MAURIZIO MAGGIANI

Il Secolo XIX 08/04/2001

Il mio centro storico è il posto più bello per viverci e lavorare



Siccome vivere, scrivere romanzi, o articoli, cenando, facendo l'amore, dormendo, svegliandosi e andando in bagno con quattro martelli pneumatici, un compressore, una fresa e due gru piantati nelle orecchie non è vita, io che vivo nell'ombelico di un lavoro in corso, da un po' ho imparato a fare un giochetto: ho imparato a immaginarmi la città quando tutto sarà finito. E questo mi aiuta a tirare avanti. Ho visto che un giochetto del genere non sono il solo a praticarlo. Ieri ho sorpreso un negoziante – non ci crederete – di San Vincenzo che se ne stava sulla porta del suo negozio, le palpebre leggermente abbassate, l'espressione sognante che si godeva la via così come sarà. Se n'è stato lì in estasi per un bel po', finchè non è stato importunato da un cliente. Per non parlare di come hanno imparato a sognare le molte migliaia di bravi cittadini che hanno smesso di bestemmiare cercando un varco tra i cantieri di De Ferrari, San Lorenzo e il Porto Antico. Sognare non sarà molto pratico, ma è certo che ce la passiamo meglio di quelli che disdegnano e passano il giorno e la notte a rodersi il fegato.

La città sarà migliore. A differenza di molti genovesi, mi pare, io la guardo ancora con meraviglia, la penso con stupore, e ogni novità mi sembra una buona notizia. Ho con questa città il rapporto che ho con la mia ragazza, che se la sorprendo con la maschera di bellezza allo yogurt e fango del Nilo, so vedere la bella notizia che il suo viso mi darà prima di sera. Mi meraviglia questa città per come è per quello che potrà essere, proprio come la mia ragazza. Speriamo che duri, con l'una e con l'altra. Riguardo alla mia ragazza so un'altra cosa: non tutti i giorni è domenica. Penso a una vita con lei, non a una serie di spassosi week-end. La vita è fatta di molte cose e molto importanti che vengono prima e dopo lo spasso. Le cose della vita, no? E lo stesso mi viene da pensare riguardo alla città. Non ho scelto questa città semplicemente per spassarmela: io qui ci vorrò vivere. Che vuol dire che ci voglio lavorare, pensare, divertirmi, sì, e imparare, e stare in salute. Vivere davvero, no? Vivere nel centro storico, perchè mi sembra il posto più bello e promettente dove farlo.

Magari in faccia al mare, perchè da quando ho imparato ad attraversare via Gramsci ho capito che c'è una quantità e qualità di futuro possibile praticamente illimitata. Socchiudo gli occhi, metto insieme il di qua e il di là della via, faccio sparire la sopraelevata, e vedo una città molto più interessante, fascinosa e feconda e appetibile di Barcellona, di Amburgo, di Lisbona. Provate a pensarci anche voi. Socchiudete gli occhi, cercate di ricordare tutto quello che già c'è di segreto, snobbato, abbandonato, sottovalutato e metteteci quello che potrà esserci, quello che ci si potrà fare, vedere, pensare. Fatelo liberamente, a piacer vostro.

Naturalmente in molti lo hanno già fatto e molti altri ci stanno provando. E ci sono progetti e tutto quanto.

Io sono l'ultimo arrivato, il fidanzato di una ragazza che non ha certo aspettato me per conoscere la vita, ma una cosa la vorrei dire, proprio una cosa da ultimo arrivato. Per favore fate in modo che tutto questo che ancora deve essere non si trasformi in un immenso parco giochi, magari il più grande d'Europa. Mi pare che sia una tentazione, fare del centro storico, a partire di là da via Gramsci, una città dove tutti i giorni è domenica. Non dico che non sia gradevole e redditizio. Ma in questa città vale la pena di viverci, non solo di venirci a spassarsela un'oretta. Lavorare, pensare, inventare, studiare, procreare e anche godersela. E' possibile che tutte queste cose accadono nella stessa città, nello stesso quartiere, nella stessa via? Certo che è possibile, è quello che accade a Barcellona, Amburgo, Copenaghen.

Ma se in una città non ci si vive davvero, se non si arricchisce costantemente di vita creativa, la città è destinata a morire, anche se dureranno in eterno le sue luci e le sue giostre, i suoi baracchini di bibite e pizze. Per favore non permettete che diventi Genova un'altra, e più modesta, Firenze. La città dove tutti vanno ma nessuno vive più.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 08/04/2001