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Nikolaj Gavrilovic Cernyševskij
1828 - 1889


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Cernyševskij tra estetica e critica letteraria nella Russia del XIX° Secolo, un saggio di Paolo Venditti



Nikolaj Gavrilovic Cernyševskij nacque il 24 Luglio 1828 a Saratov, una città di provincia in cui predominava un atteggiamento religioso e culturale molto retrogrado e la popolazione, quasi tutta serva della gleba, faceva la fame.
Malgrado ciò, Il padre e la madre vollero per lui una formazione culturale aperta alle nuove problematiche e così, sin da giovanissimo, ebbe una conoscenza diretta dei problemi delle masse popolari. Ciò influì sui suoi interessi che, pur essendo molteplici, avevano sempre alla base lo studio della società russa e delle sue crisi nei secoli.
La biblioteca del padre, fornita di testi moderni, gli permise di formarsi su testi moderni e in particolare sulle opere di Bielinskijj e di Herzen, i maggiori rappresentanti della corrente democratica dell'intellighentsija russa.

Nel 1846 si trasferì a Pietroburgo e si iscrisse alla facoltà di storia e filosofia, che frequentò fino al 1850, anno in cui si laureò con una tesi sulla poetica aristotelica, che lo mise in sospetto agli occhi della polizia zarista per le sue tesi materialiste.

Nello stesso anno cominciò a pubblicare sulla rivista «Sovremennik» (Il contemporaneo), di cui fu per anni collaboratore fisso, una serie di articoli, "Studi sul tempo di Gogol'", che gettarono le basi di una nuova critica letteraria di tendenza civile, basata sul rifiuto delle tradizioni e sulla fede nella missione rinnovatrice della nuova intellighenzia plebea.

Durante un breve ritorno alla città natale si sposò con Olga Visilieva, che gli stette accanto nella vita e nella lotta.

Tornato a Pietroburgo nel 1853, proprio durante la cosiddetta “epoca delle riforme”, continuò la collaborazione con Il Contemporaneo e con “La parola russa”, riviste particolarmente critiche nei confronti dell'operato del governo in tema di riforme sociali, che si schierarono contro la riforma della servitù della gleba, attuata senza l'assegnazione della terra e quindi deletereria per le classi più basse.

Nel 1855 pubblicò "I rapporti estetici tra arte e realtà" in cui, combattendo l'estetica idealista, affermava l'inferiorità dell'arte nei confronti della realtà da essa rappresentata. Furono anni di intenso lavoro critico e politico.

Divenuto capo dei primi nuclei social-rivoluzionari, fu arrestato nel 1862, intanto Il Contemporaneo era stato sequestrato, senza motivazione legale e rinchiuso nella fortezza di Pietro e Paolo.
E' in questa prigione che scrisse il suo primo romanzi
Che fare? (1863), che inaugurò il genere dei romanzi radicali d'agitazione a sfondo utopistico.
Due anni dopo l'arresto, subì il processo, chiaramente montato, che lo condannò a quattordici anni di lavoro forzato ( poi ridotti a sette) e all'esilio a vita in Siberia.
Per la Russia furono questi anni di dura repressione, ma Cernyševskij non fu dimenticato dai suoi compagni di lotta, che tentarono molte strade per poterlo liberare.
Solo dopo la morte di Alessandro II ottennero un suo trasferimento ad Astrakhan, dove potè vivere grazie alle sue traduzioni e proseguire il suo lavoro di critico.

Rivide la libertà solo nel 1888. Tornò a Saratov, dove morì il 29 ottobre 1889.

In prigione scrisse molto, ma quasi tutti i suoi scritti furono distrutti.
Rimangono le lettere al figlio,
Prologo (1867) e
Riflessi sull'aurora boreale

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