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altra intervista a Luca Crovi

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IL SECOLO XIX – 23/08/2002

Giallisti italiani dall' “a alla z”



Andrea G. Pinketts, Piero Colaprico, Tecla Dozio, Sandrone Dazieri, Raffaele Crovi, Barbara Garlaschelli, Nicoletta Vallorani, tutti insieme martedì scorso alla Libreria martedì scorso alla Libreria Feltrinelli di Milano, a presentare l'ultimo saggio di Luca Crovi, Tutti i colori del giallo (Marsilio, pp. 363, € 17).

Ricerche, analisi, profili, aneddoti – da De Marchi a Scerbanenco, a Camilleri, Pinketts, Lucarelli – il libro è ormai un testo di riferimento, adottato anche da diverse università. Luca, giù critico rock, conduttore radiofonico, grande esperto di fumetti, non nasconde il suo grande amore per il giallo.

Come è nata la sua passione per il giallo?

Sulla spiaggia di Diano Marina, dove divoravo la collezione di mio padre. Ho cominciato coi fumetti: Tex, Flash Gordon, Mandrake. Poi sono passato a Poe, Stevenson, Salgari, Verne, quindi Agatha Christie e Conan Doyle. La passione per il giallo italiano nasce a dodici anni, con “Venere privata” di Scerbanenco. Non avevo mai letto un autore italiano così feroce, diretto e realistico.

Quando nasce il giallo italiano?

Verso la fine dell'Ottocento, sull'onda del successo dei feuilleton francesi di Eugene Sue, e schiera subito fra le sue fila autori come Emilio De Marchi, Carolina Invernizio, Luigi Natoli e Matilde Serao, narratori convinti della possibilità di dare vita a un romanzo popolare italiano che sveli i segreti e i misteri della società contemporanea. Già all'epoca le tre esse, “sesso, sangue e soldi” sono alla base di storie spesso cruente che scandagliano i costumi nazionali.

Come è nata l'idea di scrivere un saggio sul giallo italiano?

In origine volevo solo scrivere un saggio su Giorgio Scerbanenco poi su stimolo di Tecla Dozio (titolare della Libreria del Giallo, punto incontro di decine di autori italiani) mi sono trovato ad allargare lo spettro della mia ricerca. Era dal 1979, quando uscì l'eccellente “Storia del giallo italiano” di Loris Rambelli per Garzanti, che mancava una monografia completa sull'argomento, per cui mi sono trovato davanti a un'impresa titanica. Il fatto di conoscere personalmente quasi tutti gli autori di gialli italiani che sono arrivati in libreria dagli anni Ottanta a oggi mi ha facilitato nel lavoro, perché ognuno di loro è stato coinvolto nel progetto con consigli, consulti, prestiti librari, interviste.

Politica e sociale influenzano il giallo italiano contemporaneo?

Il giallo italiano contemporaneo sente la necessità di raccontare in maniera diretta e sincera la situazione del nostro paese. Una narrativa che parla di crimini e criminali non può che raccontarci i tempi e le problematiche della civiltà che ci circonda. Loriano Macchiavelli è stato il primo negli anni Settanta a mettere nel centro del mirino l'inquietitudine urbana di una città apparentemente gioviale come Bologna (e con lo pseudonimo di Jules Quicher ha svelato anche il terribile quadro dell'Italia delle stragi e degli attentati irrisolti), mettendo il dito nella piaga dello sfascio civile e politico di una regione come l'Emilia Romagna che ci è stata raccontata poi con l'occhio provinciale di Valerio Varesi, Massimo Coloretti, Luigi Guicciardi, Roberto Valentini e con il dettagliato microscopio urbano di Carlo Lucarelli, Giampiero Rigosi, Lorenzo Marzaduri, Maurizio Matrone. Da ricordare anche Massimo Carlotto,. Che ha sottolineato nei suoi romanzi il legame tra crimine organizzato e società nei territori benestanti del Nord Est, alcune ingiustizie del sistema giudiziario italiano e internazionale, la tragedia dei desaparecidos, gli eventi che hanno portato alla guerriglia del G8 di Genova (come ci racconterà la nuova avventura dell'Alligatore intitolata Il maestro dei nodi).

Quali libri consigli a chi vuole avvicinarsi al giallo italiano?

Meglio partire dall'ABC: Il cappello del prete di De Marchi, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda e Venere privata.

Che rapporto hai con la Liguria, da sempre terra di misteri?

Per me è sempre stata un piacevole luogo di vacanza e quindi terra di lettura. Tra l'altro è una terra molto legata a fumetto (basti pensare ai miei amici Berardi, Milazzo, Chendi, Ramella che vivono e producono storie proprio lì), al noir (dalla Salvatori a Daniele Genova, da Ratto a Maggi, da Rino Casazza a Michelangelo Merisi), alla musica d'autore (da De Andrè a Lauzi, da Fossati a Paoli, fino ad arrivare al gruppo rock degli Altera).

Consigliaci un bel giallo di ambientazione ligure.

Il nido dei gabbiani dell'investigatore privato Daniele Genova, edito da Diabasis. In una Savona degradata si muove il detective Nico Mantovani, un uomo capace di guardare ancora il mare, di salire fra le colline e gli ulivi dell'interno ligure per trovare qualche frammento della sua terra.

Intervista di Marco Vallarino – IL SECOLO XIX – 23/08/2002

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