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Nikolaj Gavrilovic Cernyšvskij

CHE FARE?



Nikolaj Gavrilovic Cernyševskij

Che fare?

I Grandi Libri, Garzanti,1974,
XX + 260 pagine

Introduzione di Eleonora Fiorani e Francesco Leonetti.
Traduzione di Federico Verdinois.


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CHE FARE?

Incipit

Dalla prefazione

Vera il personaggio principale del libro


CHE FARE?


Che Fare?, scritto nel 1863, fu conosciuto durante la vita di Cernyševskij solo tramite copie clandestine e così, quando fu finalmente pubblicato nel 1905, ebbe un successo strepitoso, tanto da poter essere considerato una sorta di “breviario di ogni giovane” (Kropotkin) e divenire in breve uno dei romanzi formativi dei giovani russi del primo novecento.

“Il romanzo è centrato sul rapporto uomo-donna come rapporto basilare della società, attraverso il quale sono mostrati tutti gli altri aspetti del reale; avviene perciò che i problemi del tempo, con le discussioni relative, si esplicitano seguendo le vicende di scelte comportamentali delle persone romanzesche. Accenniamo in breve a tali problemi: uguaglianza dei sessi, critica delle convenzioni, impostazione etico-sociale delle condotte personali e, soprattutto, organizzazione produttiva di tipo cooperativistico con distribuzione egualitaria dei profitti e processi educativi interni alla produzione stessa. E' singolare, di fronte al gusto attuale oggi, che viene data qui una fusione continua tra il divenire
( continuamente autocritico invece che di flusso indistinto) delle persone e del divenire sociale.
In altre parole non c'è niente del romanzo-saggio e invece l'analisi sentimentale-morale è la costante del libro. “
( Eleonora Fiorani e Francesco Leonetti, introduzione)




INCIPIT I. UN IMBECILLE


La mattina dell'11 luglio 1856, la servitù di uno fra i maggiori alberghi di Pietroburgo presso la stazione ferroviaria di Mosca era in una grande perplessità non esente da agitazione. La sera innanzi, verso le nove, un signore era arrivato con una semplice valigia, aveva preso una camera, presentato al visto il passaporto, domandato del tè e una bistecca, e detto che non lo si disturbasse, perché era stanco e voleva dormire. Badassero però a destarlo alle otto del mattino, perché aveva da sbrigare affari urgentissimi. Dopo di ciò, chiusa la porta, s'era prima sentito gran rumore di forchetta, coltello, piattini, e poi subito silenzio: evidentemente, il passeggero aveva preso sonno. Venuta la mattina, alle otto precise, il cameriere bussò: nessuna risposta. Bussò più forte: niente. Il sonno, si vede, era profondo.





PREFAZIONE


Il libro procede come un normale romanzo d'amore e di mistero, ma dopo una decina di pagine ecco che lo scrittore interviene parlando direttamente al lettore: quello che ha letto è solo un espediente per invogliarlo a leggere il libro di uno scrittore sconosciuto


” [...] le prime pagine del romanzo mostrano quanto poco conto io faccia del pubblico. Ho adoperato la vieta astuzia dei romanzieri, incominciando con qualche scena di effetto, presa dal mezzo o dalla fine, e l'ho avviluppata d'una nebbia misteriosa. Tu pubblico, sei buono, molto buono, però bevi alla grossa. Non si può contare che dalle prime pagine tu indovini se il libro sia degno o no di lettura. Tu non hai fiuto, e devi per forza ricorrere ad altri mezzi. Di mezzi ce ne sono due: o il nome dell'autore o l'effetto.”[...]



Vera, il personaggio principale del libro

Voi mi chiamate sognatrice, voi volete sapere quel che io domando alla vita?
Non voglio né dominare né umiliarmi, non voglio ingannare o infingermi, non voglio guardare al giudizio altrui, né conseguire quel che gli altri mi suggeriscono e che a me non serve.
Io non sono usa alla ricchezza, non ne provo il bisogno; e perché mai cercarla, solo perché gli altri la credono desiderabile?
Non sono mai stata in società, non so cosa voglia dire brillarvi, non me ne sento in alcun modo attirata; e perché dovrei sacrificar qualcosa, solo per il fatto che gli altri la stimano una gran cosa?

Per quel che non serve a me, niente sacricherò: né me stessa né il più piccolo dei miei capricci.

Io voglio essere indipendente e vivere a mio modo; per quel che mi serve son pronta a tutto; quel che non mi serve, non lo voglio e non lo voglio.

Che cosa mi servirà? Lo ignoro. Voi dite: io son giovane, inesperta, muterò col tempo... e sia, muterò quando muterò; ora non voglio, non voglio, niente voglio di quel che non voglio. Voi domandate quel ch'io voglio? Ebbene, no, non lo so. Voglio io amare un uomo? Non so. Anche ieri mattina, destandomi, non sapevo di dover amare voi; né so quel che sentirò quando amerò un uomo. Solo questo so, che a nessuno voglio mai soggiacere, che voglio essere libera, che non voglio esser obbligata a chicchessia per non sentirmi dire: tu hai il dovere di far per me questo e quest'altro! Voglio fare esclusivamente quel che vorrò fare, e facciano pur gli altri allo stesso modo; a nessuno chiedo niente, di nessuno voglio costringere la libertà, e voglio, voglio, esser libera io stessa!” sta in:
pag 40-41

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