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Elettroshock Evangelisti

Un pugno sotto la cintola. Questo è stato Valerio Evangelisti per la fantascienza italiana. E una rinascita. Era il '94 quando Nicolas Eymerich, l'inquisitore apparve sulla collana Urania, la vetrina italiana più prestigiosa per il genere. Il successo fu immediato e, da allora, sempre crescente. Altri sette capitoli della saga si sono aggiunti, a fianco di altre serie parallele, come la trilogia su Nostradamus e la raccolta Metallo Urlante. Proprio di quest'ultimo è appena uscito il secondo episodio, Black Flag, per la collana Stile Libero, edizioni Einaudi (pagg.221, € 8,2).

Ritroviamo Pantera, pistolero e “palero” (stregone) messicano, coinvolto nelle azioni militari di una banda di irregolari sudisti durante la Guerra civile americana. Il tutto in un clima di spaventosa violenza.

Valerio, oltre al protagonista, non ci sono molti punti di contatto con “Metallo Urlante”?

A livello narrativo non ce ne sono, ma i riferimenti lo collegano allo stesso Eymerich. Lo sfondo è sempre autobiografico. Pantera è la versione “buona” dell'inquisitore. E' altrettanto scorbutico, ma ha un senso più spiccato della giustizia e, volente o nolente, si trova sempre dalla parte giusta. Con Metallo Urlante ha in comune le tematiche. Il metallo visto come sintomo del raffreddamento dei rapporti umani. L'apparire di un'umanità gelida nelle espressioni emotive. E' il tema di quasi tutti i miei libri e la paura maggiore quando mi guardo attorno. Il metallo dà vita a una società di metallo, come quella di Lilith, l'altra protagonista. Non sono libri rassicuranti i miei, sono una sorta di elettroshock, con una carica paradossale di violenza.

Elettroshock è la parola giusta e Lilliput ne sa qualcosa. Tornano tematiche a te care, come la psichiatria e la musica “pesante”?

Proprio così. Dopo la musica Heavy metal in Metallo Urlante. Ora l'omaggio è alla band Black Flag, esponente della musica Punk. L'atmosfera stessa del libro è quella del “No Future”, slogan tipico dei punk, l'assenza totale di prospettiva futura e dunque una sorta di disperazione. Anche se il finale qui contiene un accenno di speranza. Per la psichiatria, il riferimento è più complesso e comprende tutti i miei libri.

Ti riferisci alla schizofrenia, che domina il futuro in cui vive Lilith?

Sì. Mi sono avvicinato alla psichiatria mentre aiutavo uno psicoterapeuta per un manuale sulle diverse personalità e le loro patologie. Il carattere “schizoide” mi aveva colpito perché io stesso ne possiedo dei tratti. Ho trasferito nel tempo il peggio di me in Eymerich e in Pantera. Per questo sono così calmo! Ma quello che avevo finito di scoprire in me, l'ho ritrovato sempre più diffuso a livello sociale. La schizofrenia di massa è il risultato dell'abbandono della psicologia a favore della psichiatria. Nel libro c'è una polemica mica tanto velata. Una psichiatria puramente fisica porta a una società disumanizzata. E i sintomi sono visibili anche oggi, Chi ha ragione fra Hutu e Tutsi?

L'attualità politica e la critica sociale del libro sono state una bella sorpresa. Nelle prime pagine del libro, il crollo di un grattacielo durante il bombardamento americano della Panama di Noriega non ricorda qualcos'altro?

Ho giocato molto su quest'immagine! L'11 settembre è stato una tragedia immane, ma mi premeva altro. In una recensione su un altro giornale si dice che il bombardamento avviene in una Panama futura. E' questo il vero pericolo. Si dimentica troppo facilmente il passato. Ma quattromila cittadini panamensi furono uccisi nell'89, durante il bombardamento di El Chorillo, quartiere ritenuto fedele al dittatore Manuel Noriega. Per l'occasione si sperimentarono gas letali come sarin, fisgene e iprite. Esiste un documentario molto dettagliato sull'avvenimento, che vinse anche l'Oscar. Gli americani però lo hanno censurato. La mia è una provocazione al lettore. Pur condannando fortemente gli attentati a New York, non posso dimenticare che ci sono stati altri massacri di quel tipo. Fa parte della schizofrenia generale. Ci si divide prima per nazioni, poi per comunità, per gruppi e infine individui. Tutto questo non può che suscitare crimine e odio.

L'attualità è un tema ricorrente anche nella mailing list del tuo sito. I tuoi libri vi giocano una parte minore?

Contrariamente a quanto avviene con altre liste apparentemente analoghe, nella mia lista non si parla solo dei miei libri, né solo di fantascienza. Vi si parla di tutto, seguendo la propria curiosità e lo spunto dato dagli argomenti trattati nei miei libri. E' una sorta di “Calendario del popolo”! Si va dalla letteratura all'attualità, dalla politica alla fabbricazione della birra, dall'Aids alla clonazione.

A proposito di clonazione, per ridurre il tempo tra un libro e l'altro, qualcuno ha proposto una tua clonazione multipla. Mi sembra, invece, che i tuoi siano ritmi salgariani.

Direi proprio di sì! Dal '94 a oggi ho scritto ben tredici libri, più di due l'anno. Senza contare dieci raccolti, un libro di saggi, centinaia di articoli, recensioni, collaborazioni varie. Sono impegnato fino alla fine del prossimo anno.

E quali sono i tuoi prossimi impegni?

Dopo Black Flag, uscirà la ristampa de Il castello di Eymerich il prossimo mese su Urania. Subito dopo, sempre per Urania, verrà Goccia nera, già pubblicato a puntate su Liberazione, lo scorso anno. Sto finendo ora l'ottavo libro sull'inquisitore, che uscirà a settembre. Poi mi occuperò del film su di lui, che verrà prodotto in Francia e ho appena supervisionato uno sceneggiato televisivo fantascientifico in due puntate, I figli della cometa, che uscirà il prossimo anno. A dicembre dovrebbe uscire il fumetto La furia di Eymerich, disegnato dall'esordiente Francesco Mattioli. E in Francia hanno comprato i diritti di tutti e sette su Eymerich. Ma io non ce la faccio: se ne occuperà uno sceneggiatore argentina, Jorge Zentner. In questi ultimi giorni, mi hanno addirittura proposto uno sceneggiato radiofonico su Magus, in sessanta puntate. Come vedi, mi è proprio impossibile scrivere più libri!

Rivedremo Lilith, vero e proprio angelo della morte, agghiacciante ritratto dell'amore in assenza d'amore?

Mi piacerebbe molto. Vorrei un giorno descrivere il suo mondo, in preda alla follia schizonefrica. Se mai lo farò, Lilith tornerà perché rappresenta, come dici, l'amore impossibilitato a esprimersi. Lilith uccide per avere rapporti umani. E' un insieme di umanità e disumanità. Vorrebbe amare, ma non può. Mi piace come figura e rappresenta una delle cose che volevo esprimere.

Intervista di Roberto Arduini – L'UNITA' – 21/04/2002

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