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CARLO LUCARELLI


La Ragazza sulla Battigia

Ci sono casi di cronaca che non si fermano alla cronaca. Nessuno lo fa, nessun omicidio, per esempio, è soltanto un affare della polizia e della stampa, tra il detective e il lettore, come un semplice romanzo giallo. Per quanto piccolo, semplice, chiaro e risolto sia, investe comunque una comunità intera in cui è successo qualcosa che non doveva succedere, e se è successo vuol dire che in quella comunità c'è qualcosa che non va.


Il “caso Montesi”, addirittura, fa ancora di più. Non solo non si ferma alla cronaca, ma va anche oltre, investe la morale, travolge la politica e arriva fino alla storia.


Il “caso Montesi” è un caso storico, forse il caso storico per eccellenza.
Se si ferma qualcuno per la strada, qualcuno che abbia comunque l'aspetto di una persona che mantiene la memoria, altrimenti è inutile, non vale neppure per Garibaldi o Giulio Cesare, se si ferma uno così per la strada e gli si dice «Wilma Montesi», quello risponderà «ma certo,il caso Montesi». Se lo ricorda, se quello di una ragazza trovata morta - è difficile anche dire semplicemente uccisa - è diventato storico, è per una serie di motivi.


Uno è quell'insieme di volti di ragazze in posa dal fotografo o maliziosamente sorridenti sotto raffiche di flash di paparazzi impazziti, quelle folle immense davanti ai tribunali, quei ministri in cappottone lungo, molto Dc e un po' stravolti, tutti quei volti scavati o rotondi, dai capelli lisciati dalla brillantina o modellati dalle onde, tutti rigorosamente in bianco e nero e molto, moltissimo anni '50. È l'estetica, l'atmosfera, lo stile del caso Montesi, che sono l'estetica, l'atmosfera e lo stile degli anni '50, così vicini da poterceli ricordare, anche se alcuni di noi non li hanno direttamente vissuti, e allo stesso tempo abbastanza lontani da diventare storici, o meglio mitici. Anni importanti, in cui tutto comincia e contemporaneamente tutto cambia e dall'Italia del fascismo e della guerra, della radio e dei paesi, dell'agricoltura e della fame, si passa a quella della politica, della televisione, delle città e di quello che presto sarà il benessere del boom economico. E' un'Italia ancora a metà quella in cui muore Wilma Montesi, ed è un'Italia che ci affascina, così sfumata in quel bianco e nero ovattato, perché velata dal fascino esotico della storia ci troviamo molte delle radici del nostro presente.


Ma non è solo il tempo che fa del caso Montesi un caso storico. È soprattutto il fatto che si tratti di un mistero, ma non un mistero qualunque, un mistero italiano. Che si tratti di un mistero - cosa è successo esattamente? perché è morta Wilma? chi ne porta la responsabilità? cosa c'entrano tutti quelli che sono stati coinvolti - è indubbio. E anche che si tratti di un mistero da giallo.


Una bella ragazza giovane come vittima, un ambiente altolocato e potente come sfondo, personaggi del jet set coinvolti, ambiguità continue, menzogne, rivelazioni, colpi di scena, superpoliziotti e gol profonde, se non fosse accaduto realmente, il caso Montesi, ce lo saremmo ritrovato nelle pagine di Scerbanenco o di Perria, oppure scippato da colleghi d'oltre oceano come l'ultimo Chandler, o anche di là dalle Alpi, come Simenon.


Quello che c'è in più è tutto il resto. Le modalità con cui si svolge e si monta e le conseguenze che provoca. La politica che se ne impadronisce, il sottogoverno che lo gestisce, la stampa che lo gonfia, il pubblico che lo assume, i faccendieri che ne approfittano, i magistrati che ci si perdono, anche i servizi, più o meno ufficialmente segreti, che se ne occupano. E di conseguenza, i governi che cambiano, i potenti che si bruciano, i superpoliziotti che fanno carriera, i faccendieri che vengono sacrificati e i servizi, più o meno segreti, che alla fine di tutto restano tali. E il pubblico, che alla fine si trova in mano un pugno di articoli di giornali e qualche contraddittoria sentenza che non dice niente. C'è un bel racconto di Ennio Flaiano, che parte da una discussione salottiera sul caso Montesi e finisce nella fondazione di un costoso, inutile e italianissimo ente Montesi.


C'è ancora un'altra cosa che rende il caso Montesi così importante, anche se non così unico, purtroppo. È una sensazione, percepita più a livello inconscio che razionale, la consapevolezza che si tratti di qualcosa di molto importante per tutti. Siamo tutti consapevoli di quanto siano stati importanti i movimenti e i partiti politici per la nostra storia, o di quanto lo siano state le scelte economiche, i leader politici, il '68, anche la moda, la cultura e perfino la televisione. Non lo siamo altrettanto per quanto riguarda la cronaca nera. Però lo sentiamo che la violenza, gli omicidi, alcuni eventi criminali avvenuti nel nostro paese non possono essere confinati nella metà oscura, nel campo temporaneo e marginale delle devianze. La storia della criminalità organizzata, del terrorismo, degli omicidi eccellenti e delle stragi è storia d'Italia e fa la storia d'Italia quanto l'hanno fatta lo sbarco dei Mille o la Costituzione Europea. Alla base dei più radicali cambiamenti della politica italiana c'è spesso un omicidio o peggio una strage. Il caso Montesi determina il cambio degli equilibri interni della Dc e del paese come e più di una crisi di governo. Se la bella e ingenua Wilma fosse stata meno bella e meno ingenua, se quella sera fosse rimasta a casa invece che uscire, o se il mare se la fosse portata via definitivamente invece di lasciarla su quella spiaggia, forse la Dc sarebbe stata quella di Piccioni invece di quella di Fanfani e chissà adesso come saremmo.


Manca una cosa in tutto questo ragionamento, ed è questo libro. Che come tutti i libri di questo genere, scritti in questo modo e su questi argomenti, è importantissimo.
Perché va oltre la cronaca e arriva fino alla storia, e questo è facile capirlo.
Ma anche perché se diciamo “Wilma Montesi” ad un passante a caso del tipo di cui sopra, quello ci risponderà “ma certo, il caso Montesi”, ma poi, per quanto dotato di buona memoria, non ci saprà dire molto di più.


Certe storie, per quanto importanti siano, se non continuiamo a raccontarcele come in questo libro, finisce che ce le dimentichiamo.
E non deve succedere. Sia per la povera Wilma, che per la povera Italia.


Carlo Lucarelli – L'UNITA' – 14/01/2005

 


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