BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA | | IL PORTO DEI RAGAZZI |

BIBLIOTECA

VISIONI IN GIALLO E NERO

DIECI DOMANDE A MARCELLO FOIS

di Ida Leone



Marcello Fois, sardo di Nuoro, ha 42 anni. Scrittore e autore teatrale e per la TV, ora vive e lavora a Bologna.

Ha pubblicato Picta (1995), Nulla (1997), Sempre caro (1998), Ferro recente (1999), Dura madre (2000).

A Future Letture è venuto per parlare della sua ultima fatica professionale, ovvero la sceneggiatura della fiction poliziesca televisiva Distretto di Polizia, andato in onda su Canale 5 con grande fortuna di share.

Due doverose premesse: la vostra inviata non ha visto Distretto di Polizia, avendogli sempre preferito La Squadra di Rai Tre, e quindi non è molto addentro alle trame raccontate né conosce i personaggi o gli attori, ma non può darlo a vedere; inoltre, ha anche ritenuto eccessivo portarsi un registratore, ha preso solo appunti, e quindi chiede venia per qualche imprecisione sulla fiction e per riportare solo i concetti che Fois esprime e non sempre le parole testuali.

Fois è un bel personaggio, garbato, simpatico, non altissimo per la verità, jeans neri, maglia nera, giubbotto di pelle nera, occhiali a specchio, baffi e pizzetto. Parla in piedi, microfonato, investito in pieno dal solito sole assassino che, esattamente come l'anno scorso, cuoce gli astanti dopo la pioggia dirotta di ieri.

Quale è la difficoltà maggiore che incontra uno sceneggiatore di fiction?

Forse riportare la normalità di vite di poliziotti nella finzione cinematografica. Questo poi si incrocia con le vite vere degli attori, e quello che ne deve venire fuori è un prodotto credibile e televisivamente godibile. Una sceneggiatura di una sola puntata di una fiction è lunga tra le 120 e le 150 pagine: se provate a moltiplicarle per 25 puntate vi ritrovate fra le mani un malloppo di carta che può dover essere rivisto pagina per pagina se, come è accaduto, a riprese iniziate l'attrice principale vi dichiara di essere incinta. Abbiamo dovuto, in una sola settimana, rivedere TUTTA la sceneggiatura delle 25 puntate per inserire le nuove situazioni che una Commissaria incinta può portare con sé. Alcune scene sono state girate dopo che aveva partorito, ma erano relative a prima che iniziasse la gravidanza, e alcune sono state girate con la pancia finta, perché relative al "durante" della gravidanza, ma la pancia non era ancora sufficiente.

Abbiamo dovuto cambiare completamente la storia, i tempi, il programma delle riprese e ci siamo anche dati dei cretini, perché ci siamo detti: "Ma perché non ci abbiamo pensato noi?" In una sceneggiatura, insomma, l'onnipotenza del romanziere, che scrive quello che gli pare e fa fare ai protagonisti quello che gli pare, viene completamente stravolta e sminuita. E non è finita qui: in una sceneggiatura per la televisione non ha senso niente che non si possa vedere, così come in radio non ha senso niente che non si possa sentire. Un esempio: se in televisione Carlo e Francesco di incontrano e parlano, questa è una cosa che si vede, e il dialogo ne tiene conto. In radio, bisogna che ci sia una voce fuori campo, oppure che nel dialogo Carlo nomini Francesco e Francesco nomini Carlo, se no chi ascolta non ci capisce niente. E infine, la descrizione di un paesaggio lunga sei pagine diventa una ripresa visiva di un minuto, al massimo due: c'è questo "compattamento" del visivo rispetto allo scritto di cui lo sceneggiatore deve tenere conto.

Allora "il senso lucreziano della natura" di Fois, definito così bene da Camilleri, non potrà mai essere resa in un film o una fiction?

Non ho detto questo. Dico solo che bisogna porsi in un'ottica, in una struttura di linguaggio completamente diversa. Un film che cerchi di trasportare fedelmente in immagini un ottimo libro, sarà un pessimo film; e così, un libro che cerchi di trascrivere fedelmente un bellissimo film, sarà un pessimo libro. Pare che l'autore del libro "Shining" fosse incazzatissimo con Kubrick, dopo aver visto il film; ma questo per me è un complimento fatto a Kubrick.

Il suo lavoro di sceneggiatore sta diventando prevalente su quello di scrittore?

No, no, direi di no. Sono nato scrittore e ci resto, se domani mi fosse imposto di scegliere sceglierei di fare senz'altro lo scrittore. Infatti sono in uscita due miei lavori, uno edito da Einaudi e un altro che ha ancora per protagonista Bustianu, l'avvocato detective di Sangue dal cielo e Sempre caro.

In questo momento di forte polemica relativa alla Polizia e alle forze armate in genere, quale è stato il clima nel quale avete scritto la sceneggiatura di una fiction poliziesca? Avete avuto pressioni o censure?

Beh, direi di sì. Pressioni fortissime sì, censure mai. In Polizia esiste un ufficio apposta che controlla le sceneggiature di film e fiction, e ci hanno chiesto di tagliare una scena nella quale i protagonisti discutevano tra loro dei fatti di Genova. A noi è sembrato giusto, pur dopo lunghe discussioni, e abbiamo tagliato. Ci avevano chiesto anche di tagliare il personaggio del poliziotto gay, ma a questa richiesta non abbiamo acconsentito, e nessuno si è sognato di imporcelo. Io non trovo scandaloso che ci sia un controllo, anche perché c'è poi stata la totale disponibilità logistica: voi non avete idea di quanto costi chiudere una via di Roma, o girare una scena con quattro volanti, o avere le divise, o avere un elicottero della Polizia che agevola le riprese aeree. Invece abbiamo avuto tutto senza problemi, e quindi mi pare giusto ci sia un contraltare, un prezzo da pagare.

