BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA | | IL PORTO DEI RAGAZZI |

BIBLIOTECA

La Sicilia in noir di Roberto Alajmo il pessimista

Sarà Roberto Alajmo a inaugurare la stagione delle presentazioni dei finalisti del premio Alassio centolibri – un autore per l'Europa, una manifestazione che comincia a farsi spazio nell'affollato e a volte discutibile ambiente dei premi letterari sia perché il giudizio, ad Alassio è affidato ad italianisti stranieri che insegnano nelle università di mezza Europa, sia perché ha fatto compiere alla cittadina del muretto e delle miss un bel salto di qualità, offrendo finalmente anche cultura.

Roberto Alajmo, giornalista palermitano con il suo romanzo Cuore di madre (Mondadori, pagg. 232, € 16), una storia nera, ma che non niente a che fare con un poliziesco. C'è un bambino rapito, c'è un disadattato – in Sicilia si dice jettatore – che lo riceve in custodia e lo tiene un po' per paura, un po' perché si aspetta di trarne un vantaggio economico e c'è una madre iperprotettiva, che impone al figlio un rapporto simbiotico senza fine. Sarà lei a risolvere radicalmente una convivenza a tre ormai problematica.

Lo stile piano, volutamente semplice e dimesso, è lo strumento di cui Alajmo si serve per costruire un crescendo di tensione angosciosa e claustrofobica. Non diciamo di più, lasciamo la parola all'autore.

Parte come un noir, poi sembra trasformarsi in un romanzo a tesi.

Non volevo dimostrare niente, volevo mostrare un caso esemplare, raccontare il matriarcato siciliano nella sua efferato eccezionalità. Normalmente le madri siciliane non sono così crudeli, ma sono portatrici sane di un virus che può condurre alla crudeltà che descrivo nel libro.

L'atteggiamento passivo che sfocia in quell'atto di crudeltà è una particolarità della Sicilia?

E' proprio di una società arcaica in cui si innestano elementi di modernità incontrollata, come – per esempio – la televisione, che può creare aspirazioni e desideri inverosimili all'interno di società primitive. Il disastro avviene con l'unione tra società arcaica e modernità esasperata: la tradizione contadina, i suoi valori, cadono e non vengono sostituiti.

E rispetto alla Sicilia?

Nella società siciliana si annidano quei germi. Ciò che giustamente scandalizza quando lo dice un ministro, cioè che bisogna convivere con la mafia, in Sicilia è una realtà assodata. I miei personaggi si muovono tra collusione e connivenza, nel senso che non si capisce sino a che punto subiscono e sino a che punto, invece, traggono dei vantaggi. Proprio come i commercianti che pagano il pizzo, per esempio, che gli garantisce di non subire rapine, atti di teppismo, ma anche che nessun concorrente apra un negozio vicino al loro. Nel romanzo la mafia non è mai nominata, è una nota costante di sottofondo, come il basso continuo nella musica del '700.

E' vero che si sente come una presenza costante, proprio come il suo pessimismo.

Come diceva Sciascia, che considero il mio maestro: non sono io che sono pessimista, è la realtà che è pessima. Tuttavia questo romanzo non va preso come mera rappresentazione della realtà ma, se vogliamo semplificare, come una forma scaramantica, un esorcismo, mi auguro che ciò che scritto non accada mai.

Secondo lei non c'è proprio nessuna speranza?

Sinceramente in questo momento per la Sicilia non c'è speranza secondo me. Paradossalmente ho coltivato un poco di speranza dopo le stragi, proprio per la gravità inaudita delle azioni. Per un paio d'anni sembrò che la coscienza collettiva si risvegliasse e si rivoltasse, che qualcosa potesse cambiare. Ma sono bastati appunto due anni per elaborare i lutti di Falcone e Borsellino e ora le cose sono addirittura peggiorate. Perché a Palermo tutti pagano il pizzo, continua a non uscire acqua dai rubinetti anche se ha piovuto tutto l'inverno, il voto di scambio è un'abitudine. Il terribile fatalismo dei siciliani ha avuto il sopravvento su tutto il resto.

Intervista di Antonella Viale – IL SECOLO XIX – 08/07/2003

Altra intervista

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO |
LA POESIA DEL FARO|