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Faletti, il mio killer tra i Peanuts e Roma

Giorgio Faletti non ha una biografia da scrittore italiano tipico. Nato ad Asti 54 anni fa, laureato in giurisprudenza, inizia con il cabaret al Derby, debutta in tv con Drive in, scrive canzoni per Mina e diversi interpreti, arriva secondo a Sanremo nel '94 con la canzone "Signor Tenente". Adesso vive all'isola d'Elba e non più a Milano. continua con il cinema, la tv, le canzoni ma, soprattutto, scrive libri. Domani esce la sua attesissima, seconda prova: "Niente di vero tranne gli occhi" (Baldini Castoldi e Dalai, 499 pag., 18,60 euro).

Vendere un milione e trecentomila copie del primo thriller "Io uccido", quanti incubi - e quanta libertà - le ha dato nello scrivere il secondo?

Mi ha dato tutta la libertà del mondo. Anche da parte dell'editore. Così grazie al fatto di poter fare quello che volevo, ho potuto fare quello che sapevo. Ma davvero libero non mi sono sentito, avevo sempre lo spettro del secondo romanzo, dopo il boom del primo.

Perché per questo nuovo libro è andato a New York, sfondo per eccellenza degli scrittori di thriller?

Io sono un po' esterofilo perché cresciuto con la letteratura americana di genere. E mi piaceva questo vezzo, umanamente comprensibile, di andare nella tana del lupo. Inoltre la storia che ho raccontato mi sembrava giusta per la città. Per la parte di ambientazione italiana ho invece scelto Roma, così solare e pigra ma adatta al quoziente drammatico della narrazione.

"Niente di vero tranne gli occhi". Da dove viene il titolo?

Lo sguardo della gente mi ha sempre molto attratto. E fin da ragazzino mi facevano notare i miei occhi azzurri; per questo probabilmente c'è una componente narcisistica. Nel libro, il titolo diventa una metafora del qualcosa di "oltre", che vale la pena di andare a vedere. Con questo romanzo mi ero proposto un unico scopo: quello di raccontare una storia di persone alla ricerca di identità. Penso di esserci riuscito soprattutto attraverso le figure dei due investigatori che riescono a scoprire sé stessi nel corso dell'indagine alla quale partecipano loro malgrado.

I cadaveri delle vittime di "Niente di vero" sono messi in posa dall'assassino in modo da evocare i Peanuts, icone dell'innocenza americana.

Se c'è una scelta in questo senso è istintiva e non ragionata. I Peanuts sono un vero simbolo dell'America, pubblicati tuttora da 150 quotidiani. Nelle loro strisce non compare mai un adulto e hanno tutti una caratteristica specifica - la coperta per Linus, il pianoforte di Schroeder per Lucy - che li rende subito identificabili.

Il libro contiene una filippica contro l'attuale legge italiana sulla fecondazione assistita.

So bene che i riferimenti all'attualità rendono un libro eccessivamente datato. Però ho inserito le opinioni contro questa legge perché non ritengo giusto che alcune tecniche di cura siano vietate per principi etici molto meno importanti della salute di quelli che ne potrebbero beneficiare.

In "Io uccido" l'assassino lasciava indizi musicali. Anche in questo libro c'è una canzone...

La musica è importantissima nella mia vita e inevitabilmente presente nelle mie storie. E' un mio gioco personale, da autore di canzoni che scrive un romanzo.

Nel libro ci sono due personaggi femminili principali: Lysa, di strepitosa bellezza e dolcezza, che risulta essere un ermafrodito, e il commissario Maureen Martini, cieca dopo essere stata violentata e malmenata (sono suoi gli occhi del titolo). Che relazione ha con i personaggi femminili?

Quando ho scritto canzoni per interpreti donne ho sempre cercato di utilizzare la componente femminea della mia personalità. Lo stesso faccio per i personaggi femminili dei miei libri.

Pensa di continuare a scrivere thriller?

Mi pare che sia un genere che mi è abbastanza congeniale perciò anche il prossimo romanzo sarà una storia di suspence. Cambiare genere? Sì, può essere, per pura golosità d'artista.

Frequenta altri scrittori?

Ho degli amici americani che sono degli idoli a livello mondiale come Michael Connelly e Jeffrey Deaver. E carissimi amici anche in Italia: Lucarelli, Fois, Buticchi. In realtà quando ci si trova insieme la cosa è molto meno aulica ed epica di quanto ci si aspetti. Finiamo per fare quello che fanno tutti incontrandosi al bar: cazzeggiamo.

Intervista di Nuccia Cifarelli – IL SECOLO XIX – 05/10/2004

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