MAURIZIO MAGGIANI

Il Secolo XIX 22/05/2001

Bravo Moretti artista di sinistra ma ora aspetto un genio di destra



E Moretti s'è beccato la Palma d'oro. L'ha fatto con un film indiscutibile; non solo il suo più bello, ma tra i più belli del nostro cinema presente, passato e, magari, anche futuro. La Palma d'Oro nonè il David di Donatello – e comunque s'è preso anche quelli – ed è qualcosa in più degli Oscar e di qualunque altro festival del Cinema della Galassia: il suo prestigio rimane indiscutibile quanto i film che premia, e il fatto che un film italiano si porti via la Palma dopo 23 anni è un evento culturale planetario.

Immagino che le autorità istituzionali del nostro Paese si siano già congratulate con l'autore – l'artista, come ci tengono a dire a Cannes – e spero che lo abbia già fatto anche il signor Berlusconi, e come imminente primo ministro, e come proprietario del più grande apparato produttivo italiano di cultura commerciale.

Spero che riceva le congratulazioni anche dai prossimi ministri della Cultura e della Pubblica Istruzione, che sia ricevuto al Quirinale e tutto quanto spetta a un eminente artista. E soprattutto spero che a nessuno venga in mente di blaterare che la Palma gli è stata messa tra le mani dagli agenti della mafia comunista mondiale.

Lo spero ma non sono sicuro che ci si risparmi almeno questo. Eh, sì, perchè Nanni Moretti e proprio di sinistra, difficile confondersi. Per la verità nel resto del mondo questo non sarebbe un tema, almeno non nelle parti alte, visibili, della società, lo è invece qui da noi, oggi. Oggi che finalmente la destra politica ha trovato il suo orgoglio e con quello la volontà di essere ed assurgere ad ogni cosa non solo semplicemente politica, ma anche religiosa, economica, sociale e, per gli amanti delle delicatezze, culturale.

Oppressa per troppi anni sotto il giogo di ferro della dittatura rossa, è giunto il momento che la cultura, quella vera, quella libera, quella alta, chieda ciò che gli è stato ingiustamente negato: esistere, propagarsi, e possibilmente vincere. Legittimissimo anelito che porta con sé un piccolo problema; dov'è e chi è la cultura di destra?

Per esserci c'è: per esempio, proprio qui sopra la farmacia abita uno scultore che la pensa come Fini, abbiamo discusso di arte proprio l'altro giorno. E poi conosco personalmente antropologi, accademici, narratori sinceramente di destra, come no. Anche un regista. Ma se allargo lo sguardo, oltre la farmacia e l'università, penso al grande pensiero e alle grandi opere che consumo e di cui mi nutro, se penso a ciò che mi offrono le più prestigiose istituzioni culturali d'Europa, chi incontro che posso ragionevolmente definire portatore di un pensiero, di un'estetica, di una spiritualità di “destra”?

Di vivo nessuno. Nessuno abbastanza popolare per arrivare fino a me, nessuno tra quelli che reggono le leggi del libero mercato e del libero pensiero. Non un pittore che faccia impazzire un'asta di Christie's, uno scienziato degno del Nobel, un regista da Cannes, un romanziere da top ten.

Di morti, parecchi. Posso dire in coscienza che una parte non piccola della mia formazione culturale, e soprattutto letteraria, viene da autori più che di destra. Sarei molto più povero, e lo sarebbe l'umanità, se non fossero nati, e non avessero scritto e parlato Celine (nazista) Pound (fascista) Cioran (nazifascista). Per tacere diungaretti e Pirandello, di fede fascista per niente pura.

La cosa certa è che se oggi questi uomini fossero vivi e produttivi risulterebbero intollerabili per la destra di potere e di penna. Gli verrebbe la pelle d'oca al Signor Berlusconi alla lettura di una poesia di Pound e troverebbe francamente disgustosa il signor Fini la summa del pensiero di Cioran. E Ungaretti che si fuma una canna a Berkeley occupata dagli hippy, signor Buttiglione?

Il fatto è che il grande pensiero, la grande opera d'arte, hanno bisogno di genio, e il genio è sempre, per necessità biologica, eversivo e irriducibile. Un genio può essere affascinato, e anche corrotto, da un'ideologia politica estrema, ma non può ridursi al conformismo, alla moderazione, alla mediocrità. Se il genio si adegua, muore.

E la destra contemporanea, e quella locale in particolare, sarà rivoluzionaria nel suo modo di distribuire i quattrini tra il popolo, ma trova la forza e ragione di essere nell'elezione del conformismo e del senso comune a sistema di vita e di pensiero. Internet, Impresa e Inglese, sono forse una buona ricetta per fare affari, ma certamente non per portare a casa la Palma d'Oro.

Avendo sniffato per due mesi par condicio, mi chiedo se poi esista una cultura di sinistra nel mio paese. Viva, voglio dire. Sì, ma di una certa età, dove il più giovane è giusto Moretti. La sinistra della contemporaneità, conformista, mediocremente moderata, governativa, non ha dato geni, né è stata interessata a favorirne l'incubazione. I geni si agitano e disturbano il conducente.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX - 22/05/2001