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Il reporter furioso

La vita

Da bambino voleva diventare come il generale Grünne, quello che guidava il Sesto Dragoni per le via di Praga la mattina del Corpus Domini, dalla Ringplatz al Municipio con l'orologio astronomico. Ma quando lo riconosce al negozio di papà (l'emporio di stoffe “S. Kisch & F.llo”) cambia idea. “A cuccia!” si fa dire dalla moglie il generale. “A cuccia!” su dice solo a un cane. Decide allora che farà il giornalista. La sua prima redazione è lo spazio angusto, ma protetto dallo sguardo dei grandi, sotto il bancone del negozio al Ghetto. Suo primo maestro l'arrotino cieco Methodius che tramuta in ballate i fatti ascoltati sulla strada, cantando e pedalando tra le scintille d'oro della limatura.

Nel 1906 dopo un corso di giornalismo a Berlino, Egon Erwin Kisch ha ventuno anni e trova posto al Prager Tagblatt, testata praghese redatta in tedesco, lingua ufficiale dell'imperio. Per la terza pagina segue ampollose conferenze accademiche. Non appena gli propongono di entrare al Bohemia, “in nera”, cioè in cronaca nera, lascia le conferenze a un collega incredulo che Kisch accetti quella degradazione. Debutta scrivendo dell'incendio ai Mulini Schittkauer. Scendendo dalle siderali distanze saggistiche dell'elzeviro e calandosi nella rozza materia della realtà, crea il genere del “reportage moderno”, cui dà dignità letteraria di racconto.

Va in un manicomio dove un medico indifferente commenta la morte d'un degente con un aulico “exitus”, entra nella soffitta della sinagoga dove una leggenda metropolitana mitteleuropea vuole si trovino i resti del Golem, s'intrufola nel camposanto della prigione, scrive profili di clochard e dell'impresario di un circo di pulci. Un po' Gorkij un po' Pitigrilli, con ironia e spirito dissacrante, mostra al lettore squarci di vita nuda che prima restavano oscuri e sconosciuti. Una faccia da cinema espressionista tedesco, sigaretta sempre appesa al labbro, il corpo pieno di tatuaggi, Kisch è un cronista-clown in bilico su un piano narrativo che oscilla tra il crudo e il comico. Il titolo d'una sua raccolta di reportage, Der Rasende Reporter (Il reporter furioso), pubblicata a Berlino nel '25, diviene per lui il soprannome d'uso corrente.

Ma le cronache dalla “città magica” si chiudono con l'inizio della prima guerra mondiale, quando la cavalla d'un popolare maneggio praghese (luogo di ameno abbordaggio di signorine e di raccolta notizie) cade colpita da una granata mentre trasporta un fusto di cannone al fronte.

Trasferito a Vienna dopo aver combattuto in Serbia ed essere stato ferito, Kisch si convince che la soluzione dei problemi è la pace tra i popoli e la solidarietà, ciò che in quel momento si poteva identificare col comunismo. Da allora, alla figura del letterato e giornalista si sovrappone quella del militante. Il suo passaggio da Vienna a Berlino (dove vivrà fino all'avvento del nazismo) è il passaggio dal partito comunista austriaco, Kpo, a quello tedesco, Kpd. Lo arrestano nel febbraio del '33, dopo l'incendio del Reichstag, appiccato dalle “camicie brune” come pretesto per dare inizio alla liquidazione delle opposizioni. L'intervento del governo cecoslovacco gli evita la fine di compagni come Carl von Ossietzky che guadagneranno l'uscita solo per passare dalla prigione al campo di concentramento. Qualche mese dopo la scarcerazione e l'espatrio, i libri di Kisch occupano un posto d'onore nella catasta che viene data alle fiamme. Considerati “contrari allo spirito del popolo tedesco”, perché scritti da un ebreo, comunista perdipiù, contribuiscono ad alimentare il rogo dell'arte degenere.

Ma Hanns ut Hamm, umorista dell'Hamburger Fremdenblatt, non è convinto del bruciante giudizio critico. Soprattutto per quanto riguarda il reportage di Kisch La casa delle Maddalene (degno di un racconto di Maupassant, tipo Maison Tellier). Convinto che nessuno se n'accorgerà e che il legittimo titolare non potrà far valere i diritti d'autore, decide di copiarlo. Cambia il nome del protagonista da Egon ad Hanns, sposta l'azione da Praga ad Amsterdam e lo sottopone alla giuria del primo premio letterario indetto del Terzo Reich (cospicuo, oltre che prestigioso: mille marchi rivalutati, non weimariani!).

La casa delle Maddalene è un istituto per il recupero delle “ragazze traviate” che Kisch aveva visitato per il Bohemia. Un comitato di dame caritatevoli, dai nobili natali e con tanto di piume di struzzo sul cappello, riceve solennemente il cronista. Un sacerdote ammonisce sulle pompe de diavolo, sui travisamenti seducentissimi che il maligno assume per attirare a sé. Niente corna, coda caprina, puzza di zolfo. Le piume di struzzo annuiscono. Kisch è poi condotto a vedere i lavori fatti a mano da queste ragazze che – come spiega il prete – hanno preferito il vizio alle onorevoli stimmate della povertà. Le poverette, presenti a illustrare la benefica azione condotta a loro vantaggio (e spesso a loro malgrado), si sforzano di tenere un'aria contrita.

