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Vi racconto l'America delle lotte sociali

Valerio Evangelisti è certamente il più importante scrittore del genere fantastico. Un'importanza che somma il successo della diffusione e della traduzione all'estero delle sue opere con l'impegno politico aperto. Il ciclo dell'inquisitore Eymerich e del pistolero Pantera sono l'occasione per leggere le contraddizioni dei giorni nostri attraverso la lente d'ingrandimento di vicende immaginarie. Il suo ultimo romanzo, Noi saremo tutto, trova il titolo in una strofa della versione statunitense de "L'Internazionale", ed è una durissima storia del sindacato dei portuali in perenne lotta con l'alleanza tra potere politico, imprenditori e criminalità organizzata. Dai moli di San Francisco e Seattle, a quelli di New York, la storia indomita dell'antagonismo statunitense.


Evangelisti, "Noi saremo tutto" sembra essere la tua prima storia che non appartiene compiutamente alla letteratura dell'immaginario. Perché questo cambiamento?

La storia che avevo in mente non si prestava a risvolti troppo fantastici. Del resto anche nel mio romanzo precedente, Antracite, gli elementi di quel tipo facevano da contorno e aiutavano a definire la figura del protagonista, ma avevano un ruolo effimero nello svolgimento della vicenda. Ciò non significa, da parte mia, un'abiura del genere fantastico. Semplicemente, scelgo ogni volta gli strumenti più idonei a ciò che intendo comunicare.

L'inquisitore Eymerich e il misterioso Pantera erano personaggi crudeli e scostanti, ma Eddie Florio, il protagonista di "Noi saremo tutto", è veramente disgustoso. I tuoi protagonisti sfuggono ogni possibile identificazione con i lettori. Si tratta di una sorta di estraniamento brechtiano affinché il lettore si trovi, senza alibi, di fronte a immagini efficaci della realtà?

Io dubito che Eymerich e Pantera siano personaggi che vietano l'immedesimazione. La cupa grandezza del primo, l'opzione per la giustizia del secondo (pur scontrosa e quasi involontaria) dovrebbero, nelle mie intenzioni, portare il lettore a identificarsi in loro, almeno a tratti; salvo scoprire che hanno finito per parteggiare per degli assassini, soprattutto nel caso di Eymerich. Invece, con "Noi saremo tutto", volevo impedire che ciò avvenisse. Volevo che si guardassero gli eventi con gli occhi di un miserabile e di un vigliacco, verso il quale l'unica forma di empatia possibile potesse essere una sorta di pena.

La tua opera può essere letta anche come estremamente politica. Come mai per rappresentare i conflitti sociali hai scelto un genere dell'immaginario come la fantascienza?

La fantascienza che leggevo da ragazzo, nei suoi esempi migliori, più che descrivere il futuro sembrava proiettarvi una visione disincantata e sarcastica del presente e delle sue possibili evoluzioni. Parlo ovviamente della fantascienza detta "sociologica", ma non solo di quella. Era piuttosto chiaro il coinvolgimento di tanti autori di science fiction nei fatti e nelle contraddizioni del tempo in cui vivevano. Per dirne una, il nesso Dick /rivolta di Berkeley era piuttosto palese, si conoscesse o no la biografia dell'autore. Io, quando nelle mie storie mi sono accostato alla fantascienza, ho cercato di ripetere quell'operazione, naturalmente con altro stile e con diverso approccio tematico. Penso che ciò sia evidente in Metallo urlante, in Black Flag e in altri racconti.

Con "Antracite" hai presentato al pubblico una storia complessa di immigrazione, lotte sindacali, criminalità, la stessa miscela che ritroviamo in "Noi saremo tutto". Perché questo interesse a ricostruire e divulgare la storia del movimento operaio statunitense? Perché l'interesse verso la malavita organizzata?

