MAURIZIO MAGGIANI

Il Secolo XIX 29/05/2001

Povera sinistra nel mezzo del falò



Direte che alla fine non è andata poi così male. Spiegherete che la sinistra ha perso le elezioni del secolo ha pur sempre in pugno le tre maggiori città del paese, eccetto Milano. Avendo conquistato un seggio di parlamentare o la poltrona di un municipio vi sentirete autorizzati ad ambire all'ultimo orizzonte, all'impero della Galassia.

E' così da un pezzo, è così da quando avete cominciato a perdere, a perdere sul serio. Ora, con la massima calma, vorrei spiegarvi per un'ultima volta perché vi chiedo, anche all'indomani degli esaltanti ballottaggi, di sparire. Sia chiaro che non mi figuro un sacrificio ecatombale, una purificazione nel martirio, né scorgo nel mio animo la ben che minima ombra di spirito vendicativo, o di rivalsa, o astio; nessuno sfiduciato abbandono o paranoica ossessione. E' che non vi entra nella zucca la lapalissiana semplicità di una legge morale e politica che regola l'universo intero e da cui vi autorizzate a sentirvi immuni ed esenti: la legge della consequenzialità generale.

Per maggiore comprensione ne formulerò l'enunciato nei seguenti detti di saggezza popolare: che governa ed è sconfitto smamma, chi sbaglia paga, chi perde lascia la posta, sette vite ce le hanno solo i gatti. Siete tutti fans scatenati dei leader europei che non perdono ma vincono: Jospin, Blair, Schroeder.

Caratteri e idee molto diversi ma tutti e tre con un'identica storia. Quando i laburisti furono sconfitti dalla terribile Signora Thatcher, il signor Blair dava volantini davanti ai supermercati, al tempo di Kohl Schroeder militava nei circoli giovanili, e Jospin faceva l'una e l'altra cosa.

I loro predecessori, gli sconfitti, si sono levati di torno trovando essi stessi naturale la cosa, consequenziale. I Nuovi sono arrivati a governare i loro paesi combattendo una battaglia politica e ideale senza il fiato sul collo dei vecchi caporioni, liberi di rischiare le loro idee e non la recita di mediazioni di mediazioni. Se avessero perso non ci ricorderemmo nemmeno più i nomi.

Facciamo un gioco: recitatemi a memoria quelli dei loro predecessori, sconfitti, e la loro attuale professione. La loro scomparsa non è frutto di un barbaro istituto ordalico, ma, appunto della legge che presiede ai principi stessi della morale politica della sinistra, se la sinistra è rinnovamento, governo e futuro e non conservazione, rendita e potere.

Avete governato per cinque lunghi anni. Alla fine, siccome il vostro onorevolissimo ma vetusto primo ministro raccoglieva la popolarità di una multa per sosta vietata, avete scelto il Candidato Nuovo. Nel farlo avete badato bene a precisare che sì, poteva andare, ma era meglio andarci piano, che comunque ci avreste pensato voi a tenerlo in riga, che non si montasse la testa. Anche perché l'avete scelto con lo spirito di Abramo che sceglie il montone da portare con Isacco alla montagna. Isacco è tornato, il montone no.

Voi invece siete eterni. Lo siete in virtù di una grazia che fa sì che abbiate sempre ragione. Perché secondo la vostra interpretazione del mondo, la realtà non esiste, ma conta solo l'interpretazione della realtà. E naturalmente voi siete gli unici a possedere l'interpretazione giusta. In questo siete intimamente, radicalmente stalinisti. Avete seminato grano nella tundra gelata, ben fatto; ora ciò che conta non è se il popolo mangerà pane, ma se ciò che si raccoglierà potrà essere correttamente interpretato come pane.

Stalin era certo che fosse pane, il popolo un po' meno. Ma il popolo, per definizione, non ha il quadro generale della situazione. Non vi ha capito. Avete avuto il potere; pensavate che governare fosse sinonimo di potere. Ci avete giocato da bravi apprendisti. Pensavate, inghirlandati nei completi Volta & Gabbana nuovi di zecca, di trattare con gli altri poteri da veri maestri. Vi hanno infinocchiato come dei cuccioli e adesso frignate: ineleggibili, ingrati, irriconoscenti. Vorrei ricordarvi che l'unica riforma elettorale che ci avete lasciato è stata la riduzione dei seggi elettorali; siete riusciti a rendere odioso anche l'esercizio del diritto di voto. Ma quello che siete riusciti a fare al meglio è stato dividervi.

Lo spettacolo delle vostre divisioni, quello sì che l'avete recitato da maestri. Adesso vi apprestate a un corroborante periodo di opposizione, quello che un vostro ardito esponente ha definito, ricordando quello analogo del '94, “uno dei più bei periodi della mia vita”. Inutile precisarvi che fare opposizione da deputato della Repubblica può essere assai più affascinante che farlo da pensionato della previdenza. Ma il punto non è questo; il punto è che avete ancora ragione, che sapete voi come fare, che l'importante è non rompervi gli zebedei, che non avete vinto ma nemmeno avete perso. Chiamate già la sconfitta “gioco democratico”. Ma non sarà un gioco, e se non siete impazziti, lo sapete anche voi.

Per onestà devo ammettere che c'è una eccezione. Almeno uno tra voi ha scelto di sparire: Fausto Bertinotti. Fonderà, dopo una feconda stagione di rifondamento, un partito tutto nuovo, “rivolto al movimento, al popolo di Seattle e ai centri sociali, agli alternativi”. Dato che ho una qualche conoscenza di questi gruppi di opinione, e di azione, dei loro gusti, della loro visione del mondo e della politica, posso affermare con ragionevole certezza che il vero progetto del Solipsista è quello di sparire.

Bravo. Ma per il resto nessuno sparirà. Non ci sarà, temo, in questo paese un ragazzo intelligente, acuto, coraggioso e generoso che smetterà di dare volantini per incominciare il lungo, faticoso viaggio verso le future sorti progressive, ma della sua generazione, e di quelle che verranno dopo la sua. Non ci sarà perché una delle cose che sapete fare bene è bruciarvi la terra attorno. Amate sentirvi, nel mezzo del falò, eterni. E auguri sinceri ai sindaci che hanno vinto. Governino bene e rendano felici i loro cittadini.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 29/05/2001