Ma quando riconoscono l'abituale frequentatore esplodono: “Egon è qui!” “Non hai una sigaretta?” “Salutami i birbanti del Caffè Brasilien e dì che tra due settimane sono di nuovo lì”. Il comitato d'accoglienza che secondo Kisch avrebbe dovuto essere internato in un istituto per “cadute dalle nuvole”, congeda su due piedi il reporter. Il quale, mezzo secolo prima che Ugo Zatterin si lanci in un vertiginoso slalom linguistico per annunciare al tg la chiusura delle case chiuse senza mai pronunciare la parola casa chiusa né altre ancor più scandalose (1958), scrive sul Bohemia quanto accaduto, riconoscimento incluso. E fa così cattivo sangue tra le famiglie “per bene”. “Cattivo sangue blu, s'intende”.

Hanns ut Hamm vince il primo premio letterario dalla Germania hitleriana, col racconto La casa delle Maddalene. Dunque il primo premio letterario della Germania hitleriana è stato vinto da un ebreo comunista! Le circostanze non permettono che l'involontario protagonista possa godere più di tanto della turlupinatura, del tiro involontariamente giocato (mentre per indignarsi ha troppa ironia). Kisch è in Francia, accanto ad altri scrittori tedeschi dell'esilio, come Heinrich Mann e Joseph Roth, impegnato come pacifista e nel Soccorso rosso. Clamoroso come sempre, fa parlare di sé anche agli antipodi. Nel novembre del '33, raggiunge in nave l'Australia dove è invitato a parlare a un congresso di lavoratori. Osteggiato dalle autorità per la tessera comunista nel portafoglio, si vede negare il permesso di sbarco. La voce del suo arrivo fa il giro dell'isola. Ma l' “immigration bureau” non molla. Kisch si getta dalla nave sulla banchina. Lo riportano di forza a bordo. Solo una visita medica che gli riscontra la frattura di una gamba e le proteste popolari gli consentono di mettere piede a terra.

Nel '39, Hanns ut Hamm viene smascherato. Non soltanto è autore di un plagio che gli ha fruttato mille marchi. Ho anche inquinato le patrie lettere con uno scritto dove la passione per i bassifondi si esprime in “basso tedesco yiddish”! Per lui si aprono le porte del carcere. Nello stesso momento, Kisch lascia la Francia, via Londra vola in Messico. Con la fedele Gisela Lyner, compagna di tante camere d'albergo e altri esuli, anima la rivista Germania Libera e fonda la casa editrice Libro Libero. Suo il primo volume Markplatz der Sensationen (Alla fiera del sensazionale, edito in Italia da e/o nel '93; ed è vero peccato che e/o abbia rinunciato a pubblicare la raccolta di cronache nere praghesi kischiane, come aveva annunciato in copertina), una raccolta di racconti dove le scintille d'oro del cantastorie cieco Methodius sono intaccate dal veleno della nostalgia.

Farà ritorno nella città natale dopo la Liberazione. Accolto con tutti gli onori, è tra i pochi ebrei superstiti della famiglia e del Ghetto. Ma la morte gli risparmia la deriva stalinista e fortemente antisemita che, col processo Slansky, prende la Cecoslovacchia comunista all'inizio degli anni Cinquanta. O forse ne è una delle prime vittime. Il 31 marzo del '48, il suo cuore si ferma dopo un ricevimento all'ambasciata sovietica, circostanza che non manca di sollevare sospetti. Aveva scritto: “La vita è una pantomima acquatica e il mondo si divide in liberi nuotatori e allievi delle scuole di nuoto”. La Germania orientale ne fa un'icona antifascista, ristampando tutta l'opera ormai ridotta cenere e imprimendo il volto su un francobollo. La Germania occidentale (per non essere da meno) gli intitola un premio giornalistico: il “Kisch Preis”, per i tre migliori reportage in lingua tedesca. Attualmente il più ambito del paese riunificato.

Motto del premio l'esortazione che al giovane Kisch diede un più esperto collega: “Schreib das auf!”. Cioè: non girarci in torno, parla chiaro.

Antonio Armano – L'UNITA' – 24/06/2002

La vita

Egon Erwin Kisch nasce a Praga il 29 aprile del 1885 da merciai ebrei del Ghetto. Dopo un corso di giornalismo a Berlino, trova posto prima al “Prager Tagblatt” e quindi al “Bohemia”. Coi suoi celebri reportage, si conquista una solida fama di scrittore in tutta l'area germanofona. Diventa presto un personaggio del milieu artistico mitteleuropeo col soprannome di “reporter furioso”. Ferito nella prima guerra mondiale, si trasferisce a Vienna e poi a Berlino. Oltre che giornalista è ora attivista comunista. Pubblica decine di libri: tra cui: “Avventure a Praga” (edito in Italia da Aktis), “Paradiso America”, “Gli zar, i pope e i bolscevichi”, “Alla fiera del sensazionale!” (edito in Italia da e/o). Arrestato dai nazisti nel 1933, viene liberato per l'intervento del governo cecoslovacco e si trasferisce in Francia. A Versailles sposa nel '38 Gisele Lyner. Nel '39 è esule in Messico. Dopo la Liberazione muore dopo un ricevimento all'ambasciata sovietica il 31 marzo del 1948. Ciò che non manca di suscitare sospetti. In Germania, dal '77, gli è dedicato il più prestigioso premio giornalistico.



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