ma il bello è che, in questo modo, ho tutti gli indici di gradimento.

E a lei, che ha dato sicurezza?

Mio fratello, l'anima regolare e buona della famiglia: un tipico genovese che, da 32 anni, va a mangiare tutti i giorni nello stesso posto di Galleria Mazzini e all'una meno un quarto è in ufficio. E' la persona che ha gestito tutta la parte finanziaria della mia vita, uno che se parte vuol essere sicuro di trovare il parcheggio quando arriva.

E la sua capacità, per durare così a lungo nello spettacolo?

E' quella di non esserci, cosa molto difficile di questi tempi. Ho la forza di non fare televisione e di essere io la tv: io sono davvero una piccola tv privata che incontra il suo pubblico in posti sempre diversi. E faccio più ascolti di quelli che farà la Rai se continua così.

Ma adesso ha una nuova dirigenza: Annunziata, Cattaneo.

Cattaneo? Il mercante in fiera, vuol dire? Mi ha strabiliato quando ha detto: ora sarò costretto a guardare la televisione. L'uomo giusto al posto al giusto.

Sempre attaccato alla realtà?

E come potrei farne a meno? Ogni giorno ne combinano mai tante che il mio spettacolo non può essere mai lo stesso; dal processo Sme al lodo Mondadori. Se va avanti così faccio il comico fino a 94 anni.

E' sempre polemico, Grillo.

E ci credo: i persecutori sono perseguitati, e Previti vuole essere giudicato da uno che la pensa come lui. Ma dico io: se uno la pensa come Previti, non fa il giudice.

E al Carlo Felice di cosa parlerà?

Disinfetterò il teatro, di più non voglio anticipare. Sa, per la sorpresa. Ma tutta questa storia della Sars mi sa di terrorismo mediatico. E poi ho un sospetto: i ricercatori dicono che il virus e mutante, ma quello è lì da milioni di anni e dice la stessa cosa di noi. Ma come siete cambiati.

Intervista di Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX – 11/05/2003

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