I FILM

Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino




Pinocchio è stato tradotto in quasi tutte le lingue del mondo, illustrato da tantissimi disegnatori, rappresentato in teatro, trasposto in fumetti e film d'animazione.
Anche Benigni e Spielberg faranno un film tratto da esso.


Pinocchio rivive tra Benigni e Spielberg

Intervista a Roberto Benigni

Le Avventure di Pinocchio
di Comencini,

Italia,1972, 128 min
cast: Nino Manfredi, Andrea Balestri, Gina Lollobrigida, Vittorio De Sica, Ciccio Ingrassia, Franco Franchi

La bella trasposizione cinematografica del romanzo di Collodi, sacrifica solo in parte la componente fantastica del romanzo al realismo sociale che la caratterizza. Pinocchio è un bambino vero, che, in una società di poveri e di arroganti potenti, è desideroso di indipendenza e libertà, ma poco capisce dei sacrifici e della moralità di chi si cura di lui e vorrebbe aiutarlo a diventare un uomo. Così a volte diventa un burattino per punizione.

PINOCCHIO
di Walt Disney

USA 1940, 88 min.

La marionetta Pinocchio si anima grazie all'intervento della fata Turchina, ma disubbidisce a Geppetto, il suo costruttore, per seguire Mangiafuoco. Alla fine di numerose avventure in cui rischia più volte la vita, salva quella di geppetto e si trasforma in un bambino in carne e ossa.

La storia si discosta spesso dal romanzo di Collodi.
Da un punto di vista tecnico è il film d'animazione più complesso tra quelli realizzati dalla Walt Disney, costato cifre enormi. Inizialmente non ebbe molta fortuna e solo nelle riedizioni fu un successo.

Le avventure di Pinocchio

Italia 1947, 147 min

Giannetto Guardone

Cast: Sandro Tomei, Mariella Lotti, Augusto Contardi, Luigi Pavese, Angelo Taddeoli, Vittorio Gassman

Pinocchio, burattino di legno che preferisce il teatro dei burattini e il paese dei Balocchi ai doveri dell'infanzia, sarà trasformato in bambino dalla fata Turchina solo quando ritornerà da Geppetto ammalato e lavorerà per aiutarlo.

Il film è fedele al romanzo di Collodi, sottolinea gli aspetti moralistici a scapito della componente fantastica.

Occhiopinocchio

Italia 1994, 135 mìn

Francesco Nuti

Cast: Francesco Nuti, Chiara Caselli, Joss Ackland, Victor Cavallo, Pina Cei, Novello Novelli

Un ricco americano scopre di avere un figlio che è cresciuto in un ospizio toscano e lo porta a vivere con sé. Ma il giovane, soprannominato Pinocchio, fugge per gli Stati Uniti con una ragazza inseguita dalla polizia.


Il film, i cui riferimenti al libro di Collodi, risultano pretestuosi e inutili, è stato stroncato dalla critica.



Diventati amici dopo gli Oscar ’99, il regista americano e il comico toscano si preparano a girare due film variamente ispirati alla celebre favola di Collodi. Il primo riadatterà un soggetto di Stanley Kubrick ambientato in un futuro dominato dai robot, il secondo scriverà insieme a Vincenzo Cerami un adattamento il più possibile fedele al testo originale. Prima di loro, il cinema ha dato ampio rilievo alle avventure del burattino attraverso i film di Ernesto Maria Pasquali, Walt Disney, Giannetto Guardone, Luigi Comencini e Francesco Nuti.

