MAURIZIO MAGGIANI

IL SECOLO XIX – 13/06/2001

La strada più bella d'Italia



Eccoli lì, i Genovesi, tutti con il naso all'insù a godersi la meraviglia di via San lorenzo desnuda. Ci passo e ci ripasso a ogni ora del giorno fino a notte fatta, e ce li trovo sempre a centinaia, domenica scorsa a migliaia, a compiacersi, a inorgoglirsi, a godersi lo spettacolo di quella che adesso a loro sembra la via più bella di Genova. Lo credo anch'io. Anzi, avendo l'entusiasmo del neofita, mi spingo a pensarla tra le più belle vie d'Italia. Ma credetemi, lo è. Perché tra le vie monumentali è la più mossa, quella dall'architettura più complicata, dalla prospettiva più strana; da Caricamento alla Chiesa del Gesù e fin su, al ritaglio delle torri di Porta Soprana, e viceversa, racconta all'occhio una delle storie urbane più eccentriche ed eccitanti. Se l'acqua è una via, e credo di sì, allora il Canal Grande la batte senz'altro, ma poi quante altre? Di San Lorenzo mi piace anche quello che a prima vista può sembrare un difetto: che non è perfetta. Non dico dello stile, ma del rifacimento. La perfezione è frigida, immobile, sostanzialmente reazionaria. Il fatto invece che un paio di palazzi siano stati lasciati con le loro croste e immondezze, che lo sguardo percepisca un che di falso suono, un disturbo del piacere, mentre scorre la prospettiva, il fatto che non tutto vada liscio, ma si finisca per inciampare in una cacca estetica nel bel mezzo della bellezza, non toglie, ma aggiunge fascino. E' un po' la stessa cifra estetica del bozzo sul fianco del Mosè di Michelangelo, della smagliatura sulla deliziosa coscia della donna amata, del leggero claudicare dell'attore geniale. E' la bellezza della vita, della sana imperfezione della vita.

Dovranno ringraziare i genovesi quei proprietari che non hanno voluto aderire alle ristrutturazioni: non è taccagneria la loro, miopia della rendita, ma preveggenza e lungimiranza. E gran gusto. Che tra poche settimane sarà sotto gli occhi di tutto il mondo e diverrà moda e tendenza. E' come vederli i Grandi del Mondo nella loro passeggiata, anche loro con il naso all'insù. E il signor Jospin, l'eminente rappresentante di quell'odiosa ed obsoleta mania parigina di fare le cose tutte perfettine, che dà di gomito al suo consigliere e gli bisbiglia: “Vedi che idea? Segna che poi a casa ne parliamo.” Per tacere dell'alta funzione didattica che avrà preso le menti meno pronte all'antica e complessa cultura europea. Il signor Bush, ad esempio, avrà modo di capire in modo semplice e diretto, passando a fianco del palazzo ristrutturato esattamente a metà, il prima e il dopo si un restauro, lui che la Casa Bianca se l'è trovata già tinteggiata e a casa sua, nel Texas, trovano più conveniente abbattere che rimettere mano alle anticaglie. Per intanto ci passano i Genovesi su e giù per San Lorenzo. E fa una strana impressione vedere come mostrano assieme meraviglia e orgoglio, come prontamente quella via se la son ripresa e se la mostrano l'un l'altro come per dire: “Vedi, l'ho fatta io”. Perché è proprio così, in fin dei conti, se la son fatta loro. E mi viene da chiedermi come sia gente strana questa qui. Come sia strano il fatto che quelli dal naso all'insù siano quelli stessi, o i figli o i nipoti, che hanno lasciato che la loro via più bella diventasse quel tunnel immondo che fino a ieri era. Se c'è una cosa che San Lorenzo di prima e dopo insegna a me, che vengo da fuori, è che Genova è una città di sonni e una città di guizzi, una città di bellezza e una città di brutture. Sempre la stessa in un modo e nell'altro, opposta oggi a come era ieri. Una città con la grande fortuna e la tremenda disgrazia di dover stare sempre lì a scegliersi un destino. E per favore, fatemi una cortesia: levate quelle insegne di plastica, quegli infissi di anodizzato. Va bene la commistione di stili, ma la suburra latinoamericana mal si accosta in San Lorenzo con il sette e l'ottocento.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 13/06/2001