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Il destino del Romanzo

Mi piace la musica marginale, così come mi interesso alla vita di chi è stato respinto ai margini della società. In Gran Bretagna i gruppi italiani degli anni Sessanta e Settanta sono considerati degli imitatori ridicoli e un po' imbarazzanti del “progressive rock” inglese. Personalmente, invece, ammiro la devozione e la passione di band come le Orme e la Premiata Forneria Marconi. Godevano nel suonare e mi attrae proprio il loro fallimento: se fossero stati americani, si sarebbero assimilati perfettamente col modello, mentre loro non potevano fare a meno di rendere il proprio rock inconfondibilmente italiano. Questo è incantevole”. Detto da Michel Faber, specie di elfo, i cui romanzi elaborano in modi inaspettati il concetto di “imitazione”, la confessione suona credibile. Collezionista di vinile, a Mantova lo scrittore neozelandese, cresciuto in Australia e ormai naturalizzato scozzese, ha trovato un fan che gli ha procurato 33 giri originali della nostra ruspante pop music d'epoca. Faber è l'autore del Il petalo cremisi e il bianco, il poderoso romanzo ambientato nella Londra d'epoca vittoriana che l'ha trasformato da ragazzo “incerto se esistere nel mondo della carne o in quello dello spirito”, come rivela, in scrittore di culto: tradotto in 22 paesi, il Petalo diventerà un film diretto da Curtis Hanson, il regista di L.A. Confidential; ed è autore di Sotto la pelle, fantascientifica storia sospesa tra mondo animale e mondo umano, che Einaudi, dopo il primo successo della scorsa stagione, ha mandato a ruota libera in libreria. Da Mantova, con la moglie Eva – che l'ha “riportato sulla terra”, afferma nelle dedica di Sotto la pelle – è diretto in Ucraina: la fama raggiunta ha come coda fungere da testimonial per “Medici senza frontiere”, sulla cui esperienza in Ucraina appunto scriverà un racconto che confluirà in un volume collettivo. Il Petalo, chiamato così, familiarmente, nel popolo di chi ha bevuto senza una pausa le sue quasi mille pagine, è un romanzo vittoriano come può essere scritto da un giovane uomo (Faber ha 44 anni e ha cominciato a lavorarci a 19) degli anni Duemila: la vicenda di Sugar, la puttana che sa leggere ed è malata di un'affascinante psoriasi e che scala la società londinese, è narrata con spirito post-modern, come fece Fowles con la sua Donna del tenente francese. Con un'identificazione solo parziale col ruolo demiurgico che il vero romanziere vittoriano, cresciuto a miseria e progresso, classismo e metropoli – insomma Dickens – si concedeva.

Il petalo cremisi e il bianco” e “Sotto la pelle” sembrano due romanzi scritti da persone diverse. Eppure, un legame si rintraccia: Sugar, la prostituta letterata, e Isserley, l'ibrido tra un cervide e un essere umano, non sono entrambe due mutanti?

In effetti, tutti e due i personaggi sono outsider, partono da una posizione lontana e cercano di raggiungere il centro della società: Sugar vuole disperatamente diventare una donna che può avere amore e curare la propria infelicità, Isserley tenta di entrare nel mondo normale. E' un'esperienza che facciamo tutti, specie in giovinezza: ci chiediamo se il fato è inevitabile o se possiamo fare un tentativo per diventare qualcosa di diverso da quello che, a noi sembra, ci aspetta.

La sua ricerca l'ha portata in quel pezzo di tempo e di mondo affascinante e orribile che è stata l'Inghilterra vittoriana. Il suo biglietto per quell'epoca sono stati i libri di storia o i romanzi?

All'inizio, studente universitario diciannovenne, ero amato solo dei romanzi di Charles Dickens e George Eliot. Di Londra conoscevo le cartine turistiche gratuite che venivano date ai giapponesi per indicargli la strada per il Museo delle cere di Madame Tussaud. Man mano che andavo avanti nelle stesure del Petalo cremisi e Il bianco ho dovuto approfondire. Alla terza stesura, quella finale, nel 2000-2001, sono entrato nella comunità virtuale di Victoria che, in Rete, raggruppa circa 1500 appassionati dell'età vittoriana. Mi hanno insegnato moltissimo. Il romanzo stesso è una specie di mutante: è nato dalla mia passione e, di stesura in stesura, l'ha fusa con la conoscenza.

Un'impressione da lettrice: secondo noi esistono un Petalo numero uno e un Petalo numero due. La storia di Sugar ha fino a un certo punto un'evoluzione lineare viene riscattata dal bordello da un amante, William Rackham, erede di una dinastia di fabbricanti di profumi, e messa in un appartamento-garçonnière, da cui lei spia i gradi ancora più alti della società, quelli della gente “perbene”, cui aspira. Poi, l'imprevisto: Rackham la fa entrare in casa propria, come istitutrice della sua bambina, Sophie, senza che sua moglie Agnes, che vive reclusa in una specie di comico e candido delirio, obietti. Ci sembra che una volta che lei, l'autore, ha concesso questa perversione i personaggi femminili le si siano ribellati: vanno di testa propria verso destini inaspettati. Sugar s'improvvisa mamma di Sophie e sparisce con lei, ma prima “libera” Agnes, la carica su un treno verso chissà dove. E' avvenuto così?

Nella stesura iniziale la storia di Sugar aveva un andamento circolare: cominciava con un cadavere trovato per strada, un corpo anonimo, e finiva con Sugar che, senza più risorse, tornava nel bordello, poi usciva per strada e finiva sotto una carrozza. Insomma, per lei non c'era possibilità vera di sottrarsi al suo destino. E' stata mia moglie che mi ha spinto ad abbandonare il ruolo di manipolatore e a concedere il libero arbitrio ai personaggi. Chiedo a lei, da lettrice, la trama regge?

Sì, è più facile voler bene alle sue donne schiave del vittorianesimo, quando si rivoltano. Resta la voglia, come con delle amiche, di sapere che fine facciano. Ha in mente un sequel?

Di prossima uscita in italiano ho The Courage concert, un romanzo che parla di tutt'altro, un coro il cui direttore si chiama Roger Courage. Sì, ho scritto tre racconti molto brevi su Sugar, sulla cognata di Agnes, emmeline, e sui due amici di Rackham frequentatori del bordello. E ho accarezzato l'idea di scrivere una storia di Sophie, diventata una donna anziana durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma una volta che ho lasciato liberi i miei personaggi, ho accettato di sapere poco di loro.

Intervista di Maria Serena Palieri – L'UNITA ' 12/09/2004




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