Mentre scriveva la sceneggiatura, le è capitato di vedere la fiction della concorrenza, La Squadra? Che ne pensa?

Non mi piace. Troppo cupa, troppo pesante. Noi abbiamo cercato di fare un lavoro più leggero, nei limiti dell'argomento, senza scadere nella banalità.

Qual è il rapporto fra autori e attori?

Problematico. E ti dirò una cosa, più gli attori sono cani, peggio è, cioè più sono intrattabili e rigidi. E lo sceneggiatore di una fiction purtroppo spesso deve adattarsi, a differenza che nel cinema. Gli attori vengono scelti dalla produzione, che se è intelligente fa scelte oculate e ha spesso ragione; se impone i cani lo sceneggiatore può solo cercare di adattarsi. C'è stato uno degli attori di Distretto, di cui non farò il nome nemmeno sotto tortura, che era veramente incapace di recitare, un vero cane, in particolare se le sue battute erano più lunghe di un rigo. Abbiamo quindi dovuto studiare per lui un personaggio laconico, che parlasse a monosillabi, sincopato, taciturno, "Sì" "No" "Perché", se no faceva addormentare anche il cameramen.

Siamo stati noi, scientemente, a decidere che il personaggio della psicologa dovesse morire, senza un vero perché, ci pareva che funzionasse bene così, perché nella vita può succedere che uno cada da un cornicione nel fare il proprio lavoro. L'attrice ovviamente l'ha presa malissimo, continuava a chiederci "ma perché proprio io?" e quando alla fine nella famosa puntata 22 è "morta", lì ci siamo resi conto della potenza del mezzo. Era scoppiata la guerra in Afghanistan due giorni prima, ma il sito della produzione stato sommerso da 25.000 mail di protesta per la morte della dottoressa. E non una che affrontasse il problema guerra… La Federcasalinghe ha fatto un'interrogazione parlamentare sul perché era morta la dottoressa… Tra l'altro abbiamo in questo modo dimostrato di non essere completamente schiavi del pubblico.

Quale dovrebbe essere la caratteristica della fiction italiana per poter avere successo all'estero, come capita in Italia con la fiction americana, ma anche tedesca e austriaca?

Credo che il segreto sia usare modelli non italiani, inserendoci poi caratteri totalmente e drammaticamente italiani, come è stato nel caso di Distretto.

Perché la fiction poliziesca piace? E' solo una questione di moda?

Non credo sia un problema di moda. Il poliziesco in TV c'è sempre stato, ricordo Maigret, ricordo il tenente Sheridan, ricordo Alberto Lupo. Certo erano fiction diverse, insopportabilmente lente, però erano polizieschi. Il pubblico è meno cretino di quello che si pensi…. Ad esempio, dal punto di vista letterario l'Italia esce da 20 anni di buio, nei quali era valido l'assioma "nessuno mi legge = ho scritto un grande romanzo". Io la penso esattamente all'opposto, se nessuno ti legge tranne qualche critico illuminato non hai fatto il tuo dovere di scrittore, che è soprattutto un divulgatore.

Quanto è importante la tecnica e quanto la creatività nella scrittura di un romanzo?

Sono importanti entrambi, ma in Italia si tende a privilegiare la creatività (della quale ce n'è a bizzeffe, intendiamoci) e nessuno insegna più la tecnica, e per tecnica intendo proprio grammatica, sintassi, senza la quale nessuna creatività si rende fruibile. Questa moda delle "scuole di scrittura creativa".. perché non si fanno più scuole di tecnica scrittoria? Ho insegnato per qualche tempo in un liceo, insegnavo italiano e latino, e i miei allievi si lamentavano spesso di questo: ho perfettamente in testa quello che vorrei dire, prof, ma non so come dirlo. Capiamoci bene: lo scrittore non è quello che apre la finestra ed è colpito dal sacro fuoco dell'ispirazione, si butta a scrivere e finisce lì. Scrivere è un lavoro, faticosissimo, che richiede molto studio, molto lavoro, molta documentazione, molti tentativi falliti. La scrittura perfetta è quella nella quale questa fatica c'è però non si vede, è la finta sciatteria di Bukowskj. Oggi invece almeno in Italia è invalsa l'idea secondo cui chi scrive frasi andando sovente a capo, ogni mezzo rigo, diciamo, è un poeta. Ok, hai scoperto il verso sciolto. Però, mi scrivi due endecasillabi? E che roba sono? Ecco, questo è quello che intendo per eccesso di creatività e difetto di tecnica. Se il tuo idraulico, o il tuo carrozziere, ti dicesse "bah, io provo, però mi faccio guidare dalla creatività" io credo che voi nella migliore delle ipotesi non lo paghereste, no?

Che tipo di gratificazione dà il dato quantitativo del successo, l'audience della fiction, il numero di libri venduti?

Personalmente, una gratificazione totale. Io non ho nessun pregiudizio di nessun tipo verso gli scrittori che decidono di spremere il limone finchè possono, cosa in cui sono espertissimi i giallisti americani, perché hanno alle spalle una editoria molto più ricca e potente. Certo, poi è da vedere se tra quarant'anni qualcuno si ricorderà di Tom Clancy o Stephen King o Patricia Cornwell, mentre sono certissimo che tutti si ricorderanno di Faulkner.

In Italia quello che manca, in effetti, è proprio la letteratura media, quella che c'è, ci deve essere, fra il capolavoro e la collezione Harmony. La letteratura da consumo, ma non da spazzatura.

Dal Bookmark di Potenza, Ida Leone




| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO |
LA POESIA DEL FARO|