MAURIZIO MAGGIANI

Il Secolo XIX 15/05/2001

Per favore sparite



Ha vinto un 'idealista. Limpidamente votato e voluto da un elettorato di idealisti consonanti e fidenti nel suo ideale.

Berlusconi l'idealista. Ha conquistato il popolo, che oggi è il suo popolo, offrendo se stesso come immagine viva – una vera e propria eucarestia mediatica – di un suo ideale. Non ha avuto bisogno di un programma – e non si è curato di perderci tempo sopra – né di ragionevoli propositi: questa è tutta robetta che andava bene per i suoi avversari. Sconfitti. Lui ha volato alto, che più alto non si può.

Ha portato gli elettori su un vertiginoso otto volante: voglio la libertà, voglio la rivoluzione, voglio i soldi, voglio l'assoluzione, voglio tutto. Voglio volare. Nel bel mezzo di una galleria di politici moderati che si sono rovinati in corsi di training autogeno per essere moderati che di più non si può, lui è l'unico estremista. I suoi argomenti, le sue parole, i toni di quelle parole, hanno fatto venire la pelle d'oca ai gentlemen di tutto il mondo. La sua idea di economia, di giustizia, di cultura civile, di società, è estrema. Il suo disprezzo per tutto ciò che egli ritiene appartenere alla melma dello status quo, e che altri ritengono il fondamento di uno stato democratico, è talmente estremo che nemmeno la signora Thatcher, l'unica vera rivoluzionaria dell'europa contemporanea, si è spinta dove lui ha osato. Del resto si è mai visto un'idealista, un sognatore, moderato? La signora Thatcher ha avuto modo di metterlo in pratica il suo profetico estremismo – “La società non esiste, esiste solo l'individuo” – e oggi l'Inghilterra ricorda con raccapriccio i suoi governi come “il periodo della grande distruzione”. Mi auguro che al mio paese non tocchi questo genere di ricordi e probabilmente non accadrà.

Personalmente non apprezzo l'idealismo del signor Berlusconi, che trovo in certi suoi aspetti barbarico e in altri indecente, ma trovo naturale e giusto che sia stato vincente: era l'unico a disposizione. Questo paese ha un bisogno profondo, intimo, di cambiare, di svoltare epoca. Ce lo ha da tempo. Abbiamo vissuto per cinquant'anni in uno stato di fissità ed inerzia politica – quello che alcuni chiamano regime, altri prima repubblica – terminato dieci anni or sono non per sollevazione popolare, ma per mano giudiziaria. Ce lo ricordiamo? Ma i cittadini erano tanto ansiosi di sollevarsi, di essere loro gli artefici del cambiamento, di vederlo con i propri occhi il cambiamento che, non con i forconi e i coltelli, ma con la scheda elettorale, ci hanno provato appena hanno potuto. Premiando quello che sembrava nel 1994 la novità assoluta in fatto di politica, il signor Berlusconi.

Quando fu dimostrato che il vecchio stile, il vecchio sistema, era in grado di far fuori anche lui, si sono rivolti per la prima volta nella storia della repubblica alla sinistra. Una rivoluzione, un'altra novità assoluta ed arditissima. Alla sinistra gli italiani hanno chiesto la stessa cosa: riformare la politica, voltare pagina, farla finita con il vecchio sistema. Certo, c'è chi ha chiesto di sistemare i conti dello stato e di entrare in Europa, ma non la maggioranza e non solo e soprattutto questo; lo vediamo oggi come hanno saputo apprezzare questi due indubbi risultati dei governi di centro sinistra. Prima delle cose ragionevoli c'era una necessità primaria, un insopprimibile bisogno, come dire, escatologico: farla finita con un'epoca, uno stile, un sistema. E questo non è accaduto: la sinistra ha governato ma non ha riformato né la politica, né se stessa, né “il cuore del paese”. A occhio nudo tutto è rimasto come prima.

Chiedete ai ragazzi per strada se hanno mai avvertito “il cambiamento”, la rivoluzione che legittimamente potevano aspettarsi. Entrate in sala professori e chiedete lì; chiedetelo in una fabbrica di scarpe, in un circolo di anziani, in una coda alla saub. Cos'è cambiato abbastanza da poter dire: ecco cosa sappiamo essere e fare di nuovo, come possiamo essere migliori. E gli intelligentoni che continuano a menarla: non abbiamo saputo spiegare, non hanno saputo capire. Già, ma avete saputo cambiare le cose abbastanza da non doversi scervellare per capire e per spiegare?

Ora il cambiamento ci sarà. La gente ha ricevuto a casa il pacco che ha comprato alla televendita, dimostrando grande fiducia nel venditore. Vuole naturalmente aprire il pacco e trovarci quello che ha comprato. Se non sarà così, i pacchi torneranno al mittente. Il signor Berlusconi è fin troppo esperto in questo genere di cose per non sapere quanto sia pericoloso rifilare una “sola”. Non sarà cosa di giorni, ma di anni.

Che la sinistra può spendere bene o buttare via. I furbini si stanno già ingegnando a dare la colpa al destino cinico e baro, che oggi si chiama gioco democratico; i furboni frugano nel vecchio cilindro per vedere se c'è rimasto per caso un nuovo partito da mettere su in tempo per la replica. Bertinotti il solipsista è addirittura contento di aver fatto cinque. E' patetico ripetersi, lo so, ma sarà mica il caso che qualcuno di voi finalmente sparisca?

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 15/05/2001