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Ballestra: “Libro in crisi, ecco il degrado italiano”

Con Tutto su mia nonna, da pochi giorni nelle librerie per Einaudi Stile Libero (pp. 204, euro 13,50), Silvia Ballestra si riconferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, come una delle (giovani) scrittrici italiane più acute e divertenti di oggi. Autrice di culto per le nuove generazioni, fu scoperta da Pier Vittorio Tondelli. In questo nuovo divertente romanzo familiare di donne, non rinuncia a un'attenzione estrema a una lingua letteraria coloratissima che tiene sempre d'occhio la lingua orale, mostrando una grande felicità espressiva. Nel libro parla di sé, di sua madre e soprattutto di sua nonna.


Un libro tutto di donne, divertente. Una rarità, no?

Sì. Non so perché il genere saga familiare è sempre imperniato sul dolore, il sacrificio, i drammi. E comunque, in generale, mi sembra che in questo paese ironia, autoironia e, diciamolo pure, comico, non vengano frequentati né spesso né volentieri. In questi anni, nel mondo, grande è la paura, grandi sono le paranoie, e non mi dispiaceva pensare di far divertire qualcuno, far passare un paio d'ore di spasso.

Non è il primo libro scritto da Ballestra sulle nonne...

Infatti, il primo libro era dedicato alla nonna e nella raccolta Gli Orsi c'era un racconto ove compariva per la prima volta questa stessa famiglia... Credo che le nonne siano importanti e mi interessava soprattutto vedere questa situazione particolare d'una famiglia tutta di donne e come la lingua venga trasmessa secondo una determinata matrilinearità. E' un'idea (non nuova in linguistica, vedi le riflessioni sulla lingua materna, né in letteratura, vedi Canetti con La lingua salvata e Benjamin con Un'infanzia berlinese) che va ribadita e sulla quale vale la pena di riflettere. In più mi permetteva di continuare una mia ricerca attorno al "femminile" cominciata con l'amore della "Signorina N. N. ", la maternità di Nina, le amicizie del "Compagno di mezzanotte".

Perché ogni volta un editore sempre diverso?

Per motivi vari. Volete sapere qualche pettegolezzo? Pronti. Alla Mondadori non mi pareva il caso di restare, era il '94 e il buon Silvio era appena sceso in campo: può il presidente del Consiglio essere il tuo editore? Direi di no. Alla Feltrinelli, dove avevo appena pubblicato Gli Orsi - libro andato benissimo ma che misteriosamente non si trova più in libreria - avevo parlato del lavoro che stavo facendo con Joyce Lussu, ma nessuno ha pensato di mettermi sotto contratto. S'erano mossi in parecchi, invece, fuori di lì, e scelsi Baldini e Castoldi perché mi propose di leggere per loro libri stranieri, dunque di avere anche un ruolo in casa editrice. Rizzoli è stato un ritorno presso un editore maggiore con tutti i pro e i contro: questo da Einaudi è un blitz con un libro sperimentale. Stile Libero, come dice la parola, è davvero uno spazio di libertà e sperimentazione - forse il solo rimasto - e con loro si lavora come si deve.

Che cosa ricordi di Pier Vittorio Tondelli?

Ricordo solo cose belle. L'esperienza con il laboratorio degli Under 25 è stata straordinaria, una lezione esemplare che vale ancora. Dopo la ricerca che ha condotto poi Canalini attorno all'opera di Tondelli, rileggendola in chiave girardiana, riflettendo sul ruolo del capro espiatorio e il mediatore del desiderio, appare tutta la grandezza dello scrittore Tondelli, più importante che mai.

La manifestazione letteraria "Ricercare", che è nata e si è svolta per dieci anni a Reggio Emilia, dal prossimo anno si farà a Macerata. Cosa cambia?

Non so se si chiamerà "Ricercare", ma l'idea è quella di riprendere la formula "lettura e commento dei testi" iniziata con serate letterarie a Reggio Emilia. Ci sarà un comitato tecnico-scientifico che leggerà e sceglierà dei testi da sottoporre ai critici. Solo che in questa prima edizione autunnale si terranno gli Stati generali della letteratura, una sorta di convegno di due giorni per discutere dell'attuale situazione e fare bilanci, e poi dal prossimo anno si ripartirà col laboratorio così come lo conosciamo da Reggio. Per me la ricerca, un certo tipo di fare letteratura, è cominciata proprio con Under 25 di Tondelli e la Transeuropa di Ancona. Questo link, fra il laboratorio Tondelli alla fine degli Ottanta e "Ricercare" nei Novanta, lo vedo chiaro e limpido.

Un giudizio sui festival letterari?

Sono appena tornata da un bellissimo festival che si tiene a Montreal: duecento invitati, organizzazione impeccabile, ospiti provenienti anche da letterature "minori" (vale a dire non anglofone) e non è il festival più importante. E parliamo del Canada, cioè un paese immenso e pochissimo popolato... In Italia, invece, faticacce tremende e terra strappata al mare col secchiello. Non mi piace la spettacolarizzazione della letteratura, lo scrittore come rockstar solitaria (come Mantova), mi interessano di più i luoghi ove si possa dibattere e la letteratura fa un passo avanti, democraticamente, anche per chi è agli inizi. Troppo facile chiamare le punte e i golden boys, benissimo invece chi dà spazio a chi normalmente non ne ha.

E l'editoria italiana?

Penso tutto il male possibile, con le dovute eccezioni. Penso che andando avanti così la nostra letteratura scomparirà e verrà inghiottita dal monnezzone globale. Ne avevo già avuto sentore tre anni fa visitando la fiera di Francoforte: una roba da brividi coi junkie-book che trionfavano come la merda del fastfood. Penso però che la colpa è del sistema culturale italiano in generale che ha risentito della caduta a picco nella barbarie rappresentata dai pasticci dell'attuale premier: prima salta la dignità culturale d'un paese, poi quella morale, fino ad arrivare al crollo economico e politico. Prima se ne va Silvio, prima cominceremo a ricostruire sulle macerie che ha lasciato. E questo vale anche per la produzione culturale: pensa solo al livello che abbiamo raggiunto con la televisione. Comunque la crisi del libro è bestiale anche se nessuno ne parla seriamente e tutti continuano a dire che va tutto bene. Solo due dati: il Diario di Anna Frank che all'improvviso non si vende più neanche agli studenti, e il fotografo di scrittori che mi dice che in Italia non lavora più e vende le foto solo in Francia. Due cose diversissime ma che la dicono molto lunga.

Intervista di Giuseppe Caliceti – LIBERAZIONE – 03/05/2005




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