Chiunque abbia occhi e orecchie aperti intuisce che ciò che accade negli Stati Uniti ci condiziona tutti, ci piaccia o meno. Il rischio è quello di cadere nella trappola che il governo Usa e i suoi media ci tendono: far credere che la società statunitense sia priva di tensioni interne, presenti o passate, e che l'ideologia detta "americanismo" si sia spalmata su quel paese senza incontrare ostacoli, tanto da dilagare per spontanea efficienza fuori dei confini e da proporsi quale valore universale. In Black Flag, in Antracite, in Noi saremo tutto cerco di dimostrare che quella visione idilliaca è pura propaganda, e che tutta la storia americana è sanguinosa e conflittuale.

Qualche critico superficiale ti ha accusato di maschilismo, ma le donne, specialmente in questo romanzo, sono certamente i personaggi più forti e migliori…

E' chiaro che personaggi come Eymerich e Pantera sono maschilisti, e non possono essere altro. Quale immagine delle donne potevano avere un inquisitore del Trecento o un pistolero messicano del XIX secolo? Le storie che li riguardano sono viste da quel punto di osservazione, per cui si ha Eymerich che odia e teme le donne, e Pantera che le vede anzitutto come oggetto sessuale, oltre che come cose delicate da proteggere. Diverso il caso di Eddie Florio. Per lui le donne sono incomprensibili quanto i comunisti, e vanno schiacciate o sottomesse allo stesso modo. Solo che le donne gli sfuggono sempre di mano, e quanto più le sottopone a violenze e cerca di renderle schiave, tanto meno riesce a dominarle. Le donne in cui si imbatte Florio appartengono a un mondo diverso dal suo. Continuare a bramarle sarà la sua quasi unica debolezza, che lo porterà alla rovina.

Cosa pensi della libertà di espressione in Italia?

E' sottoposta a un logorio continuo, abbastanza discreto da passare inavvertito. Non credo valga ancora per l'editoria, o almeno non ne ho esperienza diretta. Investe invece i media autenticamente di massa, e in primo luogo la televisione. Trovo abbastanza significativo che alla Rai vigano censure più forti di quelle dei canali Mediaset, in particolare Italia Uno. E' come se si volesse rinchiudere le espressioni di dissenso entro spazi circoscritti, controllati dagli stessi poteri che vengono attaccati. Però è molto più disgustoso che, di sua spontanea volontà, un canale nato come "alternativo", La 7, aderisca al Pensiero Unico dominante e se ne faccia propagandista. O che, col beneplacito dell'Unione Europea, tutto il sistema di comunicazione satellitare venga consegnato nelle mani di un gestore unico - il sinistro Murdoch - messo in grado di decidere quali canali guardare e quali no.

E negli Stati Uniti?

E' là che sono state inventate le nuove forme di manipolazione delle coscienze, tramite un'informazione selettiva. La lettura della guerra in Iraq è la stessa su Cnn, Abc, Nbc, Fox News ecc. Berlusconi, scandaloso per noi, ha semplicemente adottato un modello già collaudato e operante da decenni. Mi fa ridere chi, in contrapposizione a Berlusconi, esalta la supposta autonomia dal potere dei media americani.

Tornando al libro, nel finale sembri sostenere che, nonostante tutto, i tentativi di omologare questa metà resistente dell'America siano ogni volta falliti. E' così?

Sì, ed è consolante. Però un sistema politico bloccato e la svolta autoritaria che si nasconde dietro la "lotta al terrorismo" rendono difficile il percorso delle forze statunitensi di opposizione. Ogni fase della storia degli Usa vede attiva un'opposizione radicale, ma vede anche all'opera una variante del maccartismo, sia prima di McCarthy che dopo di lui. La forza dei movimenti di contestazione americani è legata alle spinte antagoniste presenti nel mondo e, come il Vietnam ha dimostrato, queste prevalgono e vincono solo quando l'opposizione all'interno degli Stati Uniti cresce e vibra colpi.

Domenico Gallo  - LIBERAZIONE – 17/11/2004 




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