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Nell'inverno del nostro G8

Due vite che si incrociano nei percorsi convulsi di un G8 genovese ambientato d'inverno: un ragazzo che frequenta le scuole medie superiori e un uomo sulla cinquantina. Il primo s'innamora di una coetanea, una militante no-global, la sera prima della grande manifestazione. Il secondo si trova coinvolto negli scontri del giorno dopo, uscendo dalla banca dove è andato per chiedere un prestito che gli può salvare la carriera e la vita. Due esistenze che si incontrano nella città devastata, due storie narrate da Romolo Bugaro nel romanzo intitolato Dalla parte del fuoco (Rizzoli, pag. 167, Euro 12).

Bugaro vive a lavora a Padova, ha già pubblicato Indianapolis (1993), La buona e la brava gente della nazione (1998) con cui è stato finalista al Premio Campiello e Il venditore di libri usati di fantascienza (2000).

Come mai un romanzo che ricorda i tragici eventi del G8?

Sono stati una sorta di condensazione di un disagio diffuso. Gli anni che viviamo impongono un'accelerazione fortissima. Ogni giorno appaiono scenari inaspettati, se non addirittura inauditi. Questo produce sentimenti che non hanno ancora un nome, ma intorno ai quali è necessario interrogarsi. L'opposizione attiva, strutturata, così come l'abbiamo conosciuto nelle giornate del G8, è una delle risposte a questo clima di tensione permanente. Non mi interessava tanto raccontare la manifestazione in sé, nella sua tragica “spettacolarità”. Mi interessava tentare di dare conto di un tale clima.

Perché, pur facendo riferimento al G8, non ha usato i nomi delle strade di Genova e ha preferito ambientarlo d'inverno?

Perché, in effetti, il romanzo si è preso le sue libertà. Nel libro la manifestazione non si tiene in occasione di una riunione di capi di stato, bensì di guerra appena scoppiata (una serie di bombardamenti degli anglo-americani sulla capitale saudita Ryad), e questo perché mi interessava immergere la storia in un quadro di generale instabilità planetaria, verso la quale ci stiamo avviando. Allo stesso modo, un inverno livido e freddissimo mi ha permesso di rendere più nitida e “visibile” la fragile umanità dei personaggi.

Come ha vissuto quei giorni?

In quei giorni non ero in Italia. Molti amici però hanno partecipato alle manifestazioni e me ne hanno parlato a lungo. Ho visto le immagini sulla rete e in televisione. In effetti gli scontri e la violenza di cui racconto nel libro sono (anche) di un altro tempo, forse della fine degli anni settanta. Erano immagini che avevo nella mente da anni, e che aspettavano l'occasione di essere raccontate.

Maurizio Maggiani, Sandrone Dazieri, Massimo Carlotto e tanti altri scrittori hanno raccontato il G8 in romanzi e racconti: secondo lei perché tanti narratori sentono l'urgenza di parlare di quelle giornate?

Perché sono state una sorta di picco, una delle espressioni più forti e visibili di un movimento nuovo, almeno in ambito italiano. Mi sembra inevitabile che la scrittura si confronti col presente.

Nel romanzo ha messo in evidenza come siano state coinvolte in eventi tragici soprattutto persone che non erano no-global o militanti. Perché?

La mia intenzione era porre dei personaggi davanti a una situazione nuova e inaspettata (in questo caso, gli scontri di piazza), trattare la materia dello spaesamento e dell'inadeguatezza di fronte a ciò che all'improvviso si mostra completamente fuori controllo. Mi interessava perché credo che questi sentimenti riguardino tutti noi e siano la cifra dei danni che viviamo.

Lei da che parte sta, come interpreta queste giornate?

Ho scritto un libro di narrativa, non un reportage. Ho raccontato una storia calata nel presente e staccata dalla politica. Naturalmente, ho le mie opinioni personali. Credo che la repressione durante il G8 sia stata assolutamente cieca e inaccettabile.

Lei mette a confronto e narra le vicende di un ragazzo e di un uomo. In cosa sono diversi?

In effetti non sono poi così diversi. L' uomo ha delle difficoltà nel rapporto con la moglie e delle difficoltà economiche che non sa affrontare. Allo stesso modo, il ragazzo è come staccato da se steso. Il tratto comune è la non comprensione di cosa sta accadendo davvero alle loro vite.

Lei conosce bene Genova?

Ci sono stato molte volte. Ho alcuni amici: è una città di aperture, di salti, di sorprese continue.

Questo evento ha fatto maturare una coscienza diversa negli italiani?

Difficile rispondere a questa domanda. Certo, alcune immagini di quei giorni saranno impossibili da dimenticare.

Intervista di Laura Guglielmi – IL SECOLO XIX – 11/14/2003

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