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DIEGO CUGIA
L'UNITA' – 14/01/2002

Jack Folla sbanca l'Audiradio: “La mia è una messa laica. Di denuncia”.

Il popolo di Jack Folla continua ad aumentare. L'ascolto del programma “cult” di RadiodueRai, Jack Folla c'è (in onda dal lunedì al venerdì), registra infatti un nuovo balzo in avanti nell'ultima rilevazione di Audiradio che indica per la trasmissione di Diego Cugia un più 36% nella media degli ascolti che salgono così a 343.000 nonostante l'orario penalizzante della messa in onda: alle 7 del mattino, per cinque minuti, e dalle 13,45 alle 14,30. Dal suo bunker situato chissà dove nella periferia romana di Centocelle, dunque, “l'evaso Jack Folla” (che nella serie precedente di trasmissioni era detenuto nel braccio della morte di Alcatraz) prosegue il suo dialogo di morsi e carezze con una platea di ascoltatori tenaci, affezionati ma pronti a scattare se le prese di posizioni di Jack (che parla con la splendida voce dell'attore Roberto Pedicini) non sono puntuali e puntute. “La trasmissione è una sorta di radioterapia di gruppo – spiega Cugia – un confronto continuo con un pubblico adorante ma pronto ad incazzarsi senza riserve se sente che “qualcosa” non è nelle corde del programma che è una continua scoperta con un'evoluzione quotidiana di un copione scritto da più mani, da più emozioni”. I radio Cugia ha fatto moltissimo: dal primo Mocambo Bar con Paolo Conte, alla serie Il mercante di fiori, Domino e quindi Alcatraz con Jack Folla in diretta dal penitenziario simbolo della costrizione.

Come giudica questa performance registrata da Audiradio?

Dei dati in sé non me ne frega nulla: l'audience non mi appartiene. Se invece dietro ai numeri immagino le facce della gente che ascolta e interviene allora mi emoziono. Perché questa è una trasmissione che non è: non varietà, non è intrattenimento, non è fiction. Ma è in qualche modo di denuncia, di coscienza, e pensare a queste persone che si riuniscono per una sorta di “messa laica” mi emoziona.

In questa “messa” si parla di temi che sembrano ormai logori come il pacifismo, il rispetto, la dignità.

Non credo che la trasmissione abbia un significato strettamente politico. E' il linguaggio che è diverso perché corre sottopelle con una voce che vibra più nel cervello che nella pancia. Ci scolliamo da una televisione che non fa più sorridere con intelligenza, com'era in programmi come Studio Uno. La nostra è una comunicazione diversa.

Oggi, con i dati del successo di ascolto soprattutto fra i giovani, la trasposizione di Jack Folla sul video sarebbe probabilmente accolta diversamente rispetto alla versione tv di Alcatraz che venne sospesa dopo tre puntate...

Può darsi. Chi dice che un programma radiofonico non funziona in televisione dice una stupida banalità: l'importante è che ci sia un'idea. E l'idea c'era: un montaggio televisivo spaventosamente rapido con immagini velocissime che riproducevano la sensazione dell'ascolto, ad occhi chiusi, del programma radiofonico. E anche i dati di ascolto, a rileggerli, ci hanno dato ragione con il 14% di share in seconda serata, oggi raggiunto da trasmissioni dai budget favolosi rispetto alla nostra povertà.

Alla scrittura di Jack Folla c'è collaborano Stefano Micocci e Andrea Purgatori. E il popolo di Jack.

Io sento una particolare responsabilità nei confronti degli ascoltatori più giovani, sedici-ventenni che non si sentono né di sinistra né di destra, ma sono bradi, spersi, in ricerca con uno smarrimento che mi coinvolge moltissimo, dentro.

Tutto in un programma radiofonico.

Fa tremare le vene dei polsi pensare che ogni giorno riceviamo almeno cento e-mail di persone che ci raccontano la loro vita, le loro esperienze dure che non sanno raccontare ad altri, come, ad esempio, la ragazza violentata. E scrivono a un “ricercato” che chiuso in un bunker parla via radio e suona i suoi dischi rock. Una metafora evidentemente fortissima che ritengo nasconda anche una grande voglia collettiva di piangere per elaborare finalmente un grande lutto collettivo per la caduta delle ideologie, dei partiti, delle tensioni...E poi, finalmente, ripartire.

Intervista di Alberto Gedda – L'UNITA' – 13/01/2002

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