AVVENIRE 25.02.2001

ERRI DE LUCA


Pensare a un delitto a...


Pensare un delitto a sedici anni, poi eseguirlo, poi mettere in scena un finto assalto di banditi stranieri: questo triangolo è equilatero e tiene. Si parte da un colpevole già caldo da servire, lo spauracchio del clandestino che allarma, secondo sondaggi, due nostrani su  tre.

Si macellano in casa i coniugi, poi si crede di poter recitare una parte, tanto siamo tutti bravi sulla scena. Non c'è un punto scucito in questa mite sera di provincia, compreso le persone interrogate e regolarmente attonite, per l'assoluta normalità della famiglia, dell'adolescenza.

E in più, il sollievo che non si tratta di pirati e tagliagole dal criminale profilo straniero, ma, - quale fortuna! -  di affari di famiglia.

Tutto rientra, comprensibile, tranne il sollievo. Non la vogliamo intendere la deflagrazione mortale degli affetti più naturali e stretti, la peste dell'indifferenza in casa, altro che odio, per cui vita o morte di una madre, di un fratellino, non spostano un ciglio dagli occhi.

Qua non c'entra Caino: che uccise il fratello adulto per rivalità di mestiere al suolo e di gradimento in cielo. Rispetto al sangue di Novi, Caino è molto innocente.

Qui c'entrano le nostre famiglie: il clandestino micidiale è a bordo, sta nella stanza accanto, la sera che ha deciso di ucciderci dorme sereno e sodo. Non servono porte blindate e allarmi, ha le chiavi di casa, si sveglia con noi, fa colazione, esce.

Da che cosa abbiamo il diritto di sentirci sollevati? Altro che conforto, l'incubo si è appena manifestato sotto la sua peggiore specie, quella della normalità sintomo sospetto d'ora in avanti.

È spuntato un vaiolo nei sentimenti familiari, questa è la spia accesa dentro la cantilena delle coltellate, sferrate a ritmo di chissà quale musica stereo: ma quante ce ne vogliono, ma quando muore questa? È morto un pezzo di pace, un pezzo di sonno in ogni famiglia.

Sedici anni, così tanto tempo davanti per crescere, intendere, scontare, suicidarsi, o strofinarsi all'infinito le mani per sgrassarle dalle più infami colpe e non riuscire con nessun solvente. Questa ragazza, qualunque sia la pena assegnata, sconterà l'inferno in terra dentro la cella stretta del suo cranio. Da lì non potrà uscire viva.

 

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