Pinocchio rivive
tra Benigni e Spielberg

di LUCA GENTILI


Roma
E’ libro più celebre della letteratura italiana del secondo ottocento, un successo che si è diffuso ben oltre i confini del nostro paese fino ad attribuire al piccolo burattino di legno quasi una vita propria. Pinocchio è penetrato nell’immaginario di milioni di bambini di tutto il mondo, diventando inseparabile giocattolo, stimolando stuoli di illustratori e artisti che ne hanno interpretato l’immagine e il mondo nei modi più svariati, ispirando rifacimenti teatrali, da quello americano di Dorothy Coit del 1938 fino a quello decisamente ostico per una platea di bambini di Carmelo Bene, del 1962.
Ma è il cinema ad aver dato il rilievo più ampio alla figura del burattino creato da Carlo Collodi, contribuendo in maniera decisiva alla sua popolarità: un primo film fu girato addirittura in pieno periodo "pionieristico", nel 1910, da Ernesto Maria Pasquali, poi il grande successo mondiale dell’edulcorato Pinocchio di Walt Disney, uscito nel 1940 e realizzato con enorme dispiego di mezzi tecnici; ancora in Italia, un ottimo Pinocchio firmò Giannetto Guardone nel 1947, quindi nel 1972 l’apparizione della notevole e delicata versione televisiva di Luigi Comencini, della quale è ancora vivo il ricordo. Nel 1994, invece, un Francesco Nuti forse eccessivamente ambizioso forniva un adattamento piuttosto disinvolto del testo con il suo sfortunato Occhiopinocchio, regia e ambientazione eleganti ma sceneggiatura piuttosto debole (e "rimaneggiata").
Insomma, l’idea non è nuova ma inalterato è il bisogno di confrontarsi prima o poi con l’adattamento cinematografico delle avventure picaresco-simboliche del burattino da parte di cineasti di ogni tempo: ci proveranno, quasi contemporaneamente, Roberto Benigni e il grande Steven Spielberg, divenuti amici dopo la rivalità agli Oscar ’99 e avvistati la settimana scorsa nella capitale mentre pranzavano con le rispettive consorti.
Il comico toscano ha rotto a sorpresa il clima "top secret" intorno al soggetto del suo prossimo film da regista, annunciando appunto «Farò Pinocchio» e aggiungendo poi «non so ancora come lo farò, a che ora, con che colori, con che cielo, con quali gatti, volpi, talpe e lucertole, ma poter essere Pinocchio nel prossimo film mi dà uno sconquassamento di felicità, una soddisfazione così strepitosa che se riuscissi a trasmetterne anche solo lo 0,4 per cento, ma che dico, lo 0,2 per cento, farei felice tutto il mondo vivente e palpitante». Poi la chiusa «Pinocchio: che bellezza!». Un sogno, dunque, coltivato a suo dire da vent’anni e accompagnato da una doverosa richiesta di materiale alla fondazione Collodi di Pescia, dove sperano che il film sia girato proprio nel paese dello scrittore (in realtà nato a Firenze). Pur nella scarsezza di informazioni relative all’intero cast tecnico del progetto, si sa per certo che a scrivere l’adattamento insieme allo stesso Benigni sarà ancora una volta Vincenzo Cerami, che al fianco dell’attore ci sarà ancora Nicoletta Braschi (la fata turchina?) e che a produrre il film sarà la Melampo di Elda Ferri e Gianluigi Braschi, pronti a sfruttare l’immagine di successo del comico di Misericordia dopo il Gran Premio della Giuria al Cannes e i tre Oscar ’99 per La vita è bella. Entusiasti molti studiosi di Collodi all’idea che ad interpretare il burattino sarà proprio un toscano così famoso del mondo, ma, a voler essere un po’ "pedanti", come ci si può aspettare che da un campione della comicità elementare, specialmente in veste di co-autore, possano essere restituite la sottile psicologia infantile, la paura dell’ignoto, la violenza e l’indifferenza del mondo, il realismo fantastico e le inquietudini romantiche di un testo che non può (e non deve) essere banalizzato? Contenti loro. Steven Spielberg, invece, a proposito del quale possiamo finalmente parlare di "regia" senza l’imbarazzante sensazione di usare i termini a sproposito, sta per iniziare le riprese del suo Artificial Intelligence tra Los Angeles e altre località della West Coast; tratto da un soggetto di Stanley Kubrick derivato a sua volta dal libro di Brian Aldiss, il film è ambientato in un futuro caratterizzato da grandi mutazioni climatiche e geologiche (con la fine della glaciazione ai poli) e nel quale la vita umana è regolata da robot, contesto che consente l’aggancio e l’ispirazione alla figura di Pinocchio tramite una creatura metallica in grado però di provare emozioni. Nel cast ci saranno Haley Joel Osment, lo straordinario attore bambino de Il sesto senso qui nei panni del piccolo robot, e Jude Law, il "bellone" (ma anche bravo) che finiva vittima delle diaboliche trame di Mr.Ripley. il regista di Cincinnati, peraltro, ha già dimostrato in passato grandi capacità nel tratteggiare sensibilità e drammi infantili, specialmente nello splendido L’impero del sole del 1987, con il quale mostrava le vicissitudini di un dodicenne inglese residente in Cina rimasto improvvisamente solo alle prese con gli invasori giapponesi e la dura realtà del secondo conflitto mondiale; e già in quel bambino c’era un po’ di Pinocchio.


last modify10/10/02