MAURIZIO MAGGIANI

Il Secolo XIX 25/03/2001

I due volti della pietà



 

Oggi al mercato, attorno al banco del mio ortolano, c'era un grande dibattito sulla sentenza che ha rimandato a casa quel ragazzo che ha ammazzato a martellate la madre. Era l'ora del mattino, non troppo tardi, non troppo presto, in cui fanno la spesa le madri di famiglia, ed erano loro che dibattevano. Loro, le madri, che sono capaci di inimmaginabile pietà ed equivalente spietatezza. Infatti la discussione era tra ergastolo e piena assoluzione.

Siccome godo di un certo ascendente nell'ambiente ortofrutticolo, mi è stata chiesta un'opinione in merito, magari un'opinione equilibratrice. Non ce l'avevo. Non ce l'ho nemmeno adesso che dovrei scriverla. Succede. Per altro non sono una madre, non so cosa significhi durezza e pietà per la carne che si è partorito.

D'istinto, facendo rispondere alla parte più "animale" di ciò che sono, a un maggiorenne che ammazza la madre per coprire una sua stupida menzogna, qualche anno di galera glielo farei fare. Galera civile e umana, dove possa curare il suo dolore, il suo rimorso, la sua malattia. Probabilmente una galera così in Italia non c'è. Dovrebbe esserci. Non per farci andare solo lui, ma per tutti quelli, migliaia di quelli, che hanno commesso delitti generati dalla sofferenza. Se faccio lavorare la parte più civile, riflessiva di me, se guardo la faccia di quel tale e leggo l'articolo che ci sta sotto, allora non so che dire.

All'atto "dell'insano gesto", come ai bei vecchi tempi i cronisti scrivevano, il non laureando non era in grado di intendere e volere. I periti dei tribunali sono in genere altamente qualificati: se così affermano, allora non c'è da dubitare. E non è punibile chi delinque senza intendere e volere.

Oggi il ragazzo intende e vuole. Afferma di essere bisognoso di cure. Questa affermazione, da sola, è già un attestato di avvenuta guarigione. Lo sanno tutti quelli che si occupano di malattie e sofferenze mentali: dichiarare la propria malattia e la richiesta di aiuto sottoscrivono l'esito fausto delle cure.

Dunque, buon per lui, se le cose, anche se solo per lui, si mettono al meglio. Abbiate pietà di quel ragazzo. E' bello che la nostra società si regoli in base alla pietà.

Ma davvero è così? Potete permettervi il lusso signori giudici di avere pietà di tutti quelli che sono privi di facoltà di intendere e volere quando delinquono? Pensate che sia davvero in grado di intendere e volere, tanto per fare un esempio, un ragazzo nell'atto di rapinare e uccidere un povero cristo per comprarsi un pasto caldo e il cellulare per chiamare la donna del suo cuore dispersa a tremila chilometri di distanza? O le sue facoltà sono accecate dalla fame e dalla gelosia? E l'uomo che ammazza a pugni la prostituta perché, secondo la sua libido distorta e malata che lo ha soverchiato, non lo soddisfa? Eppure chi si sentirebbe di lasciare liberi dei delinquenti del genere? Voi? Io?

Ben pochi, invero, delinquono nel pieno delle facoltà, e, ci giurerei, sono per la gran parte a spasso per le strade, indaffarati nei loro affari. Non uccidono quasi mai esseri umani, ma la giustizia, il vivere civile, quelli sì.

Maurizio Maggiani - IL SECOLO XIX - 25/03/2001