MAURIZIO MAGGIANI

Il Secolo XIX 01/04/2001

La Serbia riscatta la sua storia



Ha detto: “Se mi volete, allora venitemi a prendere”. E ci sono andati a prenderlo. Allora ha detto: “Vivo non mi avrete mai”. E si sono messi con calma ad aspettare davanti a casa sua. Così alla fine ha rettificato: “Vabbè, prendetemi e processatemi, ma voglio garanzie”.

Ci avrei giurato. Slobo che si suicida per mantenere salvo il suo onore! Le garanzie le avrà. Avrà le garanzie che spettano ad ogni cittadino sotto giudizio in un paese civile, in uno stato di diritto. E a questo punto la storia di Milosevic rischia di diventare una bella storia. Una bella storia della Serbia e del suo popolo. Un paese e una gente che dimostra di saper riscattare la propria storia, che ne sa mutare e costruire il destino.

E' bene ricordare che la Serbia è un paese europeo, che i serbi se lo sono votato Milosevic, che se hanno avuto il diritto di sbagliare, sanno di avere il dovere di correggere i loro errori.

Davanti alla sua villa l'altra notte non c'era solo l'esercito che contendeva con la guardia pretoriana dell'ex presidente. C'era anche gente qualunque, anziani soprattutto.

Ho visto le riprese della CNN: qualcuno di loro si era portato dietro i nipotini a bivaccare davanti ai falò per sostenere Slobo. Quelli non sono scriminali, complici del grande criminale. Sono poveracci che hanno creduto davvero nel delirio del loro presidente. E non l'hanno certo aiutati a rinsavirsi le nostre bombe.

C'è ancora molto da fare in Serbia per i democratici perchè siano dimenticati nell'animo di molta gente i danni di quella guerra. Un duro lavoro che solo loro potranno fare, non certo i consiglieri della Kfor. E' quindi giusto che Milosevic, il ladro, il bugiardo, l'assassino, sia giudicato innanzi tutto dal proprio popolo, perchè quella gente ha bisogno di dimostrare prima che a ogni altro a se stessa, di non essere bisognosa di tutela, di possedere in sé abbastanza legge e abbastanza giustizia per chiudere i propri conti.

Lo giudicherà un popolo che a causa sua ha patito dieci anni di guerre e una povertà che non si sa quando potrà avere fine. Al momento lo hanno incriminato per corruzione e distrazione di fondi: reati di carattere tributario, si potrebbe dire. C'è persino del comico in questo: anche per incastrare Al Capone è stata usata la polizia tributaria. Chissà se a Slobo sia venuto in mente questo interessante accostamento.

Dopodichè dovrò rispondere di fronte all'intera umanità. Lui e tutti gli altri dell'elenco. La signora Del Ponte, procuratore del tribunale dell'Aia, ha giusto detto ieri che le truppe dellOnu e Kfor si rifiutano di consegnare i criminali di guerra dell'Uck. Sono quasi certo che l'Albania non abbia nessuna intenzione di processarseli lei i suoi criminali, e se c'è una cosa che agli albanesi non si può dire è di prendere esempio dai serbi. Ma chissà, forse le cose prenderanno un'altra piega anche lì: come le cattive anche le buone notizie non vengono mai sole.

A proposito di belle notizie, ne ho vista l'altra notte una stupenda: un'intervista a Milosevic da parte di un cronista di B92. La radio indipendente vessata in tutti i modi da Slobo, il giornalista che è stato messo in galera dal vecchio. Come se niente fosse. Un media indipendente continua a fare il suo lavoro indipendente, sempre. Questo nei paesi civili.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 01/04/2001